La Birmania dimenticata

di SKA su ControInformazione il 12 Maggio 2008

C’era un tempo, che sembra ormai lontano, in cui la Birmania (Myanmar) sembrava essere qui vicino quasi dietro l’angolo. Su internet i blogger – sempre questi cazzo di blogger – urlavano/urlavamo l’uno più forte dell’altro per far capire a tutti gli altri che “io sono più solidale di te, tiè” – vedi il post di Kiappone. A quel tempo conveniva essere solidali, perchè i giornali ne parlavano.
Oggi che la tragedia a Myanmar è ancora più grave tutti muti: 220.000 morti circa, blocco degli aiuti da parte degli USA. I giornali ne parlicchiano, dai telegiornali la Birmania-Myanmar è sparita. Oggi se non sei visibile, non esisti.
Non avrei trovato parole migliori, per cui faccio mie le parole de La Privata Repubblica:

“Quando le tonache zafferano sfilarono all’ombra delle dolorose pagode birmane, lo scorso settembre, il mondo intero ebbe un sussulto. “Lo fanno per la democrazia! Viva la libertà! Supportiamo la rivoluzione mettendo un bel ribbon sui nostri blog, servirà tantissimo ai monaci!” Il risultato è noto: il moto popolare affogato nel sangue (come già era successo nel 1988), il flusso informativo paralizzato – si, persino nell’era di internet – e la Birmania schiacciata in maniera ancora più opprimente sotto il tallone d’acciaio della junta criminale.

Passati i mesi, la notizia finiva nell’oblio: i blogger toglievano i banner dalle loro colonne; la comunità internazionale tentennava, come al suo solito, senza riuscire ad imporre alcunchè ai generali; il regime si consolidava, preparando il prossimo referendum costituzionale farsa. Ora il Myanmar è un inferno sommerso dalla furia rabbiosa ed implacabile degli elementi. Il ciclone Nargys ha spazzato via interi villaggi di cartapesta, ha reclamato decine di migliaia di vite umane, ha reciso in maniera probabilmente definitiva il rapporto tra il paese ed il resto del mondo, già di per sè molto labile, e l’ha fatto precipitare in una crisi umanitaria gravissima, dagli esiti drammatici ed imprevedibili.

Lo sapevamo già, ma pazienza

Ovviamente la colpa del ciclone non può essere imputata ai militari. Ma la negligenza e l’impreparazione delittuose, quelle si. Nessun cittadino birmano sapeva infatti che cosa si sarebbe abbattuto sul delta dell’Irrawaddy. Nessuno sapeva che Rangoon e dintorni sarebbero diventati un cumulo acquitrinoso di macerie e di cadaveri.

Eppure già dal 29 aprile, tre giorni prima della tragedia, i bollettini della marina e dell’aviazione statunitensi avvertivano che una violenta tempesta si sarebbe abbattuta sul Myanmar sudoccidentale, così come aveva lanciato l’allarme, due giorni prima, anche il dipartimento meteorologico dell’India.

Ma i militari non si sono curati dell’allerta: a parte messaggi molto generici trasmessi alla televisione di stato, non è stata predisposta nessuna evacuazione, nessuna misura di precauzione o di prevenzione. Data la particolare conformità del terreno birmano e la fatiscenza delle infrastrutture, il dramma non aspettava altro che la sua consumazione.

Continua a leggere su La Privata Repubblica “Questa non è un’uscita”

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3 Commenti a “La Birmania dimenticata”

  1. Commenti Tetris

    Sul canale RaiNews24 ho visto una clip, con un montaggio che mostra in un agghiacciante contrasto la sconvolgente realtà birmana: da un lato le devastazioni e i morti, dall’altro i programmi della tv di stato in cui si cantano canzoni di propaganda per il referendum e che incitano le persone ad andare a votare.
    Purtroppo nel mondo, oltre la Birmania, esistono molte altre realtà come quella, di cui si parla anche meno.

  2. Commenti SKA → http://www.terzoocchio.org/

    Hai pienamente ragione.
    Mi viene da pensare al Bangladesh colpito da una delle catastrofi naturali più pesati dell’ultimo secolo. Non se n’è parlato affatto, ma non parlo dell’evento. Ma del dopo.

  3. Commenti Augusto

    Non dico nulla ma presto chiederò ad amici che lì ci vivono di scrivere un post sull’argomento. In questi casi, così come sta l’informazione oggigiorno, fatico a fidarmi di voci che non siano disinteressare e fuori dal coro 😉

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Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.



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