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Zucconi Gonna Hate

di SKA su Notizie Commentate il 30 agosto 2010, 13:06

Dunque, riassumendo: un vecchio porcello ridicolmente pittato, cammuffato e truccato come un guitto da avanspettacolo, diventato milionario a spese dei propri connazionali attraverso oscure connections, incapace di tollerare anche la minima opposizione alla propria stizzosa prepotenza, dotato di televisioni e giornali sotto controllo governativo che cantano la sua gloria e azzannano i suoi avversarsi a comando, cinicamente capace di esibire per il pubblico una devozione religiosa che si guarda bene dal praticare in privato, arriva a Roma circondato da legioni di smandrappone per (e)scortarlo e intrattenerlo e per sparecchiare qualche altro milione dalle nostre tasche in cambio di qualche nocciolina regalata alle scimmiette italiane per far contenti i beduini dei suoi media che le spacciano per grandi affari. Nei prossimi giorni, questo grottesco, ma ricchissimo satrapo, da anni oggetto di ridicolo internazionale, incontrerà Muammar Gheddafi.

Zucconi, sul suo blog di Repubblica

Com’è sagace ed originale questa opposizione, signora mia.

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Il popolo fatto libero

di SKA su Antimafia il 11 agosto 2010, 23:10

Che il popolo fatto libero si ritempri nel sentimento della sua dignità e della sua potenza; che la violenza e l’iniquità dell’alto non autorizzino la violenza e l’iniquità del basso; che la paura, questo vergognoso istinto di degradazione e schiavitù, sia sradicata affatto dalla coscienza popolare che si rialza: ecco il sistema di repressione che senza fallo riuscirà; e la pallottola sarà estratta dalla ferita, e la camorra non esisterà più, se non come memoria in quest’opuscolo caduto nell’oblio.
Marco Monnier, 1° Novembre 1862

Nel 1862 Marco Monnier scriveva questo all’interno del suo “La Camorra: Notizie storiche raccolte e documentate” quando in Italia la Camorra era più famosa della mafia, Cosa Nostra non esisteva ancora e camorre erano definite tutte le forme di delinquenza organizzata. Società segrete finalizzate a far soldi attraverso l’intimidazione da parte di misteriosi esattori appostati lungo le strade, quelle che Monnier definiva adeguatamente “estorsione organizzata”.

Negli anni le organizzazioni criminali si sono radicate, evolute, spostate dal Sud al Nord,dalle strade al Parlamento, ma il cuore stesso del fenomeno è rimasto intatto: la paura. Dopo 148 anni non è cambiato molto. Un testo prezioso e puntuale che è caduto, come predisse lo stesso Monnier, “nell’oblio” di un paese congelato da paura, omertà ed interessi personali. Eppure molto più attuali di alcuni editoriali scritti da prestigiose firme lontani anni luce dal comprendere il problema.

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OURTHING™ (Part III)

di SKA su Satira il 14 luglio 2010, 17:43

[Pubblicato sullo Scaricabile 33 che, ahitutti, è anche l'ultimo che verrà mai pubblicato. RIP Scaricabile.]

Un piano perfetto

Decidemmo di rimetterci a lavoro dopo aver passato due piacevoli ore a visionare le foto delle vacanze estive a Vieste di MMD. Non riuscirò mai più a liberarmi da quell’immagine di un boss sudato in spiaggia, munito di catena con croce dorata al collo e orde di bambini urlanti attorno. Quelle tonnellate di carne flaccida ed appiccicaticcia che vorticavano sullo sfondo – come fossi in un trip di 3,4-metilenediossimetamfetamina e mescalina – mi fecero pensare che in realtà non siamo poi così diversi.
Anche un boss soccombe alla triste routine estiva di borsoni, sedie a sdraio e tette settantenni penzolanti. Chi non vorrebbe far saltare in aria qualcuno dopo una settimana così?

Il Piano Marketing prevedeva una serie di operazioni a breve e lungo termine atte a rivitalizzare l’identità del brand e la reputazione aziendale. Una successiva operazione sarebbe servita a superare la concorrenza e tornare sulla scena internazionale in qualità di Top Of Mind tra i consumatori per quanto riguarda il settore commerciale “Associazioni a delinquere di stampo mafioso”.

A livello internazionale avevamo un grosso peso nel G5, ma internamente avevamo alle costole giovani aziende come la Cam[Omissis] e la ‘ndran[Omissis] che minavano la nostra supremazia territoriale. Con atteggiamenti veramente maleducati e poco ortodossi, anche se efficienti. Il Piano Marketing prevedeva, una volta andati al governo, una lunga serie di arresti tra le file delle altre aziende in maniera da rafforzare gradualmente anche la nostra Brand Awareness. La crisi economica successiva alla caduta del muro di Berlino fece disperdere degli accordi import/export e succursali interne – franchising – con il fallimento dell’azienda “Democrazia Cristiana”.

Il primo punto del Piano Marketing era quello di riallacciare quei rapporti. Si decise di cercare tra i ricchi facoltosi che erano pesantemente in debito con noi e che non avrebbero potuto rifiutare un accordo con i nostri agenti commerciali. Doveva avere capacità finanziaria, ma soprattutto un controllo quasi totale sui mezzi di comunicazione di massa per poter riutilizzare con efficacia quella che, negli anni ’20, funzionò a perfezione: la calvizie. Ma anche la Propaganda.

Nel 1994 trovammo il brand istituzionale adatto. Dopo il successo delle fasi operative di guerrilla marketing del ’92 e ’93 anche il brand Magistratura ebbe un calo del consenso interno, lasciando strada spianata ai nostri Account per vendere il prodotto – fittizio – chiamato Forza [Omissis]: una sorta di merendina con il buco dentro, fuori e tutt’intorno.
Una volta completato il lavoro ci stringemmo tutti la mano in segno di cortesia e di accettazione degli accordi, ma un brivido mi penetrò dall’ano spezzandomi in due la spina dorsale. Uno degli scagnozzi che erano rimasti impalati sulla porta mi fece un impercettibile cenno con la testa che aveva un solo significato: dovevamo andare fuori.

Fu lì che si decise che Executive Creative Director ed il Direttore del Settore Ricerche avevano ascoltato sin troppo di quelle decisioni prese là dentro. Servivano soltanto come copertura nei miei confronti e come manovalanza per la redazione dei dati statistici/commerciali di nostro interesse. Dalla loro giovialità ed ingenuità iniziale si poteva capire perfettamente che non avessero l’intelligenza adatta per capire che non avrebbero dovuto mai accettare, mai sapere, mai invischiarsi in una cosa di questo tipo.

Guardai da lontano i tre scagnozzi prendere sottobraccio l’Executive Creative Director ed il Direttore del Settore Ricerche che iniziarono ad essere visibilmente preoccupati di quello che stava accando a loro ed attorno a loro. Non ebbero più la possibilità di preoccuparsi una volta legati.

Accesi la mia prima sigaretta della giornata e li guardai da una certa distanza, con mani e piedi legati da una spessa fune ed attaccati a due ganci su un montacarichi. Un vecchio metodo per far sparire le persone.
Li guardai sprofondare lentamente in quello che non era cemento vivo, ma merda.

Dieci tonnellate di merda grumosa e liquida, nauseabonda da farti uscire gli occhi dalle orbite e farti vomitare ostriche e champagne sulle scarpe di vero cuoio italiano. Fu lì che vidi l’Italia.
Sprofondare sotto tonnellate di merda, per scelta di un manipolo di persone miserabili come me.

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Morire due volte a L’Aquila

di SKA su ControInformazione il 6 luglio 2010, 11:43

scritto da Anna Pacifica Colasacco aka MisKappa. Immagine da Addrox su Flickr

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.

Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.
Ed io lo faccio.

Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma. E tutti sanno quanto può arrivare a costare un affitto a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. ” Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”

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Nutellobby

di SKA su ControInformazione il 22 giugno 2010, 12:31

Qualche giorno fa è circolata insistentemente la notizia di una messa “al bando” della Nutella da parte del Parlamento Europeo. Titoloni allarmistici dei giornali “Al bando la Nutella” (Libero); “I traditori della Nutella” (Il Riformista), pseudo-paladini della rete che decidono di schierarsi con le aziende e non con i consumatori prendendosela con europarlamentari che una volta appoggiavano.

Ovviamente è tutta una bufala.

Giornali e società di promozione – che si occupano sia di un Grillo che di un Ferrero – hanno deciso di prendere per buone le dichiarazioni del Signor Francesco Paolo Fulci, dirigente della Ferrero (“Non potremo fare nessuna pubblicità alla Nutella”) preoccupatissimo per un possibile calo delle vendite.

Nessuno tocca la Nutella, come scrive la stessa Sonia Alfano:

la norma in questione regolamenta le forme di pubblicità dei prodotti alimentari in maniera che i  messaggi promozionali di alimenti siano effettivamente coerenti rispetto ai valori nutrizionali e agli effetti sulla salute di tali prodotti.

E’ tutto perfettamente spiegato da Piergiorgio Grossi su Peacelink o da Alfredo Clerici diAltroconsumo NewsFood1.

Ogni tanto anche i presunti Messia devono sottostare alle logiche del mercato.

  1. ringrazio Alfredo Clerici per avermi segnalato l’imprecisione []

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OURTHING™ (Part II)

di SKA su Satira il 22 giugno 2010, 11:21

[Pubblicato sullo Scaricabile 32. Qui la prima parte. Ci rivediamo in galera.]

Quegli esplosivi anni ’90

MMD ci guardava come si osservano tre mummie in fila: con la stessa curiosità e scetticismo che si hanno pensando a come sia possibile vedere tre mummie in fila, ma con la stessa passione di chi guarda qualcosa già morto da secoli. Il nostro obiettivo di oggi era completamente diverso da quello di quasi 20 anni fa, o perlomeno dovevamo perseguire una strategia di comunicazione meno invasiva ed appariscente. Stavamo passando ad un Marketing più burocratico per conseguire una Brand Awareness del nostro cliente più ragionata e graduale, senza quell’impatto emotivo che potemmo testare negli esplosivi anni ’90.

Ero poco più di un ragazzino quando uscii dalla Bocconi e venni chiamato a lavorare a [omissis]. Ero uno stagista, anche se allora ancora ci chiamavamo ancora apprendisti. Quel primo incarico di un certo rilievo lo ricordo ancora oggi come fosse successo ieri e come se fosse marchiato a fuoco, T4, tritolo, nitroglicerina ed EGDN. E da lì ne susseguirono molti altri. Era quella che avevamo descritto nel Marketing Plan come strategia di fidelizzazione, rivolta principalmente a promozione e posizionamento. Un gioiello.

La mission conclusiva si modificò nel tempo, ma sapevamo già dall’inizio che l’obiettivo dei nostri clienti era quello di spianare la strada ad un nuovo progetto politico che pur non avendo inizialmente un referente preciso, si andava giorno per giorno delineando. Ci dissero chiaramente di fare molto rumore – e solo noi potevamo capire cosa intendessero – per poter allacciare stretti rapporti con i vertici politici di allora, cioè i socialisti e gente “combinata”. Una volta messa in atto la nostra strategia di marketing territoriale la politica si sarebbe sicuramente interessata al nostro Brand, con relative richieste e proposte.

Iniziammo a spingere il Brand il più alto possibile nella curva di segmentazione percettiva del nostro target audience attraverso i soliti mezzi di promozione: cartellonistica, spot, testimonial e bombe per le strade. Tutto come al solito insomma. Ad un certo punto ci comunicarono che il soggetto politico da poter collegare al Brand era stato trovato, faceva parte dell’imprenditoria italiana ed aveva un settore marketing che riusciva ad essere più spietato persino di noi. Così ci inglobarono completamente. La Fin[omissis] e Cosa[omissis] divennero quindi un tutt’uno, soprattutto nella strategia comunicativo/finanziaria, e si gettarono le fondamenta per quella che diventò un grande Brand: Forza[omissis].

Fare rumore, farlo bene: Guerrilla Marketing

Su ordine dei nostri nuovi e vecchi capi dovemmo iniziare una strategia virale molto più pressante ed invasiva: c’era bisogno di spingere in alto i due Brand consorziati, bisognava dare alle due marche una chiara identità distintiva nella mente del consumatore e chiaramente posizionarsi come Top of mind. Bisognava insomma instillare nella mente dei consumatori che l’unico soggetto politico in grado di salvarli era il nostro e che l’unico soggetto criminale in grado di ammazzarli era il nostro. Le due cose con l’andare degli anni iniziarono a confondersi tra loro.

Il budget del settore Marketing di quel tempo strabordava, ce n’era per tutti e tutti volevano dare una mano. Eravamo una squadra unita e mettevamo in pratica tutto quello che ci avevano insegnato alla Bocconi, riga per riga. Gli obiettivi della nostra strategia erano sempre gli stessi infatti: creare consapevolezza, cercando di incrementare il riconoscimento del marchio; ottenere un cambiamento di atteggiamento e percezione dell’importanza degli attributi del prodotto, stimolando la domanda primaria. Ma soprattutto: rinforzare i comportamenti in modo da aumentare la fedeltà del cliente nei confronti della marca.

Oltre a tappezzare le città con cartelloni raffiguranti infanti sfruttati, gadget e volantini, grandi tette in tv, dovemmo occuparci del Viral Marketing più esigente. Scorrevamo le diapositive fatte con i lucidi con titoli tipo Pizzolungo, Capaci, Amelio, Georgofili, Palestro. Soltanto nomi in codice che non avevano alcuna attinenza con la realtà, lo facevamo per capirci tra di noi. Ci occupavamo soltanto di posizionare gli obiettivi della strategia, definendo la target audience: la parte operativa era data in outsourcing a piccole ditte locali. Non sapevamo bene chi fossero, anche se lo scoprimmo molti anni più avanti.

Già nella seconda metà degli anni ’90 la nostra strategia aveva raggiunto tutti i suoi scopi di Brand Awareness: Forza[omissis] era diventato il progetto politico principale e dettava l’agenda setting di tutta Italia. Cosa[omissis] era confluita in Forza[omissis] e vennero colpite soltanto le piccole ditte e lavoratori a progetto che operavano per conto nostro. Ma al tempo stesso avevamo modificato la percezione del nostro target audience: gliel’avevamo messa nel culo con il loro stesso consenso.

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OURTHING™ (Part I)

di SKA su Satira il 1 giugno 2010, 20:10


[Pubblicato sullo Scaricabile 31 con le illustrazioni del sempre paziente Ste. E' la prima parte di tre che formano quella nella mia testa dovrebbe trattarsi di una sperimentazione satirico/letteraria o quello che è, che ovviamente riuscirà male.]

Il giorno in cui fummo portati nel covo eravamo appena usciti dal Focus Group su una merendina al cioccolato. Vennero a prelevarci direttamente dalla nostra sede di Milano, ufficio 148 del Palazzo [omissis] situato in Via [omissis] immediatamente dopo aver lasciato uscire il nostro campione di riferimento designato composto di unità con una griglia demografica poco omogenea, suddivisa per età ed estrazione sociale. Non per sesso, erano tutti maschi.1

Due uomini vestiti completamente di nero ci aspettavano immobili e silenziosi come statue al di fuori della porta a vetri. Li seguimmo verso l’ascensore senza la necessità di ricevere alcun cenno o segnale. Si sentiva un forte odore di pino silvestre misto ad un altro profumo delicato, ma un po’ molesto se respirato in quei 3x3m che dovevamo condividere scendendo dal [omissis] piano dell’edificio. Potevo chiaramente distinguere una punta di cumarina – 1-benzopirano-2-one- inconfodibile aroma utilizzato nel gel per capelli [omissis] lanciato dalla nostra agenzia attraversi i soliti canali promozionali.2

Il viaggio in aereo da Milano Malpensa a Trapani fu molto tranquillo seppur non troppo piacevole a causa di alcune inadempienze da parte delle hostess. Una di loro era senza fiocco d’ordinanza, un’altra con la giacca sbottonata. Fu sempre in aereo che mi accorsi di aver sbagliato, mio malgrado, la scelta dell’orologio da polso da abbinare al mio blazer Armani blu scuro. Avevo scelto quello con il cinturino in pelle di cervo marrone con quadrante in oro, anziché quello con il cinturino di pelle di coccodrillo nero e montatura in oro bianco. Mi portai quel senso di inadeguatezza per tutto il giorno.
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  1. Il campione di riferimento designato di quello specifico Focus Group era composto da 12 unità di sesso maschile, suddivise in quattro gruppi per fascia d’età e target demografico. Tre unità facevano parte del target 14-17, tre unità del target 18-25, tre unità del target 26-35 e le ultime tre unità collocabili nella fascia anziana 40-50. Il segmento “tween”, corrispondente alla fascia 10-12, pur sotto costante monitoraggio dagli analisti nelle ricerche di mercato, non è ancora includibile all’interno dei Focus Group a causa del retaggio culturale che tende a voler proteggere i minorenni senza considerarli come una consistente fetta di mercato. Anche se ugualmente sfruttato. []
  2. Il gel per capelli [omissis] ha una tenuta ultra-forte adatta a tutti i capelli ed il suo prezzo inferiore rispetto ai prodotti top of mind e leader del settore è dovuto ai lunghi ed economici esperimenti sugli animali, nonché l’utilizzo massiccio del Prop[omissis], che può essere reperito ad un costo pari ad un quinto dei sui corrispettivi che hanno superato i test sanitari. Il Prop[omissis] è ovviamente illegale e nocivo per la salute umana. []

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Spin Doctors

di SKA su Notizie Commentate il 5 maggio 2010, 13:50

Come volevasi dimostrare è bastato introdurre un argomento diverso all’interno di una trasmissione televisiva ed ora non si parla più di Scajola, della sua casa pagata coi soldi provenienti da probabile (?) corruzione, ma si parla della vicenda D’Alema vs Sallusti.

Spin Doctoring puro, semplice e di basso livello. Sallusti e co. sono pagati per fare quello, da sempre: sviare l’attenzione dall’argomento principale introducendone un altro fazioso e capzioso. Non c’è nessun motivo di entrare nel merito della vicenda di Affittopoli tirata fuori da Sallusti: risale al ’95, è morta, sepolta ed assolutamente irrilevante. Ed infatti il problema, come sanno benissimo Sallusti e Feltri, non è il merito, ma il metodo. La non-notizia diventa notizia, cavalcata da tutti i media, quindi dall’opinione pubblica. E Scajola? Sparito.

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