Salute e Sicurezza sul lavoro: la BS OHSAS 18001 e lo stato attuale

di SKA su ControInformazione il 16 agosto 2017

Nel 2008 Marco Rovelli pubblicò per BUR un saggio intitolato “Lavorare uccide”, titolo quanto mai esplicativo per un tema in quel momento caldissimo e centrale: le vittime sul lavoro. Rovelli in quel momento ed in quel contesto decise di non limitarsi soltanto ai freddi dati statistici – spesso frastagliati o poco accurati – ma decise di raccontare le storie che si trovavano alle spalle di quegli incidenti, raccogliendo testimonianze e facendosi raccontare il vissuto di chi non c’era più. Il libro raccontava una serie molto ampia di testimonianze, distribuite su tutto il territorio nazionale, ma che avevano come trait d’union un unico tema portate: le morti erano (e sono ancora) da addebitarsi alla mancanza di elementi base di sicurezza sui luoghi di lavoro.

La spinta di quell’epoca arrivò da due tragici eventi avvenuti uno alla fine del 2007 a Torino, negli stabilimenti della THYSSEN-KRUPP e a breve distanza al Truck Center di Molfetta, in una piccola azienda dove morirono sia datore che altri 5 giovani lavoratori. In quell’anno persino il MIUR decise che il tema era talmente importante tanto da portarlo sui banchi di scuola per la maturità con il titolo “Il lavoro tra sicurezza e produttività”. Venne aspramente criticato a causa di quel pruriginoso assioma che il lavoro – ossia prestare le proprie energie a fronte di una retribuzione – debba soppesarsi tra la propria sicurezza personale e quella di essere produttivi e funzionali. La costituzione recita infatti, e non a caso, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. 

Questo diritto a ben vedere è stato e purtroppo è ancora ampiamente negato a causa di un’anomalia prettamente italiana come quella degli incidenti sul lavoro e che dal quadro rappresentato nel 2008 da Rovelli sembra non essere cambiato poi molto. A guardare le statistiche dell’Inail ad esempio possiamo scorgere che da Gennaio-Dicembre 2015 le denunce d’infortunio con esito mortale sono state 1172, mentre nel 2016 sono scese a 1.018. Una diminuzione sostanziale? Forse. Perché se andiamo invece a prendere un range temporale differente, come ad esempio da Gennaio-Giugno 2016 le morti sono 461 e nello stesso arco temporale, ma nel 2017 sono già a quota 473. E i dati vanno rivisti a dicembre 2017 per tirare le somme, ma già così le cose non sembrano andare benissimo per l’Italia sul tema.

Il 2008 però è una data importante anche a livello legislativo sul tema della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, è di quest’anno infatti il Decreto legislativo 81/2008 in cui viene rafforzata la necessità di adottare ed attuare modelli organizzati nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro.

Sul “Testo Unico della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” ci sono già i primi cenni legati al comportamento responsabile nella gestione della salute e della sicurezza, ma il vero e proprio sistema di gestione è la norma BS OHSAS 18001:07 del quale si possono leggere cenni generali su Wikipedia.

OHSAS sta per Occupational Health and Safety Assessment Series e può essere adottata da qualsiasi azienda in qualsiasi settore di attività, ha lo scopo di prevenire, monitorare e migliorare continuamente le prestazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Il British Standard OHSAS 18001:2007 è il principale riferimento normativo esistente sul tema ed è da considerarsi il principale strumento organizzativo che consente di gestire in “modo organico e sistematico” la sicurezza dei lavoratori “senza sconvolgere la struttura organizzativa aziendale”, puntando su una serie di requisiti molto stringenti che si possono leggere ad esempio sul sito del Gruppo Maurizi, tra i leader italiani del settore nell’implementazione della normativa nelle aziende.

Una normativa non obbligatoria, ma che se adottata consente una riduzione drastica degli incidenti, infortuni e malattie; aumento dell’efficienza; miglioramento costante dei livelli di salute dei lavoratori e non per ultimo varie agevolazioni economiche per le aziende. Soltanto con l’adozione sempre più costante della OHSAS 18001 da parte delle aziende, assieme ad una vera cultura della sicurezza che possa diffondersi nella società a partire dalle scuole, stimolando consapevolezze su diritti e doveri in primis dei lavoratori, sarà possibile abbattere quelle statistiche che fanno tremare i polsi soltanto a guardarle. Magari in un futuro, speriamo non così lontano, Rovelli scriverà un altro saggio in cui racconterà di cittadini che amano il proprio lavoro.

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Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.