La disinformazione come fenomeno sociale e l’emersione delle logiche da “branco” – Valigia Blu

di SKA su ControInformazione, Cose dette da altri il 2 Ottobre 2022, 17:30

Il pensiero occidentale è teso a glorificare l’individuo moderno come un essere razionale, alimentando un’immensa fiducia nel singolo. Ma gli esperti di economia comportamentale hanno dimostrato, invece, che la maggior parte delle decisioni umane è basata su reazioni emotive e scorciatoie euristiche, piuttosto che su un’analisi razionale. Il premio nobel per l’economia nonché cofondatore dell’economia comportamentale, Daniel Kahnemann, ha spiegato che gli esseri umani prendono decisioni in base a due modalità: la prima basata sull’intuizione, che tende a decidere con impulsività e in base a sostituzioni (ad esempio la distanza di un oggetto è valutata in base alla nitidezza), cioè utilizzando i risultati di situazioni simili già processate, e che quindi è manipolabile e incline agli errori; la seconda basata sulla logica che decide in base a tutti gli elementi disponibili, che però tende a ritardare le decisioni quando, spesso, non ritiene di avere sufficienti elementi (Kahneman, Pensieri lenti e veloci).

A pensarci bene anche l’individualità appare soltanto un mito. La nostra conoscenza spesso risiede al di fuori di noi, in genere nel gruppo di cui facciamo parte, nelle comunità della conoscenza cui ciascuno appartiene (Rozenblit,Keil, The misunderstood limits of folk science: an illusion of explanatory depth). Ben pochi individui possiedono le conoscenze per costruire un razzo spaziale, eppure ci illudiamo di avere tali conoscenze perché ne abbiamo accesso come gruppo. Ed è proprio l’affidamento al “pensiero di gruppo” che ci ha reso padroni del mondo e ci ha consentito di andare avanti senza rimanere impigliati dal tentativo impossibile di capire tutto da soli.

L’illusione della conoscenza, però, ha i suoi lati negativi. Il mondo è talmente complesso che le persone non sono nemmeno più in grado di capire quanto la loro conoscenza di ciò che accade nel mondo sia limitata. Così chi non sa nulla di scienze climatiche e meteorologia propone politiche sul cambiamento climatico, e così via. Queste persone molte spesso tendono ad affiancarsi a persone che la pensano come loro su determinati argomenti, e con ciò all’interno del gruppo tendono a rinforzarsi vicendevolmente le loro opinioni. La presunzione di sapere viene costantemente rafforzata e raramente verificata.

E nemmeno gli scienziati sono immuni al “pensiero di gruppo”, ad esempio ritenendo che sia sufficiente veicolare le evidenze scientifiche alla gente per far smettere loro di credere nelle fake news. Tali speranze si fondano sull’incomprensione del “pensiero di gruppo”, e quindi sul funzionamento del nostro modello cognitivo. La maggior parte delle nostre idee, infatti, è plasmata dal pensiero di gruppo non dalla razionalità individuale. Il pensiero di gruppo serve spesso a consolidare la lealtà al gruppo, quindi tende a prevalere anche sui fatti.

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Tecnologia e digitale: ecco i metodi di pagamento oggi più utilizzati

di SKA su Marketing il 27 Maggio 2022, 17:57

La tecnologia e la digitalizzazione sono processi che hanno cambiato radicalmente le nostre abitudini. Tra gli aspetti principali che possono essere testimoni di questo cambiamento troviamo sicuramente i metodi di pagamento. Oggi come oggi è possibile effettuare dei pagamenti in tantissime modalità differenti, molte di esse basate essenzialmente sulla rete. Vediamo nel dettaglio i metodi di pagamento più diffusi ad oggi.

Bonifico bancario

Uno dei metodi più utilizzati dai consumatori è sicuramente il bonifico bancario. Si tratta di un metodo che viene utilizzato oggi probabilmente di meno rispetto al passato per pagamenti tradizionali, come gli acquisti di prodotti tramite Internet, ma che mantiene la sua importanza. La transazione tramite questo metodo viene confermata con una comunicazione, che oggi può avvenire tramite e-mail o/e SMS; si può anche sfruttare l’invio della ricevuta elettronica dopo l’avvenuto bonifico. Interessante constatare il fatto che oggi venga utilizzato per tantissimi servizi: basti pensare al fatto che in molti si informano su come ricaricare conto gioco con bonifico bancario.

Carte di credito e carte prepagate

Le carte, a prescindere da tutto, rimangono tutt’oggi tra i metodi più diffusi. Per quanto riguarda le carte di credito, tale metodo viene ormai considerato tra i più affermati anche per gli acquisti in rete: difatti, l’utente ha soltanto la necessità di compilare un form web dedicato, riportando i dati della carta e i propri. Le carte prepagate, invece, sono utilizzate anche da persone che non hanno un conto corrente e possono essere usati per i più svariati utilizzi. Anche in tal caso sarà necessario inserire solo i dati della carta, quelli del titolare e generalmente il codice PIN. Si tratta di metodi che assicurano grande protezione.

PayPal

Negli ultimi tempi, il metodo di pagamento basato su PayPal si è affermato in maniera impressionante. Si tratta di un metodo che è legato ad una sorta di wallet digitale, collegato a un conto bancario o ad una carta prepagata. Forse uno dei metodi più veloci per effettuare pagamenti in rete: difatti, qualsiasi persona che abbia un indirizzo e-mail poi inviare e ricevere denaro con PayPal. Una volta aperto il conto PayPal è necessario collegarlo ad uno dei metodi di pagamento sopracitati. Già appena effettuato l’accesso si possono effettuare varie operazioni (la commissione applicata può variare a seconda del tipo di pagamento o transazione).

Monete virtuali

Chiunque ha potuto constatare negli ultimi anni un vero e proprio boom per quanto riguarda l’utilizzo di monete virtuali. Da quando il Bitcoin ha fatto il suo ingresso nel mercato, sono passati alcuni anni: oggi la situazione è molto differente. Basti pensare al fatto che vi siano in circolazione centinaia di monete virtuali utilizzabili per gli scopi più disparati. Proprio in quest’ottica, possiamo citare come tra i metodi di pagamento più gettonati ed utilizzati proprio le monete virtuali. La transazione è efficace, sicura e molto veloce: non è da escludere che in futuro gran parte dei pagamento online vengano effettuati proprio tramite le criptomonete, che ormai la stanno facendo da padrone.

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No alla pornografia del dolore (una nota da ricondividere)

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 1 Aprile 2022, 12:37

Riceviamo e pubblichiamo, condividendone integralmente il contenuto, una nota congiunta di Cpo Fnsi, Cpo Usigrai, Coordinamento Cpo Cnog e Gi.U.Li.A. Giornaliste.

«Carol Maltesi era una ragazza e una mamma. Carol aveva già conosciuto la violenza e l’aveva combattuta. Carol è stata uccisa; il suo corpo fatto a pezzi, messo in un congelatore, buttato giù per un pendio dentro sacchi neri, quelli che si  utilizzano per l’immondizia. Una donna trattata come un rifiuto da chi l’ha ammazzata e si è accanito su di lei e dalla narrazione tossica, nelle parole e nei titoli, di questo femminicidio: Charlotte era “un’attrice porno”, il carnefice “un impiegato di banca e food blogger”, lei vittima di “un raptus”. Questa non è informazione; è pregiudizio sotto forma di giornalismo, è il pericoloso, reiterato approccio che cerca giustificazioni per il femminicida e colpe per la vittima».

«Così si cestinano la deontologia, il Manifesto di Venezia, il rispetto per la persona: tutto ciò per qualche visualizzazione o copia venduta in più. Le Commissioni pari opportunità Fnsi e Usigrai, il Coordinamento Cpo Cnog e l’associazione Giulia Giornaliste denunciano e condannano la spettacolarizzazione, il voyerismo, la pornografia del dolore e segnaleranno le testate e gli autori e le autrici degli articoli agli Ordini regionali di competenza, chiedendo un’azione disciplinare, perché il diritto di cronaca non può mai trasformarsi in un abuso». 

Le Cpo Fnsi e Usigrai, il Coordinamento Cpo Cnog e  Giulia Giornaliste «invieranno una richiesta di incontro urgente alla ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, alla presidente della commissione d’inchiesta sul Femminicidio, Valeria Valente, e alla presidente dell’intergruppo della Camera per le Donne, i diritti e le pari opportunità, Laura Boldrini, perché l’istituzione di un Osservatorio permanente sull’applicazione dell’articolo 5 del testo unico deontologico e del Manifesto di Venezia non è più differibile».

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Marketing relazionale: ecco tutto quello che c’è da sapere

di SKA su Marketing il 17 Gennaio 2022, 11:32

Creare un rapporto con i clienti è la base di una strategia di successo, non solo online, ma anche offline. È ciò che si definisce “marketing relazionale”, quello che non si limita a promuovere il prodotto, a illustrare ogni suo aspetto e possibile vantaggio, ma a far conoscere l’azienda e il brand, a creare un’interazione diretta con i clienti e potenziali tali in modo rendere il legame più forte.

Uno dei modi per creare da subito coinvolgimento del marketing relazionale è attraverso il lead nurturing, ovvero l’invio di messaggi automatizzati che hanno appunto il compito di costruire relazioni con i clienti. Non si tratta più quindi di ciò che vendiamo, ma anche e soprattutto di quello che possiamo offrire come persone. Per creare davvero empatia e relazione al cliente non basta più solo conoscere il prodotto che offriamo, ma anche chi siamo e perché dovremmo essere scelti rispetto alla concorrenza.

Muoversi nel marketing relazionale può apparire difficile, per questo motivo abbiamo pensato di stilare una lista di tutto ciò che occorre conoscere a riguardo.

Il marketing relazionale: un nuovo approccio

Il marketing tradizionale è basato sull’interazione B2B (business to business) o B2C (business to consumer). Ciò comporta una differenziazione della strategia di a seconda dei soggetti a cui ci riferiamo, ma il marketing relazionale va oltre e abbatte questa barriera per creare un’interazione H2H (human to human).

Che si tratti infatti di un’altra azienda o di un consumatore finale, non si deve mai dimenticare che dietro c’è una persona, proprio come noi. È a quella che mira il marketing relazionale, alla creazione di una fiducia reciproca e un interesse vero e duraturo.

Rispetto al marketing tradizionale, veloce e mirato alla conversione immediata, quello relazionale è più lento, ma al tempo stesso più duraturo. Conoscendo ciò che davvero è l’azienda, il cliente o potenziale tale crea un legame profondo e in qualche caso indissolubile che porta ad una conversione costante sul lungo periodo.

La creazione di una lead nurturing

Condizione importante per procedere con il marketing relazionale è la lead nurturing, ovvero la creazione di messaggi automatizzati volti a costruire il rapporto con il cliente. Questi devono essere quanto più personali possibile, per permettere al cliente stesso di sentirsi maggiormente apprezzato e far comprendere l’intenzione dell’azienda o del brand di essere davvero vicini.

I messaggi del lead nurturing possono anche essere le più tradizionali newsletter che offrono un contenuto utile, sull’azienda e sul prodotto, e che magari incentivino la conversione attraverso uno sconto. La base è sempre la comunicazione costante, non finalizzata direttamente alla vendita, ma al farci ricordare dal cliente, dimostrare che, anche se non acquista un nostro prodotto, noi non ci dimentichiamo di lui.

Raccontare qualche evento importante per il nostro business può ad esempio essere un’ottima strategia di lead nurturing per il marketing relazionale. Permette infatti di far sentire il cliente già fidelizzato e quelli ancora in fase di coinvolgimento, più partecipi e quindi interessati. Far sentire, anche attraverso le comunicazioni scritte, il lato umano del brand aiuta a rendere il marchio più vero.

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“La Metamorfosi” di Kafka educa all’empatia verso la sofferenza di chi vive una condizione diversa – THE VISION

di SKA su Cose dette da altri, Cultura il 14 Dicembre 2021, 16:17

Ne La metamorfosi di Franz Kafka il protagonista e voce narrante Gregor Samsa si ritrova improvvisamente nel corpo di un enorme insetto. Nel testo non c’è scritto espressamente che questo sia uno scarafaggio, come in molte traduzioni è stato esplicitato: “Ungeziefer” in tedesco significa semplicemente insetto infestante, ma in effetti dalle varie scene si può desumere che l’autore avesse in mente proprio qualcosa di simile. Fatto sta che un uomo come Samsa, un commesso viaggiatore che vive con la propria famiglia, si ritrova d’un tratto immerso in una condizione nuova: la diversità. Iniziano così una serie di dinamiche attraverso cui lo scrittore non ci mostra soltanto un personaggio, ma ci fa immedesimare a pieno nel suo protagonista, imponendoci di calarci in prima persona nei panni dell’escluso.

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Il sistema dell’informazione è diventato avido e opaco – Nuovo e Utile

di SKA su Cose dette da altri, Marketing, Notizie Commentate il 27 Ottobre 2021, 12:48

Per capire come costruirci un buon futuro ci tocca ragionare sul sistema dell’informazione. Di fatto, ogni nostra decisione, piccola o grande, riguardante i prossimi trenta minuti o i prossimi trent’anni, si basa su quello che noi sappiamo adesso.
E quello che noi adesso sappiamo, o crediamo di sapere, rispecchia l’assieme delle informazioni che, nel corso delle nostre vite e fino a questo momento, ci hanno raggiunto e colpito. E che, convincendoci della loro rilevanza, hanno incessantemente contribuito a formare, a modificare (o a deformare) la nostra visione di noi stessi e delle cose.

DECIDERE RAZIONALMENTE. Poter disporre di informazioni di qualità è fondamentale perché sia i singoli, sia i governi decidano bene e, per dirla con Steven Pinker, in modo razionale e responsabile: tale, cioè, da “salvare il mondo”.
Il problema è che il sistema dell’informazione non è mai stato così turbolento, pervasivo e soverchiante, opaco e tossico. Mai così capace di influenzare in modo istantaneo gli orientamenti individuali e collettivi. E mai così complesso: talmente complesso che osservarne le dinamiche è difficile. Qui di seguito riassumo alcuni punti. Unendoli è possibile, se si vuole, cominciare a farsi un quadro.

SITUAZIONE INEDITA. In realtà, tutto il sistema dell’informazione oggi ruota attorno a un piccolo gruppo di entità che fino a venti, a dieci o a cinque anni fa neanche esistevano. Facebook viene concepito nel febbraio del 2004 e arriva in Italia nel maggio del 2008. Youtube pubblica il suo primo video ad aprile 2005. Twitter si costituisce nel 2007. WhatsApp viene lanciata nel novembre 2009. Instagram nasce nell’ottobre 2010. Telegram nasce nel 2013. Il lancio di TikTok è del settembre 2016.
Google precede tutti perché nasce nel 1998.
Già nel 2011 un articolo dell’Università dell’Indiana segnala che i social media stanno disegnando un nuovo ecosistema. La disintermediazione offre opportunità e implica rischi inediti. E le cose succedono così in fretta che neanche si riesce a capirne fino in fondo il funzionamento e le conseguenze. Tanto meno si riesce a stabilire delle regole.

 

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Come la mafia olandese è diventata una delle più potenti del mondo – Il Post

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 13 Ottobre 2021, 10:56

I servizi di sicurezza olandesi hanno alzato da alcuni giorni il livello di sorveglianza e protezione per il premier Mark Rutte. Il quotidiano De Telegraaf  ha scritto che nei dintorni dell’abitazione del primo ministro le videocamere di sorveglianza avevano registrato la presenza di alcuni giovani “vedette” di organizzazioni criminali: per questo è stato deciso di aumentare la sorveglianza «visibile e non visibile», ha scritto il quotidiano.

Il pericolo per Mark Rutte viene, secondo la polizia e la stampa, dalla “mocro maffia”, l’organizzazione criminale olandese che, con la ‘ndrangheta calabrese, controlla gran parte del traffico di cocaina e di droghe sintetiche in Europa e che è sospettata di aver deciso e portato a termine, a luglio, l’omicidio del giornalista Peter de Vries.

In questi mesi nei Paesi Bassi si è parlato molto di “mocro maffia” anche perché è in corso il processo Marengo (i nomi di inchieste e processi nei Paesi Bassi vengono scelti casualmente da un computer come presto forse avverrà anche in Italia), i cui imputati sono 17 elementi dell’organizzazione criminale. Tra questi c’è il capo indiscusso dell’organizzazione, Ridouan Taghi, 43 anni, olandese di origini marocchine, arrestato a Dubai nel 2019 e ora detenuto nel carcere speciale di Nieuw Vosseveld a Vught. Gli imputati sono accusati di nove omicidi, commessi dal 2015 al 2019 e dell’enorme traffico di stupefacenti per cui vengono utilizzati i porti di Rotterdam, nei Paesi Bassi, e Anversa, in Belgio, come snodo per i carichi in arrivo da Sudamerica e Africa. La sentenza dovrebbe essere emessa l’anno prossimo.

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20 anni dopo, il G8 di Genova resta ancora una ferita aperta – THE VISION

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 19 Luglio 2021, 14:36

Dai fatti del G8 sono ormai passati vent’anni e anche chi allora non era nato, oggi ha l’età per votare. Io stessa, nel luglio del 2001, non avevo ancora compiuto quattro anni. Cosa rimane di quello che fu definito dal pm Enrico Zucca come “la più grave violazione dei diritti umani occorsa in una democrazia occidentale dal dopoguerra”? e da Amnesty International come “una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea”. Chi, come me, ne ha sentito solo l’eco, ne intuisce la gravità nella fronte aggrottata e i muscoli tesi di chi invece era presente e continua a testimoniare. Raccontare ciò che accadde, gettare luce su ciò che venne liquidato in fretta da una classe politica connivente, è l’unica arma che è rimasta alle vittime che hanno visto i loro carnefici rimanere impuniti, quando non fare addirittura carriera nei corpi di polizia.

Si parla di trauma generazionale, di perdita dell’innocenza, di macelleria messicana. Le immagini che rimangono sono quelle sfocate dei pestaggi, il suono è quello delle urla di terrore. E poi un nome che riecheggia: Carlo Giuliani. Tutto questo rimane. Eppure, non è seguita nessuna rilevante conseguenza giudiziaria o politica. Un enorme rimosso storico. A vent’anni dai fatti, è bene trovare parole migliori per raccontare e ricordare ciò che accadde, per rendere giustizia alle vittime, identificare i colpevoli e connotare quei generici “fatti”.

Genova era stata scelto per ospitare la conferenza dei capi di Stato delle otto economie più importanti del mondo. Durante il summit, i leader dei Paesi membri del GB dovevano discutere di importanti questioni di politica ed economia internazionale. Un enorme movimento di contestazione si era organizzato per essere presente e manifestare il proprio malcontento nei riguardi di una politica sempre più estranea alle rivendicazioni dei cittadini. Essere a Genova durante le giornate del summit era un fatto simbolico, uno strumento del popolo, garantito dalla costituzione, per tentare di imporsi come interlocutore politico. Si contestava il neoliberismo, la globalizzazione sfrenata, la precarizzazione del lavoro, la violazione dei diritti umani e la condizione di povertà estrema in cui versavano i due terzi del mondo a favore del benessere di una minoranza di Paesi ricchi, temi che a distanza di vent’anni continuano a riecheggiare nelle piazze piene di manifestanti di tutto il mondo. Il fronte della contestazione, genericamente definito “noglobal” era ampio e variegato: c’erano i vecchi della sinistra extraparlamentare italiana, gli esponenti delle associazioni umanitarie, i cattolici, i pacifisti della rete Lilliput, Manitese, i cobas, Attac, i centri sociali. E poi c’erano gli studenti, i giovani venuti da ogni parte del mondo per esprimere – si dirà poi “ingenuamente” – la fiducia in un mondo guidato da ideali di equità e giustizia.

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Come gli italiani trascorrono il tempo libero online

di Camerata Stizza su Notizie Commentate il 28 Giugno 2021, 16:30

Con gli smartphone che ormai ci accompagnano in ogni attività del quotidiano e i ritmi sempre più frenetici cui siamo sottoposti, ritagliarsi dello spazio per passare del tempo libero in spensieratezza e coltivare i propri hobby diviene sempre più difficile. Fare giardinaggio, bricolage e attività fisica sono delle attività che aiutano a rilassarsi ma ormai la maggior parte del tempo libero viene trascorso su internet: oggi andremo a vedere quali sono le attività compiute dagli italiani su internet e per mezzo dei dispositivi mobili e fissi di nuova generazione.

I dati del gioco online

Tra le attività preferite per intrattenersi c’è indubbiamente il gioco online. Stiamo parlando di un settore che continua a crescere di anno in anno e che fa registrare dei numeri incredibili in termini di utili. Tanto per intenderci, negli ultimi 10 anni quello dei videogame è uno dei pochi comparti che non ha mai conosciuto battute d’arresto. A fare da traino ai videogiochi ci sono le vendite di titoli per smartphone, che negli ultimi 10 anni sono cresciute in media del 90% annuo. Proprio gli smartphone e i tablet hanno cambiato il modo stesso di intendere i videogame e uno dei dati più interessanti è quello che ci racconta la durata media delle sessioni di giochi dell’ultimo anno. Mentre le sessioni di gioco su device fissi e su console sono in media di 90 minuti, dato che aumenta tra i più giovani, quelle effettuate a mezzo device mobile sono molto più brevi e generalmente non sono superiori ai 20 minuti l’una. Questo è un dato che ci racconta meglio di altri come stiano cambiando le abitudini degli italiani che ormai giocano ai videogame ogni qual volta se ne presenti l’opportunità. Negli ultimi tempi, inoltre, le stesse aziende produttrici di videogame stanno incrementando la propria offerta di giochi per dispositivi mobili che sono ora una parte importantissima del mercato del gaming, sia con giochi impegnativi e “pesanti” come FIFA e PES, sia con giochi molto meno impegnativi come Ruzzle e Minecraft. Per le stesse ragioni continua a crescere anche il giro d’affari del gioco d’azzardo, soprattutto grazie ai tanti casinò online presenti sul mercato. Il numero di utenti che decide di intrattenersi con i tradizionali giochi da casinò come poker, blackjack e roulette cresce di anno in anno, tanto che nel solo 2020 questo comparto ha generato un gettito fiscale superiore ai 10 miliardi di euro.

Crescono gli acquisti a mezzo internet

Uno dei fenomeni del 2020 è stato quello degli acquisti a mezzo internet che ormai in tutto il mondo vede attivi più di due miliardi di persone. Soprattutto negli ultimi 12 mesi, le vendite online sono cresciute sensibilmente e nessun settore è stato risparmiato. Quello dell’agroalimentare è tra i comparti che ha visto aumentare maggiormente il proprio indotto, tanto da crescere di circa 4 miliardi di euro su base annua. Crescono anche le vendite di prodotti di arredamento per la casa, di prodotti di elettronica e di abbigliamento, che insieme all’agroalimentare vanno a integrare quasi il 90% degli acquisti totali effettuati a mezzo internet. Il merito di tale successo è sicuramente degli e-commerce, che poco tempo fa venivano utilizzati solo dai grandi colossi delle vendite e che, invece, ora sono stati messi in piedi anche dalle piccole e medie imprese per allargare i propri canali di vendita. La sempre maggiore fiducia dei consumatori nei confronti del web e il sempre maggior utilizzo di internet hanno aiutato e non poco gli e-commerce nel loro processo di crescita, ma uno dei dati più interessanti per comprendere il fenomeno è quello relativo ai dispositivi con cui vengono piazzati gli acquisti. Più della metà delle transazioni effettuate a mezzo internet vengono compiute da smartphone e circa 70% di queste viene compiuto d’impulso, ovvero accedendo a un e-commerce senza avere le idee chiare su cosa e se acquistare.

Quanto aumentano le riproduzioni in streaming?

Soprattutto negli ultimi cinque anni, gli utenti delle piattaforme di riproduzione in streaming sono aumentati in maniera esponenziale e quasi tutte le aziende attive nel settore fanno registrare una crescita lenta e costante. La più nota tra le imprese specializzate nello streaming online è Netflix che ormai vanta più di 200 milioni di abbonati in tutto il mondo, ma i cui utenti reali sfiorano il miliardo. Il tempo speso dagli italiani per intrattenersi con lo streaming cresce di anno in anno e tale tendenza è stata confermata anche dal fatto che nelle ultime festività natalizie le ore passate davanti allo streaming sono passate dai 2 milioni del 2019 alle quasi 6 milioni del 2020. Le riproduzioni in streaming sembrano ormai destinate a dare una spallata decisiva al mondo televisivo, che continua ad accusare il colpo. Rai Play è uno degli esperimenti meglio riusciti ma il lavoro da fare per vincere la concorrenza di Netflix e Amazon Prime Video è ancora tanto. Restano tuttavia delle incognite legate alla reale capacità del nostro Paese di rispondere in termini infrastrutturali alla sempre maggiore richiesta di internet ad alta velocità. Nella prossima stagione la Serie A andrà quasi interamente in streaming su Dazn e vedremo se l’Italia sarà pronta o meno a sostituire totalmente il satellitare e il digitale con le riproduzioni a mezzo internet.

Il mondo che abbiamo imparato a conoscere fino a poco tempo fa non esiste più e tale circostanza è testimoniata dal modo in cui gli italiani trascorrono il tempo libero che, come abbiamo avuto modo di vedere, è quasi del tutto “digitale dipendente”.

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Anche fuori dal Louvre possiamo ammirare La Gioconda grazie a queste copie di Leonardo e non solo

di Camerata Stizza su Notizie Commentate il 14 Giugno 2021, 12:30

La Gioconda, detta anche La Monna Lisa, di Leonardo da Vinci è forse il quadro più celebre di tutti i tempi. Il suo enigmatico sorriso, il celebre sfondo e la storia stessa del quadro l’hanno reso inconfondibile anche a chi se ne intende poco di arte. Non tutti sanno però che La Gioconda ha diverse “sorelle” in giro per il mondo, che possono anche aiutarci a scoprire qualcosa di più su questa opera ancora in parte avvolta nel mistero.

La Gioconda originale

Quella che noi chiamiamo La Gioconda è per l’appunto un quadro a olio dipinto su legno di pioppo da Leonardo da Vinci a partire dal 1503 circa fin forse al 1517. Sembra infatti che il quadro negli anni abbia subito diversi rimaneggiamenti da parte dell’artista stesso dato che il suo aspetto attuale non rispetta del tutto alcune delle descrizioni dell’opera fatte all’epoca da contemporanei di Leonardo stessi. Il quadro è di piccole dimensioni, appena 77 cm x 53 cm, ma si pensa che i suoi bordi siano stati tagliati via in passato, in quanto diverse copie dell’opera riportano la presenza di due colonne ai lati della Monna Lisa oggi non visibili nel dipinto di Leonardo. Quel che è certo che è l’opera ha avuto una storia burrascosa, che l’ha portata solo nello scorso secolo al sicuro dietro una resistente teca di vetro presso il parigino museo del Louvre.

Nei secoli, però, La Gioconda è diventata l’emblema per eccellenza della pittura occidentale, diventando così uno dei quadri più riconosciuti al mondo, una tappa imperdibile per bel l’80% dei visitatori del Louvre, e la protagonista di diverse opere di finzione come il libro edito da Mondadori da cui è stato tratto un film omonimo Il codice da Vinci o slot digitali come Da Vinci Diamonds Masterworks giocabile su William Hill Vegas in cui La Monna Lisa appare tra i simboli principali. Non tutti sanno però che La Gioconda del Louvre non è l’unica Monna Lisa ammirabile in un museo.

Fonte: Unsplash

Le altre Gioconde

Nel 2005 gli studiosi ce ne hanno dato la conferma definitiva: la donna raffigurata nella Gioconda è senza dubbio Lisa Gherardini, della anche Lisa del Giocondo. Il quadro potrebbe addirittura però non essere il primo a raffigurare questa nobildonna fiorentina. Sono infatti diverse le versioni della Monna Lisa, per mano di Leonardo e non, presenti al mondo. La Monna Lisa di Isleworth, oggi parte di una collezione privata in svizzera, è ad esempio considerata da molti studiosi precedente alla Gioconda del Louvre e pare essere stata dipinta da Leonardo stesso. Presso il Museo del Prado di Madrid possiamo invece ammirare una copia della Gioconda che pare essere stata dipinta dagli stessi allievi di Leonardo, coeva forse all’opera originale, e le cui ottime condizioni ci possono dare una mano a capire quali fossero i veri colori dipinti da da Vinci sulla Monna Lisa, molto più brillanti di quelli che possiamo vedere oggi.

Risale invece alla metà del Seicento la Gioconda di San Pietroburgo, una copia fedele di autore sconosciuto conservata ancora oggi presso il Museo dell’Hermitage. Non dobbiamo invece uscire dal Louvre per ammirare invece uno schizzo di Raffaello a inchiostro, risalente all’incirca al 1505, che rappresenta proprio La Gioconda e riporta anche le due famose colonne ai lati di Lisa Gherardini. Durante il XX secolo La Monna Lisa è infine diventata il soggetto preferito da molte avanguardie artistiche, apparendo, spesso reinventata, nelle opere dadaiste di Marcel Duchamp e nei lavori di Basquiat e Banksy.

Fonte: Pixabay

Non bisogna andare necessariamente a Parigi per poter ammirare la celebre Monna Lisa. In giro per il mondo esistono infatti diverse versioni del quadro più celebre del mondo che ci aiutano a vedere l’opera anche attraverso la sensibilità di altri artisti e a capire quale fosse l’aspetto originale del quadro.

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Il ruolo dimenticato delle donne nella storia dell’informatica – Clive Thompson – Internazionale

di SKA su ControInformazione, Cose dette da altri il 19 Aprile 2021, 15:05

Negli anni cinquanta, quando era adolescente e viveva in Maryland, Mary Allen Wilkes non immaginava di diventare una pioniera dell’informatica. Il suo sogno era fare l’avvocata civilista. Ma un giorno del 1950 la sua insegnante di geografia delle medie la sorprese dicendo: “Mary Allen, da grande dovresti fare la programmatrice di computer”. Wilkes non aveva idea di cosa facesse una programmatrice, e non era neanche tanto sicura di cosa fosse un computer. Pochissimi statunitensi lo sapevano. I primi computer erano apparsi solo una decina d’anni prima nei laboratori delle università e del governo.

Quando nel 1959 si laureò al Wellesley college, in Massachusetts, Wilkes sapeva già che il suo sogno di diventare avvocata era irrealizzabile. Tutti i professori le ripetevano la stessa cosa: non provare neanche a fare domanda per iscriverti a giurisprudenza. “Lascia perdere”, le dicevano, “non entreresti mai. Anche se ce la facessi, non riusciresti a laurearti. E anche se ti laureassi, non troveresti mai un lavoro”. Dicevano che se alla fine avesse avuto la fortuna di laurearsi e di trovare un impiego, non avrebbe mai potuto discutere dei casi in tribunale. Molto probabilmente l’avrebbero relegata in qualche biblioteca, a fare la segretaria in uno studio legale o ad amministrare fondi fiduciari o proprietà immobiliari.

Ma Wilkes non aveva dimenticato il suggerimento della sua insegnante delle medie. Appena arrivata all’università sentì dire che i computer sarebbero stati le macchine del futuro. Sapeva che al Massachusetts institute of technology (Mit) ce n’era qualcuno. Così, subito dopo aver preso la laurea, si fece accompagnare all’Mit dai suoi genitori ed entrò decisa nell’ufficio assunzioni dell’ateneo. “Avete un posto da programmatrice?”, chiese. Ce l’avevano, e fu assunta.

Oggi può sembrare strano che l’istituto assumesse una persona senza nessuna esperienza specifica. Ma a quei tempi quasi nessuno aveva esperienza di programmazione. Come disciplina quasi non esisteva, c’erano pochissimi corsi universitari di programmazione e nessun corso di laurea specialistico (l’università di Stanford, in California, creò un dipartimento d’informatica solo nel 1965). Perciò gli istituti che avevano bisogno di programmatori si affidavano ai test attitudinali per valutare le capacità di ragionamento logico dei candidati. Wilkes aveva una certa preparazione di base perché aveva studiato logica matematica, che implica la capacità di argomentare e dedurre collegando tra loro operatori logici binari (and/or), un po’ come succede con i codici informatici.

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Itai Dzamara: la sparizione di un difensore dei diritti umani 

di SKA su ControInformazione il 9 Marzo 2021, 13:01

Il giorno in cui in Italia è comparso per la prima volta il nome di Itai Dzamara avevano appena ucciso un leone. Era il 28 luglio 2015 e la storia di Cecil stava uscendo praticamente su tutti i giornali, con un’ampia copertura e diffusione: nelle settimane precedenti era stato ucciso Cecil, un leone presentato al mondo come uno degli animali più famosi del parco nazionale Hwange in Zimbabwe.

Lo ricordo bene perché era casualmente anche il mio compleanno, di un’epoca in cui il mondo interno ed esterno non era stato ancora stravolto.

Il 9 marzo 2015 Itai Dzamara si trovava dal barbiere, nel quartiere Glen View della capitale Harare. Dopo pochi minuti cinque uomini fanno all’improvviso ingresso all’interno del negozio, accusando il ragazzo di aver rubato delle vacche. In pochi minuti lo ammanettano e lo caricato su un furgone dalla targa cancellata. Da quel giorno di marzo l’ubicazione di Itai e l’identità di coloro che sono dietro al rapimento sono rimaste sconosciute.

La storia di Cecil non era vera o comunque non era come ce la raccontarono. Però grazie a quel leone iniziai ad interessarmi alla storia di Itai: giornalista, attivista, fondatore di Occup e difensore dei diritti umani dello Zimbabwe, stato africano in quel momento ancora guidato con il pugno di ferro da Robert Mugabe.

Da allora, di anno in anno ho pensato che fosse una storia, ma soprattutto una vita che meritassero di essere raccontate anche in Italia ed in italiano. Alla fine l’ho fatto, al meglio delle mie possibilità

Avevo un debito di riconoscenza nei confronti di Itai e di sua moglie Sheffra, che ancora oggi chiede a gran voce di ricevere risposta ad una semplice domanda: dov’è Itai?

La storia integrale qui su Medium: Itai Dzamara: la sparizione di un difensore dei diritti umani | by Fabio Mascagna | Mar, 2021 | Medium

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Perché un ministero per le disabilità non dovrebbe esistere – Adriana Belotti – Internazionale

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 5 Marzo 2021, 17:44

Il ministero per le disabilità che, nel nascente governo Draghi, è presieduto dalla leghista Erika Stefani, non è una novità. Fortemente richiesto dal leader della Lega Matteo Salvini, era nato durante il primo governo Conte ed era stato guidato prima da Attilio Fontana e poi da Alessandra Locatelli, entrambi esponenti del Carroccio. Nel Conte II il ministero ha cessato di esistere e la delega in materia di disabilità è rimasta al presidente del consiglio.

Anche in tempi e condizioni normali, le minoranze – e le persone con disabilità lo sono – corrono il rischio di discriminazione ed emarginazione, ma il pericolo si acutizza in presenza di una crisi, quando un sistema fatica a garantire anche il rispetto dei diritti della maggioranza.

La prima ondata della pandemia di covid-19 ha evidenziato ed estremizzato una serie di criticità che hanno avuto conseguenze negative su tutta la cittadinanza, ma che hanno colpito più duramente le persone meno autosufficienti. La strage nelle strutture residenziali per ospiti anziani e con disabilità, la chiusura dei centri diurni per utenti disabili, la delega totale della relazione di assistenza ai caregivers familiari (in prevalenza donne), l’inadeguatezza delle tutele per i lavoratori e le lavoratrici disabili, il fallimento totale della didattica a distanza per gli studenti e le studenti con disabilità. O il grande cavallo di battaglia del primo governo Conte: il reddito di cittadinanza. Nonostante esistesse anche allora un ministero della disabilità e fossero state fatte grandi dichiarazioni di intenti a favore delle persone disabili (che sono tre milioni), pochissime tra loro hanno beneficiato del provvedimento.

Sono solo alcuni dei principali nodi venuti al pettine, acutizzati dalla fase di emergenza sanitaria ma a essa preesistenti.

Serve una presa di responsabilità
Nella fase che stiamo attraversando le priorità da affrontare in questo campo sono molte e interessano diversi ambiti. Fish e Fand, due delle principali organizzazioni per la difesa dei diritti delle persone disabili, riportano qualche esempio. In ambito sanitario mancano indicazioni chiare sulla disponibilità dei vaccini anti covid per quanti sono fisicamente più vulnerabili e per i loro caregivers; sul versante dell’inclusione scolastica numerose sono le carenze: dalla mancanza di insegnanti di sostegno specializzati al problema della continuità didattica per arrivare al nodo critico della carenza di ausili tecnologici e della presenza di barriere architettoniche negli edifici. Il mercato del lavoro è uno dei settori in cui la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità è più evidente (solo il 31,3 per cento risulta occupato). Eppure le “Linee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità” non sono state ancora correttamente applicate.

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Dall’inizio del 2021 sono undici le vittime di femminicidio: la violenza sulle donne deve diventare tema dell’agenda politica – Valigia Blu

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 3 Marzo 2021, 13:25

Clara Ceccarelli è stata uccisa a Genova il 19 febbraio 2021 dall’ex compagno Renato Scapusi, che l’ha colpita con 115 coltellate. L’ha aspettata fuori dal suo negozio in centro, ha atteso che il commesso uscisse, e poi l’ha aggredita. Dopo averla lasciata a terra sanguinante, ha provato a scappare, ma è stato preso poco dopo. Clara è morta dissanguata, mentre arrivavano i soccorsi chiamati dai passanti.

Qualche anno fa aveva iniziato una storia con Scapusi, poi terminata per volontà della donna, che aveva deciso di allontanarlo dalla sua vita. Da quel momento in poi sono iniziati mesi di stalking e persecuzioni: telefonate anonime, danneggiamenti e atti di vandalismo al negozio e all’auto, minacce di morte.

Clara era sicura che il suo ex compagno facesse sul serio. Due settimane prima di essere uccisa, si era pagata il funerale per non gravare sulla famiglia e sul padre anziano e aveva contattato un tutore che si occupasse di lui e del figlio trentenne disabile. Si era presa cura delle sue cose, come si fa quando si è davanti a un destino ineluttabile, una malattia terminale o una sentenza di morte senza appello.

La stessa sorte è toccata il 22 febbraio a Deborah Saltori, colpita dall’ex marito con un colpo d’accetta a Cortesano, in provincia di Trento, e a Rossella Placati, uccisa dall’ex compagno a Bondeno (Ferrara).

Dall’inizio del 2021 sono undici le donne vittime di femminicidio: oltre ai tre casi menzionati, sono morte per mano di mariti, compagni o ex, Sharon Barni, Victoria Osagie, Roberta Siragusa, Teodora Casasanta, Sonia Di Maggio, Piera Napoli, Luljeta Heshta, Lidia Peschechera. Una donna uccisa ogni tre giorni, due alla settimana.

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A Bergamo nessuno sapeva – Il Post

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 22 Febbraio 2021, 12:55

Una storia orale sull’inizio dell’epidemia nella provincia di Bergamo e poin in tutta Italia. Per recuperare la memoria di quei giorni, e cercare di imparare qualcosa dalle sottovalutazioni dell’epoca

Il 23 febbraio 2020 vennero identificati i primi due casi di coronavirus in provincia di Bergamo. Dopo un periodo di sottovalutazione generale si capì gradualmente che la situazione stava precipitando: tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo il coronavirus riuscì a diffondersi in gran parte della provincia, soprattutto nei comuni della Val Seriana. I dati mostravano un’espansione rapida, ma era solo la traccia di una minaccia nascosta e ben più grande. Seguirono settimane di fatiche, sofferenze e migliaia di morti.

Negli ultimi mesi, le fasi più dolorose dell’emergenza a Bergamo sono state estesamente raccontate: tutto il mondo ha visto gli ospedali colmi di pazienti in gravi condizioni, il dramma di moltissime famiglie, le bare a riempire le chiese dei cimiteri, i convogli militari che hanno trasportato le salme fuori dalla regione per essere cremate.

Questa storia orale, basata su oltre 30 ore di interviste, audio inediti e una corposa documentazione di archivio, ripercorre i giorni che hanno preceduto l’arrivo della prima ondata in provincia di Bergamo, quando si pensava che sarebbe bastata una settimana di chiusura totale per tornare alla normalità. Le testimonianze di medici, amministratori e cittadini aiutano a capire le sottovalutazioni e i limiti delle decisioni prese in quei giorni, insieme al loro contesto, e suggeriscono che mancano ancora alcune risposte per spiegare quanto accaduto.

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Perché un nuovo colpo di stato in Birmania – Internazionale

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 10 Febbraio 2021, 11:25

Quando nel 2011 l’esercito ha messo fine a quasi cinquant’anni di regime militare, aprendo la strada a un governo civile, in molti si erano mostrati scettici sulla sua volontà di cedere davvero il potere. L’esercito aveva inizialmente cercato di escludere dal governo la più importante attivista per la democrazia, Aung San Suu Kyi, consegnando la guida del governo a un partito di fedelissimi dell’esercito. Quando ha finalmente permesso alla Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San Suu Kyi di formare un esecutivo dopo la vittoria elettorale nel 2016, ha comunque mantenuto un potere considerevole. Ma non, evidentemente, quanto avrebbe voluto.

All’alba del 1 febbraio l’esercito ha rovesciato il governo eletto, arrestando Suu Kyi. L’esercito ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, consegnando il potere al capo delle forze armate, Min Aung Hlaing. I soldati, schierati nelle strade della capitale, Naypyidaw, e della città principale, Rangoon, hanno creato dei posti di blocco sulle arterie principali. Un decennio dopo aver ceduto volontariamente il controllo del paese, i generali se lo sono ripreso con la forza

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Gli italiani come passano il tempo libero?

di SKA su Marketing il 21 Gennaio 2021, 10:05

Parlare di tempo libero non è sempre così facile, dal momento che ci sono tantissime persone che non hanno la più pallida di cosa significhino queste due parole. Lavoro, lavoro e solamente lavoro: eppure, ritagliarsi dei momenti e degli spazi durante la giornata e la settimana per rilassarsi e da dedicare ai propri cari è fondamentale, molto di più di quello che si potrebbe pensare, anche per affrontare poi in maniera più serena i problemi che accadono nella vita di tutti i giorni.

Giocare online

Il settore del gioco online è cresciuto in modo impressionante nel corso degli ultimi anni, al punto tale da diventare uno dei settori maggiormente apprezzati, soprattutto per via dell’esperienza di gioco che tanti portali offrono la possibilità di provare.

Fondamentale, in tutti questi casi, scegliere delle piattaforme che siano in grado di assicurare un alto livello di protezione e sicurezza a tutti gli utenti. Non c’è cosa migliore da fare, quindi, che dare un’occhiata su casinoonlineaams.com per andare alla ricerca delle piattaforme più efficaci da questo punto di vista, in grado di garantire un altissimo livello di affidabilità. La presenza del marchio ADM o AAMS non fa altro che rafforzare la sicurezza garantita dal portale, dal momento che significa che opera rispettando tutto quanto prevista dalla legge italiana in materia di gioco online.

Lo sport e le attività fisiche

Dal punto di vista sportivo, la tradizione in Italia è abbastanza importante, non solamente a livello professionistico, ma anche dal punto di vista amatoriale. Sono tantissime le persone che, come hobby, hanno quello di andare a correre, piuttosto che di giocare insieme agli amici a calcio, piuttosto che a pallacanestro o a beach volley.

Il clima piuttosto mite lungo tutto l’anno offre la possibilità ovviamente di fare tanta attività fisica all’aperto. Non è difficile notare, infatti, anche durante la stagione invernale, tantissime persone che, indossando adeguato materiale tecnico, vanno a fare una corsetta o una passeggiata nonostante temperature piuttosto rigido.

Al primo posto tra le attività fisiche preferite dagli italiani c’è inevitabilmente la palestra, che offre la possibilità sia di aumentare la propria muscolatura che di ritrovare una buona forma fisica. Poi troviamo tante attività semplici e che si possono svolgere in qualsiasi momento della giornata, come ad esempio jogging, oppure fare una camminata veloce. Infine, ecco che troviamo gli sport di squadra, con il calcio e la pallacanestro su tutti, senza dimenticare anche tante discipline individuali, come ad esempio il tennis e il nuoto, così come il ciclismo.

Bricolage, fai da te e giardinaggio

Ecco delle attività che stanno diventando sempre più dei passatempi, anche per tutte quelle persone che sono in pensione. Sono state numerose le ricerche che hanno messo in evidenza come tanti italiani amino un’attività in particolare da fare nel proprio tempo libero, che è rappresentata dal giardinaggio. Un dato che sale ancora di più spostandosi nelle Isole, così come in tutte quelle regioni a Sud della penisola, dove chiaramente le condizioni climatiche sono ancora più favorevoli per dedicarsi al proprio orto o appezzamento di terra per buona parte dell’anno.

Prendersi cura di un orto o di un terreno? Non solo, dal momento che gli italiani amano passare anche del tempo libero svolgendo dei semplici lavoretti all’interno delle mura domestiche. Il riferimento è a tutti quegli interventi e attività di bricolage e fai da te, che permettono di trascorrere del tempo avendo la mente impegnata e, al contempo, producendo anche un’utilità importante per la casa in cui si abita. Si tratta, nello specifico, di numerosi interventi di muratura, piuttosto che attività che implicano di lavorare il legno, in modo tale da realizzare dei mobili piuttosto che altri oggetti legati all’arredamento.

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Il boom delle VPN, i motivi per sceglierne una

di SKA su Marketing il 19 Gennaio 2021, 13:37

Al giorno d’oggi, la sicurezza online è diventata un tema centrale, da tenere sott’occhio continuamente. Il motivo è piuttosto semplice da intuire: siamo sempre più connessione e, passando sempre più tempo sul web, ci sono molti rischi in più da affrontare in riferimento alla sicurezza dei propri dati.

Basti pensare a chi lavora sul web e, poi, ha come hobby quello di giocare online: praticamente è perennemente online. Al giorno d’oggi, il tema della sicurezza è sentito a ogni livello, ma senz’altro c’è da mettere in evidenza come le piattaforme che consentono di giocare sono estremamente più sicure e affidabili in confronto quanto avveniva qualche anno fa. Per chi vuole giocare online in modo sicuro e protetto, è importante trovare prima i casino sicuri migliori, ovvero quelli che operano rispettando quanto previsto dalla legge italiana.

Il significato di una rete VPN

Capita spesso e volentieri di vedere le attività che vengono svolte online particolarmente ricche di rischi e pericoli. In effetti, spesso lo è, soprattutto quando ci si approccia al web in modo superficiale, facendo quasi finta che tutti questi rischi non esistono.

In ogni caso, per fare in modo di aumentare il proprio livello di sicurezza e protezione nel corso della navigazione, ecco che vengono usati sempre più di frequente degli strumenti come le reti VPN. L’impiego di un simile mezzo di protezione per le comunicazioni online è sempre più diffuso e presenta notevoli vantaggi.

Sul web, c’è la possibilità di trovare tante tipologie differenti di servizi VPN. Spesso e volentieri, viene usato dalle aziende per garantire una maggiore protezione a tutti quegli utenti che lavorano da remoto. Eppure, una rete VPN è in grado di garantire un netto miglioramento della propria privacy in ogni fase della navigazione su Internet.

Navigare in maniera sicura anche su reti WiFi pubbliche

Ecco uno dei principali vantaggi che sono connessi alle reti VPN. Capita, ogni tanto, di doversi collegare a internet sfruttando le reti WiFi pubbliche. Ecco, in tutte queste occasioni, c’è un rischio molto grande che si tende a ignorare o nemmeno a prendere in considerazione ed è legato al fatto che, spesso, tali reti possono mettere in pericolo i dati che vengono scambiati.

Una rete VPN, invece, offre la possibilità di navigare in modo criptato, consentendo di superare tre problemi in modo preciso. Ovvero che la navigazione di solito non è criptata, blocca l’accesso di malware che provengono dal router a cui ci collega e blocca, al contempo, ogni tentativo di phishing che avviene attraverso una connessione internet falsa.

Eliminare ogni restrizione geografica

Le restrizioni che sono legate alla geolocalizzazione impediscono agli utenti, in tante occasioni, di poter guardare dei programmi e dei contenuti che sono bloccati nel Paese in cui risiedono. In alcuni casi, l’utilizzo di uno strumento proxy legato al browser, può certamente trarre in inganno il servizio, ma nove volte su dieci, la connessione rimane estremamente lenta, con lo streaming dei dati che ci mette un’eternità.

Invece, tramite una rete VPN, che permette di sfruttare un server locale, tutto questo cambia. Gran parte delle reti VPN, infatti, hanno tanti server sparsi in tutto il mondo e questo comporta semplicemente la possibilità di connettersi in maniera completamente sicure e provvedere a instradare i dati, facendo credere alla piattaforma visitata che si accede da un server locale.

Stesso discorso quando ci si trova in vacanza all’estero e si ha la necessità o il desiderio di guardare alcuni programmi in streaming che di solito sono accessibili dall’Italia. Ebbene, il blocco relativo alla geolocalizzazione funziona anche al contrario, ma anche in questo caso le reti VPN possono tornare decisamente utili, diventando uno strumento fondamentale per aggirare tutti questi blocchi geografici.

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Strategie di marketing 2021: cosa prevede il nuovo anno?

di SKA su Marketing il 30 Dicembre 2020, 13:39

Il 2021 si prospetta un anno ricco di sorprese per quanto riguarda il mondo del marketing. Secondo gli esperti quello in arrivo sarà un anno dove sarà fondamentale sfruttare al meglio canali e messaggi per ottenere una maggiore efficacia delle proprie strategie, anche attraverso strumenti innovativi come quelli offerti da BigTranslation che ci permettono di usufruire di traduzioni professionali nelle diverse lingue.

Internazionalizzare i contenuti

Un fattore che diventa sempre più importante se si pensa alle potenzialità della rete ed alla possibilità di avere a che fare con clienti e partner da ogni parte del mondo. Per questo motivo è innanzitutto fondamentale internazionalizzare i contenuti attraverso una piattaforma di traduttori madrelingua che offra anche tariffe competitive, oltre che servizi automatizzati e quindi veloci ed efficienti.

Il processo di internalizzazione è lungo e complesso e prevede diverse fasi. Anche dal punto di vista produttivo, ad esempio, è importante espandere la propria visuale ed analizzare il mercato nel suo complesso. In questo modo ci si può accorgere che le opportunità di crescita all’estero sono enormi, ma anche i rischi. Ecco perché prima della pratica, ogni imprenditore deve mettere a punto una strategia dettagliata. Solo tramite un’attenta fase preparatoria è possibile sfruttare i vantaggi dell’internazionalizzazione.

Tecnicamente internazionalizzare un’azienda vuol dire avviare attività di qualsiasi tipo con consumatori, aziende e istituzioni operanti all’estero. Il concetto racchiude quindi diversi significati, tanti quanti sono i business che un’impresa può intraprendere.

Lavora sulla SEO

Per un’azienda che voglia puntare ad ottenere risultati importanti non si può non considerare l’aspetto della SEO. Il SEO rappresenta l’insieme di strategie e pratiche attuate per accrescere la visibilità di un sito internet, scalando la classifica dei risultati sui motori di ricerca.

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, ossia “ottimizzazione per i motori di ricerca“, e riguarda tutte quelle pratiche che coinvolgono i diversi aspetti di un sito web: dalla struttura, al codice HTML, dai contenuti testuali alla gestione dei link in entrata (cioè di quelli che rimandano al tuo sito da altri e chiamati backlink) e in uscita (che dal tuo sito indirizzano verso altri) che servono a Google per comprendere se comunichiamo con siti che si occupano del medesimo nostro settore.

Per lavorare con la SEO un aspetto fondamentale è quello della parola chiave. Quelle da scegliere per posizionare il proprio sito devono essere accuratamente ricercate e selezionate. Vi sono una serie di criteri da tenere in considerazione, tra cui: la tipologia di servizio offerto, il volume di ricerca, il target dei clienti potenziali e l’efficacia della coda lunga.

Scommetti sui formati video

Negli ultimi anni i social network e la rete internet in generale ci hanno insegnato che per avere successo occorre puntare sui formati video. I video, soprattutto quelli brevi ed in grado di esprimere in poche decine di secondi tutto quello di cui abbiamo bisogno, si dimostrano sempre più utili per attirare nuovi clienti e per fidelizzarli. Inoltre un buon video può essere estremamente utile per comunicare al meglio quella che è l’anima dell’azienda, oltre che riuscire a spiegare al meglio gli obiettivi presenti e futuri.

Investire in una strategia di crescita dei lead

Per un’azienda è inoltre importantissimo investire in una strategia di crescita dei lead. Si tratta di un lavoro molto importante che può portare l’azienda ad interagire con più clienti ed a fidelizzarli. Lead, nel linguaggio legato al mondo del marketing, è una persona che ha mostrato interesse nei confronti di un tuo prodotto o servizio. In altre parole, il lead (contatto in italiano) è colui che ha interagito con il tuo brand, sulla base di un input che tu stesso gli hai fornito.

Per far fruttare il lead parliamo di lead generation, ossia del processo di marketing volto a stimolare e catturare l’interesse per un prodotto o servizio con l’obiettivo di aumentare le conversioni. Questo processo è profondamente cambiato negli ultimi anni visto che sempre più spesso si pone l’attenzione verso l’Inbound Marketing, ossia l’approccio che punta ad attrarre, coinvolgere e fidelizzare l’utente, guidandolo nel suo processo d’acquisto e trasformandolo da visitatore a cliente.

La lead generation è una parte del processo dell’Inbound Marketing, che si concentra proprio nella raccolta del contatto da “scaldare” e convertire per la vendita.

Per mettere a punto tale obiettivo è importante investire in contenuti di valore, per risvegliare l’interesse delle persone e guidarle nel loro processo decisionale. Ed inoltre l’azienda dovrà dimostrare di comprendere a fondo le necessità dei propri potenziali clienti, offrendo dei contenuti di valore e dedicando loro del tempo per affiancarli nella risoluzione dei problemi. Questo innesca un rapporto di fiducia che farà la differenza nel momento della conversione.

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Criptovalute nel gioco d’azzardo

di Camerata Stizza su Notizie Commentate il 28 Dicembre 2020, 19:34

Da sempre, le persone scommettevano per denaro o per i loro prodotti equivalenti: gioielli, vestiti, cibo e altre proprietà, comprese case e navi. È abbastanza naturale che nella nostra era digitale il denaro digitale venga utilizzato nel gioco d’azzardo, cioè le criptovalute. Il primo e più comune di questi è Bitcoin.

Le caratteristiche di Bitcoin sono state descritte molte volte, ma ricordiamo perché è più adatto per il gioco d’azzardo su Internet:

Anonimato del proprietario. Bitcoin e altre criptovalute non garantiscono il completo anonimato di tutti i partecipanti al sistema di pagamento, ma riducono notevolmente la possibilità della loro identificazione. In realtà, non tutto è così perfetto , come è stato dimostrato dall’FBI quando hanno catturato il proprietario di Bitcoin del mercato non legale SilkRoad. Ma questi sono gli errori di una persona specifica e le criptovalute ora hanno il più alto livello di anonimato. Soprattutto considerando i nuovi sviluppi come Darkcoin e Cryptonote.

Struttura decentralizzata. Bitcoin non ha un unico centro per i trasferimenti o l’emissione di banconote, quindi non può essere controllato o vietato. Ciò consente ai cittadini di paesi in cui è vietato giocare a giochi d’azzardo online, come gli Stati Uniti o gli stati arabi.

Elaborazione immediata del pagamento. Le Vincite in Bitcoin puoi ottenere  immediatamente senza ulteriori controlli, commissioni e altri inconvenienti.

Attualmente, Bitcoin e altre criptovalute hanno occupato un ampio segmento del mercato del gioco d’azzardo su Internet e non lo abbandoneranno piu. Il denaro digitale viene utilizzato ovunque ci sia un elemento di gioco d’azzardo ed eccitazione.

Bitcoin Casinò

I primi casinò online che lavorano con Bitcoin sono apparsi all’inizio del 2013 e da allora Google ha fornito sempre più link su richiesta. Il più famoso di questi è il casinò automatico SatoshiDice, che è associato a molte storie, sia grandi vincite che sconfitte. Questa risorsa di gioco genera un traffico transazionale significativo sulla rete Bitcoin. Dovresti immediatamente dividere i casinò che lavorano con le criptovalute in due gruppi:

– Casinò online “regolari” che accettano le criptovalute come uno dei mezzi per depositare fondi e prelevare profitti.

– I casinò, che sono stati originariamente creati per le criptovalute e sono l’unico mezzo di pagamento.

Ci sono casinò Bitcoin disponibili su dispositivi mobili, ad esempio Cloudbet, quindi puoi spendere i tuoi soldi dal tuo smartphone o tablet.

È realistico vincere nei casinò Bitcoin?

La domanda è popolare e piuttosto scontata. Ovviamente è possibile, e la probabilità di vincere in Bitcoin è la stessa del denaro “reale”. La risposta è ovvia, ci sono esempi di grandi vincite.

Al casinò Just-Dice.com, un giocatore con lo pseudonimo di “Nakowa” è stato in grado di vincere il jackpot per un importo di 11.000 BTC, che a quel tempo ammontava a quasi $ 1,3 milioni. Non è stato facile, e prima di bere lo champagne, lo stesso giocatore ha perso $ 100.000. Tutto è come sempre: per guadagnare molto, devi spendere molto.

Prospettive per il gioco d’azzardo sulle criptovalute

Come ogni nuova attività, il gioco d’azzardo in criptovaluta si sta attualmente sviluppando in modo dinamico ed è ancora lontano da una significativa ridistribuzione del mercato. Ma la rapida crescita sarà inevitabilmente seguita dall’emergere di grandi giocatori e dalla formazione di regole aziendali, principalmente l’interazione con gli organismi di regolamentazione del governo.

Internet fornisce una gamma completa di servizi per il giocatore d’azzardo di Bitcoin e altre criptovalute. Gioca con piacere, ma non dimenticare che molti personaggi famosi ci sono rovinati in casinò. 

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extra

WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.