A Perfect Circle – eMOTIVE

di SKA su KulturaUrbana il 25 gennaio 2005, 01:02

Terzo capitolo nella saga del “Cerchio Perfetto”, che esce ad una distanza relativamente breve dal precedente Thirtheenth Step. Si è parlato di un disco registrato “in fretta” per uscire dalle morsa contrattuale della Virgin, gli artisti parlano di un disco nato dall’esigenza di “una raccolta di canzoni su guerra, pace, amore e avidità ” come spiega Keenan in una delle prime interviste ufficiali. A noi piace sposare la versione ufficiale che è indubbiamente quella che più si addice ai contenuti di eMOTIVe. E perciò partiamo col dire che proprio di una raccolta si tratta, una significativa rielaborazione di classici della protesta che fa di questo disco un concept-album reso eccentrico e sinistro, quasi infernale, terrorizzante. Ne è esempio lampante la calma e speranzosa Imagine di John Lennon estirpata dalla nostra memoria con le tenaglie e resa agonizzante dalla rassegnazione nella voce di Keenan e dal piano inacidito e straziante della riesumanta Paz Lechantin.

Il tutto viene anticipato dall’opener Annihilation targata 1982 e firmata Crucifix nel quale il sussurro angoscioso si annoda su minimali e precisi tasti giungendo alle orecchie come dall’oltretomba, invisibile, a ricordarci che le guerre del nostro mondo civile sono il frutto di perversi progetti di uomini che si nascondono nella penombra delle stanze del potere. Magari un po’ enfatico e retorico, ma non fa male ricordarlo. Proporre un disco di covers è sempre rischioso soprattutto quando ci si cimenta con pezzi che sono nella storia di tutti, gli A Perfect Circle consapevoli della loro valenza musicale sono coraggiosi e vengono appagati da un buon prodotto finale che risulta a tratti molto originale e di carattere non senza alcuni passi falsi. In quest’album gli schemi saltano, la formazione cambia ad ogni episodio. Non ci sono protagonisti o prime donne, soltanto interpreti di un’unica opera che sa di teatrale nella sua coerenza contenutistica quanto nella varietà scenica e musicale.
In (What’s so funny ’bout) Peace, Love and Understanding di Nick Lowe e resa famosa da Elvis Costello troviamo un sorprendente Howerdell alla voce, il pezzo anch’esso rallentato ed un intercedere volutamente faticoso tende a sottolineare che non c’è proprio niente di divertente nella domanda posta nel titolo. Chi apprezzava gli A Perfect Circle per gli album precedenti rimarrà probabilmente perplesso all’ascolto di questo esperimento discografico, c’è ben poco del gruppo che si conosceva, è impossibile far paragoni con i loro stessi precedenti. Qui i tributi e le citazioni non stanno soltanto nella scelta dei titoli, ma soprattutto nelle musiche. Il largo uso dell’elettronica col marchio Danny Lohner ci fa camminare sui passi percorsi dai Depeche Mode, deviando per Aphex Twin o addirittura dai Massive Attack e Radiohead mantenendo tuttavia una linearità atmosferica coerente per tutti i 50′ dell’album, tetra e cupa. E’ questa l’aria che si respira anche in What’s going on di Marvin Gaye, sin troppo eterea forse, ma lascia concede respiro prima di tuffarci nell’altro stato d’animo del terrore : la rabbia.
E’ con Passive che finalmente si risentono le tipiche sonorità dei Circle, unico pezzo inedito del disco perchè effettivamente non era stato mai registrato precedentemente se non in un live col titolo di Vacant, esperimento dei mai nati Tapeworm. Nel magma infernale spicca per la sua incisività e tempistica da vera, nonchè unica, canzone nell’album. Le urla del ritornello di Passive continuano nel growl pesante di Gimmie Gimmie Gimmie dei Black Flag inframezzato da brevi momenti di riflessione per 2 minuti abbondanti di pura follia. People are People dei Depeche Mode e Freedom of choice dei Devo vanno annoverati come i pezzi peggiormente riusciti, il primo ricalca l’originale senza apportare nulla di nuovo mentre come la prova di far resuscitare la rabbia poetica anni ’80 dei Devo fallisce, sicuramente una prova coraggiosa che però non porta alcuna nuova intuizione musicale, limitandosi a rendere il pezzo soltanto più heavy.
Si torna nel caos con la chitarra frizzante e l’ansioso drum&bass di Let’s Have a War dei Fear, un classico del punk riproposto in una chiave quasi industrial. Come lo è d’altronde Counting bodies like sheep to the rhytm of the war drums che non è altro che il Remix di Pet contenuta in Thirtheenth Step, detto questo detto tutto. Come si è alzato nella rabbia il disco va a soffocarsi su sè stesso nel blues paradisiaco quindi antitetico When the Leeve Breaks di Memphis Minni ma resa famosa dai Led Zeppelin nel quale voci lontane si intersecano danzando sopra la bellissima suite al piano, ipnotico nella sua leggiadria fa quasi dimenticare del fardello che ci siamo appena lasciati alle spalle.

La musica si spegne e resta solo voce, la preghiera di Maynard in Fiddle of the drum di Joni Mitchell è commovente e lascia disarmati, piace pensare che sia proprio questo l’intento del messaggio conclusivo, scrollarsi di dosso la ferraglia, i rumori, i suoni e lasciare che sia soltanto l’anima delle persone ad uscire limpida ed in pace per farsi sentire senza la necessità di urlare.

Tracklist :
01. Annihilation
02. Imagine
03. Peace love and understanding
04. What’s going on
05. Passive
06. Gimmie Gimmie Gimmie
07. People are people
08. Freedom of choice
09. Let’s have a war
10. Counting bodies like sheep to the rhythm of the war drums
11. When the levee breaks
12. Fiddle and the drum
articolo scritto per e tratto da impattosonoro.it

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Ancora regime? Sì, grazie

di SKA su KulturaUrbana il 12 gennaio 2005, 23:05

Dopo aver divorato questo coraggioso quanto, ovviamente, boicottato libro (dura fatica trovarlo nelle librerie) si ha un cupo senso di ansia ed angoscia nell’anche soltanto scrivere una recensione. Sappiate quindi che se non mi vedrete più qui a scrivere liberamente o trovere il logo della Procura al posto della nota di Impattosonoro significa che il regimecolpisce anche gli insignificanti.

“Oggi per instaurare un regime non c’è più bisogno di una marcia su Roma, nè di un incendio al Reichstag, nè di un golpe al Palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa, e fra essi sovrana ed irresistibile la Televisione”

Queste alcune delle ultime parole di Montanelli prima della sua scomparsa, poste sul retro del libro come un monito, o manifesto. Morì troppo presto per rendersi conto che quelle parole erano invece profetiche, tragica anteprima dell’attuale realtà .

E queste 406 pagine sono la cronaca quantomai dettagliata di come il cosiddetto Governo Berlusconi con tutti i suoi faccendieri al seguito, la sua arroganza ed il suo strapotere abbia desertificato, manipolato e riempito di niente tutta la Tv, organo supremo dell’informazione in Italia.

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Buon Natale Italia!

di SKA su Satira il 24 dicembre 2004, 23:09

Cari lettori, Buone Feste!
Inizio spumeggiante questa sorta di editoriale, natalizio sì, ma anche di congedo da questo 2004 che, spero per chi legge, non vi abbia caratterizzato tra quella metà e rotti di italiani che ha visto le proprie tasche prosciugarsi all’insegna di tagli e taglioni o di euri malgestiti. Se invece vi ci trovate, benvenuti nella comunità e quindi Buon Natale a voi.

Tanti Auguri a quella centinaia di migliaia di evasori fiscali totali che con vero senso di responsabilità e vero senso dello Stato si sono prodigati a dare man forte al Ministro dell’Economia Siniscalco evitandogli ulteriori grattacapi sulle imposte. A dire il vero, hanno evitato proprio le imposte. A chi le ha pagate invece vanno le nostre più sentite parole di conforto e stima reciproca. In fondo sono rimasti in pochi, vanno tenuti stretti.

Tanti Auguri all’On.Sen.Avv. Cesare Previti per la sua quantomai prossima prescrizione del reato di corruzione per il quale è stato condannato ad 11 anni di reclusione. Col Natale si troverà sotto l’albero un bel decreto-legge che dimezza i tempi di prescrizione dei più variegati reati, per gli incensurati, per gli ultra-settantenni, quelli chiamati con iniziale Pre e finale Viti e, previa dimostrazione in aula, per chi porta mutande a pois blu. Insomma, sono passati i tempi in cui commettere un reato era un reato. Scegliete il vostro preferito poi, sempre che veniate scoperti, tra indagini preliminarie e burocrazia varia il vostro processo farà in tempo a malapena ad arrivare alla sentenza di primo grado, si va in appello ed improvvisamente “puff”, i termini di legge per il vostro reato terminano ancor prima di iniziare l’altro processo. Quindi auguri ai novelli fraudolenti.

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Andreotti Assolto? Ma quando mai…

di SKA su Satira il 29 ottobre 2004, 22:11

Parlare di politica qui è, se non inutile, quantomeno difficoltoso. Ma oggi non lo farò, oggi parliamo di indignazione personale, di indignazione sociale, culturale e spero popolare. Per questo cerco di far parte di una delle pochissime voci che hanno scritto il vero, che si sono informate ed hanno provato a farne partecipi i lettori. Percentualisticamente un’inezia al confronto degli spettatori/lettori che si sono bevuti i titoli ed i commenti più ignobili, ma soprattutto incompetenti.

Chi non legge i giornali o guarda i telegiornali di voi? Spero pochi ovviamente. Ma praticamente tutti avrete visto e letto ovunque titoli del tipo “Andreotti Assolto!”, “Assoluzione Piena”, addirittura Il Giornale di Berlusconi scriveva “Andreotti mafioso era uno scherzo” ed i fortunati spettatori di ogni TG nazionale avranno visto Andreotti su di un trono regale che sorrideva compiaciuto, venerato, beatificato. Dev’essere davvero stato un santo questo signor Andreotti a sentire l’informazione pubblica. Peccato che le sentenze non le facciano nè l’informazione pubblica nè gli estemporanei commentatori politici di Palazzo Chigi. Le sentenze le fa (ancora) la Giustizia italiana, e nel caso specifico l’ultima istanza di giudizio che è quella della Corte di Cassazione. E che dice questa signora CorteDiCassazione? Semplicemente che tutto quello che avete letto sino ad ora non è vero! Usiamo per filo e per segno ciò che si può leggere nella sentenza (pubblica, quindi non così difficilmente reperibile) “Il reato per associazione per delinquere (diventata associazione mafiosa nell’82) è stato commesso, è concretamente ravvisabile (è quindi provato) ma estinto per prescrizione”. Forse è difficile il concetto di Prescrizione è per questo che si è blaterato a destra e a manca (anche in senso politico). Tanto per correttezza linguistica sono andato a prendere un qualsiasi Zingarelli che recita : Prescrizione – estinzione del reato o della pena col decorrere di un periodo di tempo indicato dalla legge. Quindi reato accertato, provato ed appurato, ma scaduto. Un po’ come il latte avariato. E di tempo ne è passato, 22 anni e 6 mesi.

E questo per una parte della sentenza. L’altra, invece , inerente agli anni di delinquenza libera dal 1980 al 1993 l’imputato Andreotti è stato assolto per insufficienza di prove. Le prove c’erano quindi, ma non abbastanza. Continua a leggere »

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11 Ottobre : Criminal Day

di SKA su Satira il 10 ottobre 2004, 22:13

L’11 Ottobre è una data storica per la nostra bella Italia, una giornata commemorativa della Giustizia italiana (quella con la “G” maiuscola, non l’istituzione ne la pseudogiustizia giustizialista). In quella data si potrà assistere ai concerti del Maestro Apicella, a manifestazioni di Tiro con la lupara e all’esilarante spettacolo del pagliaccio Berluscone che allieterà gli illustri spettatori con il suo show in bandana bianca dal titolo “Meno tasse per tutti”. Una divertente satira all’italiana e agli italiani di due ore di puro spettacolo, in cui la faranno da padrone le scene dal titolo “Il mio programma di Governo”, “I miei decreti” e la più esilarante : “Il contratto con gli Italiani”. Imperdibile. Il popolo criminale e non avrà di che ridere.
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Mi Scappa un Blog

di SKA su La dimanche des crabes il 29 settembre 2004, 13:44

Forse non aveva tutti i torti Indro Montanelli nel classificare questa Italia come “la più brutta di sempre” e non perchè l’abbia detto un grande giornalista come lui, ma perchè è semplicemente vero. Un giornalista preso di petto da destra a sinistra e viceversa in base alla tendenza del momento : prima additato come fascista, poi comunista, poi di nuovo fascista e traditore che strizza l’occhio alla sinistra, ed infine, non sapendo più che pesci pigliare, terzista. Ovviamente il Sig. Montanelli era al di sopra di queste aride diatribe ed accuse quantomai comiche. Se n’è andato proprio nel peggiore dei momenti storico-politici del Belpaese (non il formaggio, ma quasi) battendo i pugni contro l’incredibile governo Berlusconi. Ma se n’è andato, l’Italia perde un grande pensatore. Sospiri di sollievo s’odono dall’ala italoforzuta e surrogati vari.

Berlusconi, e con lui tutta l’allegra brigata che poi si sente solo, non è chiaramente la causa del totale disfacimento di ogni qualsiasi valore che possa essere degno di tal nome, ne è solo una consequenza. La più fetida, sicuramente tra le peggiori, ma solo una consequenza. Perfino durante il regime fascista era ancora viva e vegeta una vena culturale, addirittura qualche valore. Fittizio, di facciata sicuramente, ma perlomeno coerente.

Questa è invece l’Italia delle Televisioni, un Telepaese in balia di ciò che viene trasmesso. Un paese che ancora crede che la “vera informazione” sia quella televisiva, che usa i giornali per pulire i cruscotti, ma che allo stesso tempo permette la stampa di giornali buoni solo per quello. Con una cupola di vetro che ci soffoca oramai ci beviamo tutto e tutto ci sta bene e guai a parlare di conflitto d’interessi in riferimento a quella sorta di regime mediatico in cui un privato possiede il 45% delle televisioni di livello nazionale ed è a capo di uno Stato che possiede il 99% delle azioni proprio della Tv di Stato. Guai a dire che il rischio è grosso. Demonizzatori, strumentalizzatori, Comunisti. E tutto torna a tacere. Continua a leggere »

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Giardini di mirò – punk…not diet!

di SKA su KulturaUrbana il 28 settembre 2004, 00:12

Acqua nuova nei Giardini di Mirò. Scontate metafore naturalistiche a parte, il gruppo emiliano esce nel 2003 con la loro ultima fatica musicale (o perlomeno lo è nel periodo di questo scritto). “Punk…not diet”, è questo il titolo dell’album: improbabile quanto la copertina ad esso annessa, ma per molti tratti sconvolgente.

Innanzitutto per il cambio di rotta che in molti episodi di queste 9 tracce predigile maggiormente il protagonismo vocale a quello strumentale; non si può dire certo che il gruppo non ottenga egregi risultati, soprattutto ascoltando la doppietta iniziale con la splendida ed emotivamente interpretata da Alessando Raina “The swimming season” introdotta dal recitato di Ronnie James in “Too much static for a beguin”.

Intrecci di tromba, clarinetto e sax sono contenuti nella traccia come monito a quella critica spicciola che vorrebbe etichettarli come turisti della musica, artisti che prenderebbero spunto da generi e strumentazioni differenti per inserirle sommariamente in un unico prodotto finale, tanto per dimostrare proprio a quella critica di essere in grado di spaziare nell’universo musicale. Superficialità e presunzione sono i termini adatti a quel “popolino” che si spinge a dare conclusioni così comicamente vacue. I Giardini di Mirò sono pienamente consapevoli di cosa vanno a comporre e proporre, è tuttavia inammissibile pensare che un gruppo per essere artisticamente riconosciuto debba tristemente relegarsi (o essere relegato) dietro un’etichetta di genere o ricalcare le proprie orme, nonostante esse abbiano portato successo.

Per questo è un clamoroso errore paragonare a o aspettarsi un nuovo “The rise and fall of academic drifting”. La poliedria artistica e musicale dei GdM li porta a spaziare dal post-rock emozionale, al folk, al pop, a sprazzi di delicata elettronica per giungere ad un unico prodotto pensato nei dettagli e coerente in tutta la sua durata, nonostante le plurime contaminazioni. Non ci soffermeremo molto nella cronaca di ogni brano, perchè sarebbe operazione inutile e non renderebbe giustizia agli artisti; citeremo soltanto “Given Ground (Oops… Revolution On Your Pins)” perchè scelta come singolo in cui è la voce di Raina a dominare ancora con il sottofondo corale di Kaye Brewster e la sempre attraente chitarra noise. Abbiamo cercato di spogliare questa scarne righe da tutte le baggianate musicofile che vanno ad inventarsi i pseudo-esperti per dare al lettore una vaga linea descrittiva del disco, che non può comunque mancare nella discografia e nel bagaglio culturale e musicale di chi ascolta o fa musica.

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P.G.R. – D’anime e D’animali

di SKA su KulturaUrbana il 15 settembre 2004, 00:09

Resistono i PGR, anzi, resiste Giovanni Lindo Ferretti con la sua caparbia determinazione di uomo arcaico e monastico lanciato un po’ per caso in questo mondo di uomini. Storie di uomini che possono incontrarsi o lasciarsi. Ed è questo il caso di Ginevra di Marco e Francesco Magnelli che abbandonano la nave in odore di arenamento. “Chi c’è c’è chi non c’è non c’è” recitava Ferretti in tempi non sospetti, anche se a lui la rima riesce meglio. Ad esserci ci sono ancora Gianni Maroccolo, Giorgio Canali e Giovanni, 3 G che formano il nuovo acronimo PGGGR (Però Gianni Giorgio Giovanni Resistono) che è anche la 10 traccia di questo D’anime e D’animali. E con loro resistono, con tanto di cappello, la tenacia con cui si mettono in gioco ogni volta e quella veemenza dei vecchi CCCP e dei migliori CSI. Un disco rock senza troppi fronzoli, nato di getto dopo il forfait di Magnelli e Di Marco, da un fascicolo (“Orfano di Sinistra”) scritto col pugno e carico di rabbia. Sarà che il terzetto ha raggiunto una maturità spirituale ed artistica indipendente dalla pesante eredità Cccp-Csi : Maroccolo con Acau il suo primo progetto solista, Canali con il suo arrabbiato RossoFuoco e Ferretti con la sua scuola d’Arte a Bologna. E’ con questa consapevole maturità che compongono le tracce: nessuna leggerezza elettronica, nessuna divagazione stra-colta ad appesantire testi già crudi di loro, ma anzi un’inedita dolcezza in pezzi autobiografici come I miei nonni o Cavalli e Cavalle. Non che Ferretti sia diventato improvvisamente un idolo del Pop, leggiadro e spensierato, questo mai : Giovanni è sempre duro e profondo, doloroso e greve. Ora anche di più. Si diverte ad addentrarsi nell’amore carnale con Tu e Io, poi passa a un testo politicamente forte, Casi difficili, nel quale incontriamo la novità di una contaminazione Pop nel reale significato di “popolare” tramite l’utilizzo della tamorra, brano in cui critica l’assurdità di un certo volontariato e provoca : “Se il mondo non vi piace, arruolatevi!”. “Fottiti tecnica, vaffanculo impianto, comincia la festa” ritornello di Alla Pietra, il singolo distribuito in Rete, sembra l’inno di un ritorno alle origini, diretti ed efficaci, ai tempi di quando preferivano il mondo “giovane e forte, odorante di sangue e fertile” come declamava Ferretti nei CSI. Abituati agli ultimi bei lavori l’assenza di una voce femminile e del piano si fanno sentire, eppure non si fanno desiderare. Un lavoro che scorre facile alle orecchie, forse troppo, ma si tratta pur sempre di una nuova metamorfosi, starà a loro decidere se di transizione o di arrivo.
Tracklist :
01. Alla pietra 9 luglio 2003 (disponibile in Streaming)
02. Casi difficili
03. Divenire
04. Orfani e vedove
05. Tu ed io
06. I miei nonni
07. Io e te
08. Cavalli e cavalle
09. S´ostina
10. P.G.G.G.R.
11. Si può
articolo scritto per e tratto da impattosonoro.it

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.