Uomini Femministi

di SKA su La dimanche des crabes il 24 settembre 2014

Dopo tanto tempo in cui questo blog è andato avanti quasi per forza d’inerzia mi piacerebbe tornare a quello che succedeva qua sopra qualche tempo fa. Riuscivo ad esprimere concetti più o meno articolati, con lunghezza variabile e di solito prendendo spunto dalle decine di fonti che leggevo – e leggo ancora – per poter dare una versione dei fatti, sotto una chiave per ovvi motivi soggettiva. Una soggettività relativa, o un’obiettività soggettivizzata. Sempre che esista questo termine. Mi lasciavo andare anche a lunghe premesse, che altro non erano che escamotages narrativi per darmi e darci il lancio al pezzo, il blog d’altronde – nella sua concezione originaria, non sottomessa alle logiche del nanopublishing – è fatto anche di questo, no? Possiamo perdere tempo a parlare di fuffa per una decina di righe, consapevoli che i pochi lettori che navigano a vista se ne saranno già andati, mentre gli altri rimarranno incollati nella lettura perché interessati nonostante tutto o perché incuriositi dal “dove andrà a parare?”. Soprattutto se lanci il pezzo con quel titolo e dopo quasi 200 battute sei ancora lì a cincischiare.

Si è molto parlato dell’intervento di Emma Watson alle Nazioni Unite – sì sì, lei, Hermione di Harry Potter – a supporto della campagna #HeForShe, in qualità di portavoce di UN Women, l’organizzazione che si occupa della parità di genere all’interno delle Nazioni Unite.

Mi piace essere quasi banale ed ovvio per una volta, ma il discorso tenuto dalla Watson è bellissimo e lei lo ha interpretato meravigliosamente. Non siamo però sul piano di lettura “le hanno scritto il discorso e lei essendo un’attrice è stata molto brava”, “lo fa per pubblicità”, lo sappiamo già tutti. Per ovvi motivi un discorso del genere va scritto e ragionato con molta cautela, da professionisti della comunicazione e dei diritti civili. Lei ha sposato l’idea che ne è alle spalle e si è fatta carico di esporle ad una platea il più ampia possibile, sfruttando la propria immagine e popolarità. Tutti quanti consapevoli anche del fatto che sarebbe stata lei, prima di tutto, oggetto di attenzioni, positive e negative (non sono mancate le critiche feroci e persino alcune minacce).

In coda al post c’è il video integrale con sottotitoli in italiano, inutile stare qui a fare la cronaca di “quello che ha detto Emma Watson alle nazioni unite”, là fuori è pieno di articoli-aggregatori che già lo fanno (beh sì, cari amici del Post, potevate risparmiarvi la fatica e pubblicare direttamente il video sottotitolato).
L’intenzione di mettermi qui sopra a riempire di parole questo post è per dire: finalmente. Un concetto talmente ovvio come quello di HerforShe (lui per lei) è assurdo che non fosse mai stato messo al centro di una discussione globale, perché è un’assoluta verità: la causa del femminismo non può (non deve) essere prerogativa esclusiva delle donne. C’è assoluto bisogno di uomini femministi, di uomini che capiscano che la lotta per le pari opportunità è un dovere di entrambi i sessi. Una citazione del discorso:

Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale

Sposo questa causa diventata mainstream a causa della Watson perché è giusta, perché è dagli anni del liceo che vado predicando questi stessi principi, perché è da quegli anni che mi auto considero un femminista, esattamente della tipologia che non si schiera verso una delle parti in questa strana guerra di generi che viviamo ancora oggi.
All’interno del discorso si parla anche di uomini “imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano” e mai sintesi fu più adatta a descrivere una forma di malessere vissuta in prima persona, ma mai realmente compresa dalle persone attorno, sia uomini che donne. Tutte quelle dimostrazioni di forza e supremazia territoriale e sociale al quale gli uomini si autocostringono, per abitudine, tradizione, ignoranza: l’uomo deve dimostrare comunque di avercelo più lungo.

Scardinare quest’impostazione primitiva è compito prima di tutto degli uomini: le donne lo hanno già capito da secoli, ma ci assecondano perché sanno perfettamente che – generalmente – non capiamo un cazzo.
Discorsi del genere in larghissime parti d’Italia portano a due tipi di reazione: ti danno della femmina, ti danno del frocio. Come se essere gay fosse un insulto. (Perché gli omosessuali non si offendono se gli da dell’etero?)

Cambia finalmente un paradigma inattaccabile: le donne devono combattere per i propri diritti. Giusto.
Ma la verità è che uomini e donne, insieme, devono combattere per i diritti di entrambi, in tutto il globo.

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Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.