Will you bite the hand that feeds? aka Editori vs Google

di SKA su Cose dette da altri il 10 novembre 2014, 13:06

Si torna a parlare di Editori vs. Google. L’editore – in questo caso – è quella specie protetta ed in estinzione che usufruisce a piene mani di un servizio gratuito che porta sui propri siti circa il 40% del proprio traffico totale. Costui non solo vuole che il servizio resti in piedi senza pagare una lira, ma vuole inoltre che Google paghi una tassa governativa per qualcosa di non ben definito, che potrebbe essere però assimilabile all’appropriazione indebita di contenuti web. L’ho già scritto qui sopra, credo, tempo addietro. Le soluzioni tecniche esistono già da ora per gli editori che non vogliono dare contenuti al malvagio Google e sono semplici da applicare – una stupida regola .htaccess – perché nessuno li obbliga a dare i contenuti ad un motore di ricerca. Leggetevi l’articolo di Valigia Blu comunque.

Continua la guerra delle news che vede contrapposta l’intera editoria europea da un lato e Google, come fornitore del più utilizzato motore di ricerca online, dall’altro. L’oggetto del contendere è il servizio Google News che inserisce i titoli degli articoli giornalistici con un breve estratto (2 righe) e il link al giornale online. Secondo gli editori questo modo di fare è un “furto”, Google “ruba” le news facendo “enormi” profitti, senza pagare nulla agli editori. Per questo motivo è da anni che gli editori europei provano a costringere i rispettivi governi ad introdurre una nuova norma che obblighi Google a pagare una sorta di “tassa” per ogni aggregazione, cioè per l’inserimento di un titolo con un link. Google News In realtà la questione è un po’ forzata da parte degli editori. Innanzitutto Google News non presenta alcuna pubblicità, cioè l’attività di aggregazione delle news non gli porta alcun introito diretto così sconfessando l’argomento principale degli editori. Di contro Google consente agli editori di monetizzare gli estratti tramite Google Adsense (circa 6,5 miliardi di dollari distribuiti agli editori partner nel 2011).

Continua su Valigia Blu: http://www.valigiablu.it/lincomprensibile-guerra-degli-editori-a-google-news/

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La caduta del muro

di SKA su Cose curiose successe oggi, Cose dette da altri il 9 novembre 2014, 17:31

Il giorno della caduta del Muro di Berlino http://www.ilpost.it/2014/11/09/caduta-muro-berlino/

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La percezione errata della realta’

di SKA su Cose dette da altri il 30 ottobre 2014, 15:54

La società britannica Ipsos Mori ha chiesto a un campione rappresentativo di italiani – e spagnoli, svedesi, inglesi, tedeschi, etc – un po’ di informazioni sul loro paese. Quanti sono secondo loro gli immigrati che vivono nel loro paese. Quanti sono i disoccupati del loro paese. Quante sono le persone con più di 65 anni. Quante sono le ragazze madri. Quanti sono i musulmani, quanti sono i cristiani. Eccetera. L’Italia è risultato il paese più ignorante di tutti: quello che pensa le cose più sbagliate su se stesso.

Crediamo che ogni anno ci siano in Italia un 17 per cento di ragazze madri: sono lo 0,5 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un 20 per cento di musulmani: sono il 4 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un 49 per cento di disoccupati: sono il 12 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un lunare 30 per cento di immigrati: sono il 7 per cento. Nessuno ha percezioni fuori dalla realtà come noi.

Continua a leggere su Francesco Costa (con i link ai dati)

p.s. la font utilizzata per i titoli non supporta le accentate, quell’abominio dell’apostrofo al posto dell’accento ha motivazioni esclusivamente tecniche.

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Uomini Femministi

di SKA su La dimanche des crabes il 24 settembre 2014, 16:29

Dopo tanto tempo in cui questo blog è andato avanti quasi per forza d’inerzia mi piacerebbe tornare a quello che succedeva qua sopra qualche tempo fa. Riuscivo ad esprimere concetti più o meno articolati, con lunghezza variabile e di solito prendendo spunto dalle decine di fonti che leggevo – e leggo ancora – per poter dare una versione dei fatti, sotto una chiave per ovvi motivi soggettiva. Una soggettività relativa, o un’obiettività soggettivizzata. Sempre che esista questo termine. Mi lasciavo andare anche a lunghe premesse, che altro non erano che escamotages narrativi per darmi e darci il lancio al pezzo, il blog d’altronde – nella sua concezione originaria, non sottomessa alle logiche del nanopublishing – è fatto anche di questo, no? Possiamo perdere tempo a parlare di fuffa per una decina di righe, consapevoli che i pochi lettori che navigano a vista se ne saranno già andati, mentre gli altri rimarranno incollati nella lettura perché interessati nonostante tutto o perché incuriositi dal “dove andrà a parare?”. Soprattutto se lanci il pezzo con quel titolo e dopo quasi 200 battute sei ancora lì a cincischiare.

Si è molto parlato dell’intervento di Emma Watson alle Nazioni Unite – sì sì, lei, Hermione di Harry Potter – a supporto della campagna #HeForShe, in qualità di portavoce di UN Women, l’organizzazione che si occupa della parità di genere all’interno delle Nazioni Unite.

Mi piace essere quasi banale ed ovvio per una volta, ma il discorso tenuto dalla Watson è bellissimo e lei lo ha interpretato meravigliosamente. Non siamo però sul piano di lettura “le hanno scritto il discorso e lei essendo un’attrice è stata molto brava”, “lo fa per pubblicità”, lo sappiamo già tutti. Per ovvi motivi un discorso del genere va scritto e ragionato con molta cautela, da professionisti della comunicazione e dei diritti civili. Lei ha sposato l’idea che ne è alle spalle e si è fatta carico di esporle ad una platea il più ampia possibile, sfruttando la propria immagine e popolarità. Tutti quanti consapevoli anche del fatto che sarebbe stata lei, prima di tutto, oggetto di attenzioni, positive e negative (non sono mancate le critiche feroci e persino alcune minacce).

In coda al post c’è il video integrale con sottotitoli in italiano, inutile stare qui a fare la cronaca di “quello che ha detto Emma Watson alle nazioni unite”, là fuori è pieno di articoli-aggregatori che già lo fanno (beh sì, cari amici del Post, potevate risparmiarvi la fatica e pubblicare direttamente il video sottotitolato).
L’intenzione di mettermi qui sopra a riempire di parole questo post è per dire: finalmente. Un concetto talmente ovvio come quello di HerforShe (lui per lei) è assurdo che non fosse mai stato messo al centro di una discussione globale, perché è un’assoluta verità: la causa del femminismo non può (non deve) essere prerogativa esclusiva delle donne. C’è assoluto bisogno di uomini femministi, di uomini che capiscano che la lotta per le pari opportunità è un dovere di entrambi i sessi. Una citazione del discorso:

Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale

Sposo questa causa diventata mainstream a causa della Watson perché è giusta, perché è dagli anni del liceo che vado predicando questi stessi principi, perché è da quegli anni che mi auto considero un femminista, esattamente della tipologia che non si schiera verso una delle parti in questa strana guerra di generi che viviamo ancora oggi.
All’interno del discorso si parla anche di uomini “imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano” e mai sintesi fu più adatta a descrivere una forma di malessere vissuta in prima persona, ma mai realmente compresa dalle persone attorno, sia uomini che donne. Tutte quelle dimostrazioni di forza e supremazia territoriale e sociale al quale gli uomini si autocostringono, per abitudine, tradizione, ignoranza: l’uomo deve dimostrare comunque di avercelo più lungo.

Scardinare quest’impostazione primitiva è compito prima di tutto degli uomini: le donne lo hanno già capito da secoli, ma ci assecondano perché sanno perfettamente che – generalmente – non capiamo un cazzo.
Discorsi del genere in larghissime parti d’Italia portano a due tipi di reazione: ti danno della femmina, ti danno del frocio. Come se essere gay fosse un insulto. (Perché gli omosessuali non si offendono se gli da dell’etero?)

Cambia finalmente un paradigma inattaccabile: le donne devono combattere per i propri diritti. Giusto.
Ma la verità è che uomini e donne, insieme, devono combattere per i diritti di entrambi, in tutto il globo.

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La tubercolosi del Grillo

di SKA su Cose dette da altri il 7 settembre 2014, 11:13

LPR decide che é il caso di prendere sul serio i post sanitario-complottisti di grillocasaleggio per spiegare senza toni allarmistici e sensazionalistici che no, non c’é un ritorno della tubercolosi proveniente dagli immigrati che sbarcano in Italia (o come li chiamano loro, clandestini).
Il 2014 della politica e dell’informazione italiana é questo, bisogna prendere sul serio cose evidentemente idiote (e sul quale ci si sarebbe riso sopra) perché rivolte ad una massa cosí fragile e facilmente condizionabile da far quasi paura.

Il MoVimento 5 Stelle Si È Fermato A Ebola http://www.laprivatarepubblica.com/tubercolosi-grillo-m5s/

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Farfalle

di SKA su La dimanche des crabes il 14 luglio 2014, 11:24

Leggo le parole e le storie di alcuni ragazzi sognatori, chiusi tra le quattro mura di un’università, con le loro vite che scorrono lente e faticose tra le strade di città e di paese. Ci rileggo il mio passato. Un passato scritto tra pagine bianche sporcate dall’inchiostro e infinite parole digitali che segnano anni di sogni, aspettative, dolori e illusioni ormai mescolate alla nebbia della quotidianità. Leggo le loro parole e ci vedo la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita. Parole di chi ha il sogno di scrivere per vivere, della musica come costante di giorni che passano ogni anno sempre più veloci. Nelle loro storie presenti ci vedo la consapevolezza di un futuro nebuloso ed insicuro che non ricordo di aver avuto, forse troppo impegnato ad inseguire le farfalle dei miei sogni di vita con quel retino bucato che non ho mai ricucito.

Mi rendo conto con dolore quasi fisico che queste cose le ho parcheggiate in una scatola con il coperchio semi-aperto, per lasciarmi aperta la possibilità di dargli una sbirciata ogni tanto, ma senza troppa convinzione.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, riesco ancora a scorgere quello che sono stato tra le crepe di quello che sono, ma ad ogni giorno passato, stanco e ammantato dai problemi giornalieri, mi allontano sempre di più da quello che avrei voluto essere.
Mi scivolo dalle dita e non ho più neanche la soddisfazione di ritrovarmele sporche d’inchiostro.

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Hipsterofilia

di SKA su Cose dette da altri il 7 luglio 2014, 09:26

O anche “Berlino ha rotto il cazzo”, come da titolo originale.

Poi c’è quell’amico che un giorno, col sorrisetto beffardo di chi ha capito tutto della vita e che vuole assolutamente farti sentire una merda, confessa a te e alla comitiva il suo straordinario progetto esistenziale: “Raga, ho deciso, vado a Berlino”.

Siete nell’unico pub del paese, quello in cui avete passato innumerevoli noiosissime serate; lui sorseggia la sua bionda media (l’unica birra alla spina disponibile nel raggio di sedici chilometri), se la guarda continuando a sorridere, anzi di più, ghignando proprio. D’un tratto, quell’amico con cui sei cresciuto e che riconosci a stento dietro la sua maschera da italiano in fuga, dà voce ai luoghi comuni: “A Berlino la birra non costa un cazzo”. Hai una fitta nel costato: l’invidia, sì, l’invidia. “Beato te!” dici con l’entusiasmo di uno che è appena stato messo in regola in macelleria dallo zio a San Giovanni in Persiceto e col cazzo che si muove più.

Tu sei triste, lui è a tremila. Cristosanto, dovevi essere tu a prendere due stracci, buttarli in uno zaino e andare a Berlino. Sei tu quello con una laurea da 110 e lode in Scienze della comunicazione; lui ha fatto l’istituto tecnico e lì s’è fermato. “Ma che mondo è?” ti chiedi sbigottito.

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http://libernazione.it/berlino-ha-rotto-il-cazzo/

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Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo online in Italia

di Reverendo SenzaDio su Notizie Commentate il 14 giugno 2014, 20:41

Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo via internet nel nostro paese è stato lungo e difficile, anche se negli ultimi hanno ha visto una grande accelerazione, anche a causa della crisi economica e della crisi del debito che ha colpito tutta la zona Euro. Il processo è iniziato nel luglio del 2011, quando ancora era in carica in governo Berlusconi, con una prima legalizzazione che ha riguardato i giochi da tavolo, i gratta e vinci, le lotterie e le scommesse sportive online. Grazie a questa prima fase della legalizzazione i casinò online hanno potuto munirsi di una regolare licenza e cominciare a operare nel nostro paese. Ma non ci si poteva limitare ai giochi da tavolo e a poco altro. Bisognava andare oltre.

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Non siete poi così interessanti come credete

di SKA su Cose dette da altri, La dimanche des crabes il 9 giugno 2014, 10:29

Una riflessione di qualche giorno che sarebbe dovuta diventare un testo scritto più approfondito, ma a tradurre quel pensiero ci ha pensato Mario Braconi su Libernazione.
Noto un movimento sempre più costante di pseudo-evangelizzazione che usa i toni messianici del “vivi!”, “guarda la realtà!” anziché “stare davanti al tuo smartphone”. La maggior parte delle volte però sono messaggi che arrivano – guarda un po’ – attraverso i canali sociali del web, da pseudo-creativi e “psicologi dell’internet”, nuova categoria di ciarlatani. Ma la verità è semplice: se la vita e la realtà che abbiamo attorno fa talmente schifo da non riuscire a coinvolgere la nostra attenzione, quest’ultima si rivolge ad altro. E fa bene.
Non siete poi così interessanti come credete.

Credevo che a preoccuparsi di “tutta questa gente che, per strada, non fa altro che guardare il display del telefonino” fosse solo la mia anziana madre (per la quale, poi, tutti i dispositivi touch sono indistintamente designati con il nome generico di “macchinette”) o qualche giornalista con tendenze luddiste. Invece un tale Gary Turk, che dimostra appena una trentina d’anni, ha realizzato una clip di cinque interminabili minuti dall’eloquente titolo “Look Up” (“Guarda in alto”), il cui obiettivo è proprio dimostrare come la generazione di “dipendenti” da smartphone e tablet stia smarrendo il senso della realtà, pronta come è a barattarla con la connessione virtuale perenne ad un mondo irreale popolato da ombre.

continua su Libernazione

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P2: gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta

di SKA su Antimafia, ControInformazione il 5 maggio 2014, 17:08

Una notizia importante da condividere.
Grazie alla Rete degli archivi per non dimenticare sono da oggi – 5 maggio 2014 – disponibili integralmente gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che possono essere visionati direttamente a questo link

La storia dell’Italia Repubblicana passa necessariamente attraverso il recupero e la valorizzazione delle fonti documentarie contemporanee soggette più di altre a rischi di dispersione e distruzione.

La Rete degli archivi per non dimenticare nasce con quest’obiettivo e riunisce oggi più di sessanta tra associazioni, centri di documentazione, fondazioni, archivi di Stato e istituti privati che conservano documentazione relativa al terrorismo, all’eversione, alla violenza politica e alla criminalità organizzata in tutti gli aspetti sociali, civili e politici. “

C’è molto da leggere e da spulciare, proveremo a farlo.

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Proibizionismo = Mafie

di SKA su Antimafia, Cose dette da altri il 23 gennaio 2014, 13:50

Roberto Saviano è un autore mainstream, assolutamente inflazionato e con una sequela di potenziali criticità che non sto neanche ad elencare, soprattutto quando viene usato – o si erge da solo – a narratore/paladino di tutte le storture italiche.
Saviano ne sa di mafie e su questo aspetto vale la pena condividerlo ed approfondirne il pensiero, soprattutto perché espone le esatte motivazioni ed obiezioni per il quale mi trovo anche io a favore dell’antiproibizionismo in tema di “droghe leggere” (per farla semplicistica). In particolare quella legata al continuo sostentamento del narcotraffico e quindi delle mafie grazie ad una bizzarra domanda di mercato, spesso proveniente da aree sedicenti liberali. (grassetti miei)

Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti. Sono quasi astemio, un occasionale bevitore di alcolici. Ma sono, invece, profondamente antiproibizionista. Indipendentemente dal mio rapporto con qualunque tipo di sostanza, dal mio stile di vita, dalle mie passioni e dalle mie repulsioni. Si ritiene, sbagliando, che essere antiproibizionisti significhi tifare per le droghe. Sottovalutarne gli effetti, incentivarne il consumo. Niente di più falso. Spesso, in Italia, le discussioni sui temi più delicati sono travolte da un furore ideologico che oscura i fatti e impedisce un dibattito sereno. È successo con l’aborto, con l’eutanasia, succede con le droghe. E non è possibile che una parte dei cittadini, che la parte maggiore delle istituzioni religiose – con il peso che la Chiesa Cattolica ha in Italia – e che la politica tutta, tranne pochissime eccezioni, si rifiutino di affrontare seriamente e con responsabilità questo tema. Non è possibile che la risposta alla tossicodipendenza sia nella maggior parte dei casi il carcere, che tracima di spacciatori e consumatori, ultimi ingranaggi di un meccanismo che irrora di danaro l’intero nostro Paese.

Proprio dalle pagine di Repubblica un grande giornalista scomparso prematuramente, Carlo Rivolta, raccontava di come la prima generazione di tossicodipendenti veri in Italia, quella degli anni Ottanta, fosse stata abbandonata a se stessa da uno Stato patrigno e non padre. Da uno Stato che preferiva considerare quei ragazzi zombie, morti viventi, tossici colpevoli. Ai quali nessuna mano andava tesa, e dei quali si aspettava solo la morte. Erano causa del loro male. Ci si domanda cosa sia cambiato a distanza di trent’anni, se nemmeno nel dibattito pubblico questi temi hanno trovato posto.

So che la legalizzazione delle droghe è un tema complicato, difficile da proporre e da affrontare. So che pone molti problemi soprattutto di carattere morale, ma un Paese come il nostro, che ha le mafie più potenti del mondo, non può eluderlo. Con tutti i problemi che ha il paese dobbiamo pensare alle canne, ai tossici e ai fattoni? Nulla di più superficiale che questo commento.

Bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti, e sono camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra. Del resto Maurizio Prestieri, boss di Secondigliano (rione Monterosa per la precisione) ora collaboratore di giustizia, mi disse una volta durante un’intervista: con tutto il fumo che i ragazzi “alternativi” napoletani compravano da noi, sostenevamo le campagne elettorali di politici di centrodestra in provincia.

Il proibizionismo (degli alcolici) ha già condotto l’uomo e lo Stato nell’abisso cento anni fa: non ha senso ripetere errori già commessi. La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo. D’altronde, è grazie ai divieti che guidano l’azienda più florida al mondo con oltre 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Più della Shell, più della Samsung. Se esiste una merce che non resta invenduta è proprio la droga. L’unica che non conosce crisi, che nonostante sia illegale ha punti vendita ovunque. È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Nonostante questo, quando in Italia si arriva finalmente a discutere di antiproibizionismo, mancando la consuetudine, mancano finanche le informazioni basilari. I nostri ministri, sul narcotraffico, si limitano a fare encomi quando ci sono sequestri di droga, a elencare latitanti finiti in manette o ancora da arrestare. Eppure l’economia della droga è la prima economia: cemento, trasporti, negozi di ogni genere, grande distribuzione, appalti, camion, banche, compro oro, campagne elettorali – e l’elenco sarebbe interminabile – vengono alimentati dalle arterie del narcotraffico.

Gran parte della politica italiana (con poche eccezioni tra cui i Radicali da decenni impegnati nella lotta al proibizionismo) ritiene la questione legata esclusivamente alla repressione o alle dipendenze. Il dibattito si riduce a un problema di “drogati” o di “mafiosi” e in definitiva – questo è lo sbaglio maggiore – non si vede in che modo possa incidere nella vita quotidiana delle persone. Nulla di più falso.

Continua su Repubblica

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13 gennaio 1898 – J’ACCUSE

di SKA su Cose curiose successe oggi il 13 gennaio 2014, 18:05

Il 13 gennaio 1898 è il giorno in cui uscì il famoso editoriale scritto da Émile Zola in forma di lettera aperta al Presidente della Repubblica francese Félix Faure, e pubblicato dal giornale socialista L’Aurore ed intitolato J’Accuse…! (Io accuso…!). L’editoriale fu scritto con lo scopo di denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo contro Alfred Dreyfus, al centro di uno dei più famosi affaires della storia francese.

J’ACCUSE!

Monsieur le Président, permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno mi avete fatto, di preoccuparmi per la Vostra giusta gloria e dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Avete conquistato i cuori, Voi siete uscito sano e salvo da grosse calunnie. Apparite raggiante nell’apoteosi di questa festa patriottica che l’alleanza russa ha rappresentato per la Francia e Vi preparate a presiedere al trionfo solenne della nostra esposizione universale, che coronerà il nostro grande secolo di lavoro, di libertà e di verità. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sul Vostro regno – soltanto quell’abominevole affare Dreyfus!

J’ACCUSE
AFFAIRE DREYFUS

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Non è la fine, ma quasi

di SKA su Cose dette da altri il 9 gennaio 2014, 13:49

Interessante riflessione sul tema “Fine dei libri” come supporto e formato di cultura, in contrapposizione all’invasione di altri mezzi e della riduzione sempre più drastica del tempo a disposizione per la lettura. Il tempo c’è, ma l’abbiamo regalato ad altri supporti.
Non è la fine, ma un riassestamento.

Le vendite dei libri sono in grande crisi, in Occidente e in Italia. Tutti i maggiori editori italiani hanno perdite più o meno cospicue e grafici in discesa: una cappa di desolazione rassegnata incombe su ogni loro riunione o incontro occasionale. Il dato insomma c’è: ma la questione è culturale, non commerciale. E sono due questioni, dicevo.
Una è che leggiamo meno libri, per due grandi fattori legati entrambi a internet. Il primo è che la Rete ha accelerato la nostra disabitudine alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al regalare un tempo quieto a occupazioni come queste. È una considerazione ormai condivisa e assodata: la specie umana sta diventando inadatta alla lettura lunga.
Il secondo fattore è che gli spazi e i tempi un tempo dedicati alla lettura di libri stanno venendo occupati in gran parte da altro, e subiscono la competizione di videogiochi, social network, video online, e mille altre opportunità a portata di mano sempre e ovunque. Quelli che leggevano libri sui tram o nelle sale d’aspetto o sui treni oggi stanno sui loro smartphone, e non a leggere ebooks. Ormai stanno sui loro smartphone anche prima di addormentarsi, molti. Tutto quel tempo, non è più a disposizione delle lentezze dei libri: è preso.

Leggi l’articolo completo su Wittgenstein

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Mappa delle mafie vs. stato

di SKA su Antimafia il 5 settembre 2013, 01:11

Interessante mappa creata da Laura Canali e pubblicata su Limes

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Blog come fossero caramelle

di SKA su Cose dette da altri il 11 giugno 2013, 18:34

C’era una riflessione giornalistico/editoriale che mi ruzzolava in testa un po’ di tempo fa, ma era uno di quei pensieri che se ne stanno lì per settimane senza prendere mai veramente corpo. A volte il corpo glielo danno altri, quindi tanto vale citarli e linkarli.
La riflessione verte sull’editoria online e su questa strana tendenza che hanno preso i quotidiani online di affidare rubriche – spesso a-tematiche – a persone e chiamarle blog: a volte famose, ma senza talento per la scrittura. A volte sconosciute e con un grande talento per la scrittura. A volte con entrambe le qualità, a volte senza entrambe. Insomma, avete capito. L’unico comune denominatore è che, di solito, scrivono gratis. Una rincorsa a copiare il modello Huffington Post, ma in salsa italiana.
Ecco, quella roba lì, i blog di centinaia di autori come succede al Fatto Quotidiano (ma anche a l’Unità, al Post, a Linkiesta ecc…) molto semplicemente non sono blog.

Però lo spiega meglio Leonardo nell’articolo “I blog del Fatto non esistono”. E spoilero pure la chiusa (però leggete pure il resto).

Non esistono blog del Fatto, o blog dell’Unità, o blog di altre testate giornalistiche. Esistono pagine web del Fatto, articoli del Fatto. I lettori non notano la differenza, e fanno benissimo a non notarla. L’unica differenza importante è tra fatto vero e cazzata. Un quotidiano che lascia libero accesso a collaboratori, e che non controlla le potenziali cazzate, ha evidentemente deciso di privilegiare un certo tipo di quantità su un certo tipo di qualità. Magari per ora ha ragione. Io spero che il tempo gli darà torto.

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Il Movimento 5 Stelle primo partito d’Italia?

di SKA su ControInformazione, Notizie Commentate il 21 marzo 2013, 14:08

Risposta breve: no.

Giuseppe Piero Grillo e la Pravda del Movimento 5 Stelle stanno spingendo questa panzana:

Il M5S è stato il primo per numero di voti alle ultime elezioni. Per questo chiede ufficialmente un incarico di governo per realizzare il suo programma

L’hanno diffusa immediatamente dopo le consultazioni con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – a cui ha partecipato il non-candidato e non-eletto Giuseppe Piero Grillo – anche tramite un comunicato ufficiale impaginato con word.

Andiamo a controllare perché si tratta di una di quelle panzane in stile Berlusconi.
Per semplicità – ed anche per doppia funzione di segnalazione – riportiamo i dati scritti dal blog satirico/informativo “Cronache dal Libero Stato di Grillonia“, mettendo a confronto soltanto i voti dei singoli partiti (non coalizioni quindi) che hanno preso più voti alle scorse elezioni.

I voti presi dai singoli partiti, non coalizioni, giusto per seguire la logica grillina.

Camera+Estero

Partito Democratico: 8.932.615

Movimento 5 Stelle: 8.784.499

Senato+Estero

Partito Democratico: 8.674.893

Movimento 5 Stelle: 7.375.412

Totale Camera+Senato+Estero Partito Democratico: 17.607.508

Totale Camera+Senato+Estero Movimento 5 Stelle : 16.159.911

Su cosa si basa quindi questo accanimento? Ci sarà pure un motivo se cercano di cavalcare strumentalmente un dato non vero.
C’è infatti un dato – parziale – legato alla sola circoscrizione Italia che ha questi dati:

Movimento 5 Stelle 8.689.458

Partito Democratico 8.644.523
Una differenza di 44.935 voti in favore del Movimento 5 Stelle.

Ovviamente la fonte è, molto semplicemente, quella ufficiale del Ministero degli Interni.

Si tratta quindi – nella migliore delle ipotesi – di un cavallo che cavalca un dato parziale, alla stregua di un PDL che si dicesse di essere il primo partito per aver preso la maggioranza dei voti nella circoscrizione Lombardia.
I voti si calcolano nel complessivo, altrimenti tanto valeva non far votare gli italiani all’estero, no? Oppure uno vale uno solo se si è sul suolo italiano?

Piccolo addendum: la somma dei voti a Camera e Senato non sarebbe neanche necessaria, ma rende il quadro della situazione. Ed ancora: non ha comunque alcun senso parlare dei voti ai singoli partiti, lo ha solo in senso politico eventualmente, ma a livello numerico esiste la possibilità di coalizioni anche per questo. E se dobbiamo quindi fare un’analisi di coalizione, il Movimento 5 Stelle diventa terzo soggetto politico, anche dopo la seppur larghissima coalizione PDL.
Prendendo il PD: chi ha votato SEL o Tabacci ha votato implicamente il candidato capolista Bersani. E tutti quei voti di coalizione sono funzionali alla composizione dell’arco parlamentare.

Spiegare l’ovvio è quasi estenuante.

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Sui primi due giorni del M5S in Parlamento

di SKA su Cose dette da altri il 17 marzo 2013, 16:02

http://ilnichilista.com/2013/03/17/sui-primi-due-giorni-del-m5s-in-parlamento/

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Lo scotto della democrazia autoritaria

di SKA su Il Terzo Occhio il 28 febbraio 2013, 16:04

Sempre più strano questo paese.
Nonostante siamo uno paese a prevalenza cattolica, nonché ospitanti lo Stato Vaticano, tutto sommato esiste la possibilità di criticare, ironizzare o fare satira sulla Chiesa e le sue storture. Ed è stato fatto.

Siamo passati da un dominio della Democrazia Cristiana, poi sbriciolatosi in favore dei socialisti, di Craxi. Hanno – tutti – rubato e se n’è lungamente discusso durante Tangentopoli/Mani pulite. C’era molta – moltissima – censura, ma tutto sommato lo scontro critico/satirico è stato possibile.

Siamo passati per brevissimi governi post-tangentopoli e con l’avanzata di un personaggio come Berlusconi, che nel 1994 non era ancora il Berlusconi che sarebbe stato. Abbiamo visto nascere un movimento strano ed irruento come la Lega Nord, che passa da essere di estrema sinistra a centro destra, che passa da far cadere il primo governo B. per accuse di mafia ad accordi pochissimo tempo dopo. Qui la critica e la satira sono state spietate, ed è stato possibile.

La svendita e privatizzazioni di società controllate dallo Stato. Poi i governi tecnici di Dini, i governi ballerini di D’Alema e Prodi, le porcate sulla par condicio, le porcate sul conflitto d’interessi, la nascita del termine “inciucio”, l’instabilità di governo, un passaggio irruento e mal controllato – anche se doveroso – all’euro. Tutte responsabilità della sinistra. Ma è stato possibile criticare e fare satira su tutto.

Poi è arrivato il vero Berlusconi con tutta la cricca di minus habens che si è trascinata dietro e non c’è veramente più bisogno di aggiungere altro su tutto quel che è stato fatto durante quei governi. La censura ha colpito duramente alcuni, è verissimo, ma al tempo stesso la critica e la satira durante il periodo Berlusconiano hanno trovato uno dei maggiori terreni fertili della storia d’Italia. Mi fermo ad un breve cenno di autoreferenzialità: è dal 2001 che ne scrivo, ne ho scritto – so fare solo quello e neanche troppo bene – e nonostante tutto anche i più feroci critici (persone normali) hanno sempre compreso che non c’erano interessi “di parte”, ma che soprattutto fa parte della democrazia. Mi ricordo un divertito e collaborativo Casini che rispose pubblicamente a delle obiezioni sul famigerato Fondo di Solidarietà (i Pacs in pratica) di cui soltanto i parlamentari possono usufruire.

Persino sulla mafia e su rapporti in odore di mafia.

Ma oggi è arrivato Grillo – e non parlo degli onesti ragazzi di M5S che ci hanno messo e ci mettono la faccia – ma proprio di Grillo. Di Grillo, di Casaleggio e di un terzo degli elettori italiani convinti e fomentati dalla rabbia.
Ecco, con Grillo e grillini la critica e la satira non sono più possibili. Si ricevono minacce, insulti (d’altronde si basa tutto su quello, no?), accuse di difendere alternativamente o I COMUNISTI o LO PSICONANO. Come se criticare un movimento (ormai partito) che è ormai a tutti gli effetti in parlamento significhi automaticamente essere al soldo di PD o PDMENOELLE. (Tra l’altro si può anche smettere coi nomignoli ormai, no?).
E stavolta non parlo del vertice, ma della base, che va avanti a testa bassa e diffida da ogni possibilità di messa in discussione dell’operato dei capi.
Parlo in prima persona perché sono io a scriverne e perché ho subìto alcune delle cose sopra descritte, ma in realtà da quanto posso osservare si tratta di un discorso dentro il quale si sono trovate e si trovano ancora persone libere di pensiero e di penna.
Spero che con un po’ di maturita politica e civile questo atteggiamento squadrista vada a mitigarsi, altrimenti c’è da preoccuparsi per davvero.

Che mattone.

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About Oscar

di SKA su Notizie Commentate il 20 febbraio 2013, 17:11

Della questione “master e lauree millantate da Oscar Giannino” si sta discutendo molto, sia in rete che negli altri media. Inutile fare riassunti, fate una veloce ricerca.
Non è neanche interessante sapere o cercare di capire perché Zingales abbia deciso di fare una sceneggiata pubblica a pochi giorni dal voto. Un atto doveroso, ma credo che esista pur sempre una responsabilità civile nei confronti dei militanti e dei possibili elettori raccolti in così poco tempo attorno al progetto Fare per Fermare il Declino. C’è “qualcosa dietro”? Cercare dietrologie è sempre una speculazione divertente, ma assolutamente insignificante dal punto di vista politico e giornalistico.

Una volta scoperchiata la pentola e dipanata un po’ di nebbia rimane solo una cosa: le balle.
Non stiamo parlando di credibilità politica = titolo accademico e viceversa, altrimenti staremmo parlando di aristocrazie e non più di un – almeno potenziale – governo del popolo. La credibilità politica e quindi elettorale si conquista sulla propria pelle e sulla propria persona, anche al netto di titoli. Giannino l’avrebbe potuta conquistare anche senza millantare lauree e master altisonanti. Purtroppo però la propria credibilità si basa e si è basata quasi esclusivamente su di una sua competenza in materia economica, sicuramente molto più fine ed articolata di molti colleghi e potenziali eletti, ma basata e costantemente supportata da richiami continui a titoli accademici.

L’impianto di FARE si è basato interamente su una persona che ha detto balle o che – alla meglio – ha continuato a prestare il fianco alle balle su se stesso.
Se non si è disposti a credere alle palesi balle di un Berlusconi, un Casini, un Fini, un Vendola o un Grillo (Bersani di solito evita di dire balle, al massimo non dice) non si possono accettare quelle di un Giannino, pur essendo necessario riconoscergli stima.

Nota in aggiunta: millantato credito e dichiarazione mendace sono reati punibili penalmente. Ma sarebbe un antipatico giochino giustizialista dilungarsi in tal senso.

Update 20 febbraio 2012, 16.50: Oscar Giannino si dimette irrevocabilmente da Presidente di FARE. Ha raccontato balle, è stato scoperto, si è dimesso. Giusto e doveroso. In Italia è una meritevole eccezione, anche se dovrebbe essere una regola implicita.

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Discorso agli Ateniesi – Pericle, 461 a.c.

di SKA su Satira il 19 febbraio 2013, 18:07

Mi è stato chiesto via mail di recuperare un testo che parlava della democrazia ad Atene quasi un secolo prima della nascita di Cristo.
Il testo in questione è famoso e lo ripubblico volentieri. Si tratta del “Discorso agli Ateniesi” di Pericle, 461 a.c., scritto da Tucidide

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al
nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Nota a margine: questo testo scritto da Tucidide è diventanto famoso in Italia per essere stato ripreso da Paolo Rossi, ma censurato in RAI. Leggi qui.

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.