Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo online in Italia

di Reverendo SenzaDio su Notizie Commentate il 14 giugno 2014, 20:41

Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo via internet nel nostro paese è stato lungo e difficile, anche se negli ultimi hanno ha visto una grande accelerazione, anche a causa della crisi economica e della crisi del debito che ha colpito tutta la zona Euro. Il processo è iniziato nel luglio del 2011, quando ancora era in carica in governo Berlusconi, con una prima legalizzazione che ha riguardato i giochi da tavolo, i gratta e vinci, le lotterie e le scommesse sportive online. Grazie a questa prima fase della legalizzazione i casinò online hanno potuto munirsi di una regolare licenza e cominciare a operare nel nostro paese. Ma non ci si poteva limitare ai giochi da tavolo e a poco altro. Bisognava andare oltre.

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Non siete poi così interessanti come credete

di SKA su Cose dette da altri, La dimanche des crabes il 9 giugno 2014, 10:29

Una riflessione di qualche giorno che sarebbe dovuta diventare un testo scritto più approfondito, ma a tradurre quel pensiero ci ha pensato Mario Braconi su Libernazione.
Noto un movimento sempre più costante di pseudo-evangelizzazione che usa i toni messianici del “vivi!”, “guarda la realtà!” anziché “stare davanti al tuo smartphone”. La maggior parte delle volte però sono messaggi che arrivano – guarda un po’ – attraverso i canali sociali del web, da pseudo-creativi e “psicologi dell’internet”, nuova categoria di ciarlatani. Ma la verità è semplice: se la vita e la realtà che abbiamo attorno fa talmente schifo da non riuscire a coinvolgere la nostra attenzione, quest’ultima si rivolge ad altro. E fa bene.
Non siete poi così interessanti come credete.

Credevo che a preoccuparsi di “tutta questa gente che, per strada, non fa altro che guardare il display del telefonino” fosse solo la mia anziana madre (per la quale, poi, tutti i dispositivi touch sono indistintamente designati con il nome generico di “macchinette”) o qualche giornalista con tendenze luddiste. Invece un tale Gary Turk, che dimostra appena una trentina d’anni, ha realizzato una clip di cinque interminabili minuti dall’eloquente titolo “Look Up” (“Guarda in alto”), il cui obiettivo è proprio dimostrare come la generazione di “dipendenti” da smartphone e tablet stia smarrendo il senso della realtà, pronta come è a barattarla con la connessione virtuale perenne ad un mondo irreale popolato da ombre.

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P2: gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta

di SKA su Antimafia, ControInformazione il 5 maggio 2014, 17:08

Una notizia importante da condividere.
Grazie alla Rete degli archivi per non dimenticare sono da oggi – 5 maggio 2014 – disponibili integralmente gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che possono essere visionati direttamente a questo link

La storia dell’Italia Repubblicana passa necessariamente attraverso il recupero e la valorizzazione delle fonti documentarie contemporanee soggette più di altre a rischi di dispersione e distruzione.

La Rete degli archivi per non dimenticare nasce con quest’obiettivo e riunisce oggi più di sessanta tra associazioni, centri di documentazione, fondazioni, archivi di Stato e istituti privati che conservano documentazione relativa al terrorismo, all’eversione, alla violenza politica e alla criminalità organizzata in tutti gli aspetti sociali, civili e politici. “

C’è molto da leggere e da spulciare, proveremo a farlo.

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Proibizionismo = Mafie

di SKA su Antimafia, Cose dette da altri il 23 gennaio 2014, 13:50

Roberto Saviano è un autore mainstream, assolutamente inflazionato e con una sequela di potenziali criticità che non sto neanche ad elencare, soprattutto quando viene usato – o si erge da solo – a narratore/paladino di tutte le storture italiche.
Saviano ne sa di mafie e su questo aspetto vale la pena condividerlo ed approfondirne il pensiero, soprattutto perché espone le esatte motivazioni ed obiezioni per il quale mi trovo anche io a favore dell’antiproibizionismo in tema di “droghe leggere” (per farla semplicistica). In particolare quella legata al continuo sostentamento del narcotraffico e quindi delle mafie grazie ad una bizzarra domanda di mercato, spesso proveniente da aree sedicenti liberali. (grassetti miei)

Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti. Sono quasi astemio, un occasionale bevitore di alcolici. Ma sono, invece, profondamente antiproibizionista. Indipendentemente dal mio rapporto con qualunque tipo di sostanza, dal mio stile di vita, dalle mie passioni e dalle mie repulsioni. Si ritiene, sbagliando, che essere antiproibizionisti significhi tifare per le droghe. Sottovalutarne gli effetti, incentivarne il consumo. Niente di più falso. Spesso, in Italia, le discussioni sui temi più delicati sono travolte da un furore ideologico che oscura i fatti e impedisce un dibattito sereno. È successo con l’aborto, con l’eutanasia, succede con le droghe. E non è possibile che una parte dei cittadini, che la parte maggiore delle istituzioni religiose – con il peso che la Chiesa Cattolica ha in Italia – e che la politica tutta, tranne pochissime eccezioni, si rifiutino di affrontare seriamente e con responsabilità questo tema. Non è possibile che la risposta alla tossicodipendenza sia nella maggior parte dei casi il carcere, che tracima di spacciatori e consumatori, ultimi ingranaggi di un meccanismo che irrora di danaro l’intero nostro Paese.

Proprio dalle pagine di Repubblica un grande giornalista scomparso prematuramente, Carlo Rivolta, raccontava di come la prima generazione di tossicodipendenti veri in Italia, quella degli anni Ottanta, fosse stata abbandonata a se stessa da uno Stato patrigno e non padre. Da uno Stato che preferiva considerare quei ragazzi zombie, morti viventi, tossici colpevoli. Ai quali nessuna mano andava tesa, e dei quali si aspettava solo la morte. Erano causa del loro male. Ci si domanda cosa sia cambiato a distanza di trent’anni, se nemmeno nel dibattito pubblico questi temi hanno trovato posto.

So che la legalizzazione delle droghe è un tema complicato, difficile da proporre e da affrontare. So che pone molti problemi soprattutto di carattere morale, ma un Paese come il nostro, che ha le mafie più potenti del mondo, non può eluderlo. Con tutti i problemi che ha il paese dobbiamo pensare alle canne, ai tossici e ai fattoni? Nulla di più superficiale che questo commento.

Bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti, e sono camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra. Del resto Maurizio Prestieri, boss di Secondigliano (rione Monterosa per la precisione) ora collaboratore di giustizia, mi disse una volta durante un’intervista: con tutto il fumo che i ragazzi “alternativi” napoletani compravano da noi, sostenevamo le campagne elettorali di politici di centrodestra in provincia.

Il proibizionismo (degli alcolici) ha già condotto l’uomo e lo Stato nell’abisso cento anni fa: non ha senso ripetere errori già commessi. La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo. D’altronde, è grazie ai divieti che guidano l’azienda più florida al mondo con oltre 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Più della Shell, più della Samsung. Se esiste una merce che non resta invenduta è proprio la droga. L’unica che non conosce crisi, che nonostante sia illegale ha punti vendita ovunque. È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Nonostante questo, quando in Italia si arriva finalmente a discutere di antiproibizionismo, mancando la consuetudine, mancano finanche le informazioni basilari. I nostri ministri, sul narcotraffico, si limitano a fare encomi quando ci sono sequestri di droga, a elencare latitanti finiti in manette o ancora da arrestare. Eppure l’economia della droga è la prima economia: cemento, trasporti, negozi di ogni genere, grande distribuzione, appalti, camion, banche, compro oro, campagne elettorali – e l’elenco sarebbe interminabile – vengono alimentati dalle arterie del narcotraffico.

Gran parte della politica italiana (con poche eccezioni tra cui i Radicali da decenni impegnati nella lotta al proibizionismo) ritiene la questione legata esclusivamente alla repressione o alle dipendenze. Il dibattito si riduce a un problema di “drogati” o di “mafiosi” e in definitiva – questo è lo sbaglio maggiore – non si vede in che modo possa incidere nella vita quotidiana delle persone. Nulla di più falso.

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13 gennaio 1898 – J’ACCUSE

di SKA su Cose curiose successe oggi il 13 gennaio 2014, 18:05

Il 13 gennaio 1898 è il giorno in cui uscì il famoso editoriale scritto da Émile Zola in forma di lettera aperta al Presidente della Repubblica francese Félix Faure, e pubblicato dal giornale socialista L’Aurore ed intitolato J’Accuse…! (Io accuso…!). L’editoriale fu scritto con lo scopo di denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo contro Alfred Dreyfus, al centro di uno dei più famosi affaires della storia francese.

J’ACCUSE!

Monsieur le Président, permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno mi avete fatto, di preoccuparmi per la Vostra giusta gloria e dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Avete conquistato i cuori, Voi siete uscito sano e salvo da grosse calunnie. Apparite raggiante nell’apoteosi di questa festa patriottica che l’alleanza russa ha rappresentato per la Francia e Vi preparate a presiedere al trionfo solenne della nostra esposizione universale, che coronerà il nostro grande secolo di lavoro, di libertà e di verità. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sul Vostro regno – soltanto quell’abominevole affare Dreyfus!

J’ACCUSE
AFFAIRE DREYFUS

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Non è la fine, ma quasi

di SKA su Cose dette da altri il 9 gennaio 2014, 13:49

Interessante riflessione sul tema “Fine dei libri” come supporto e formato di cultura, in contrapposizione all’invasione di altri mezzi e della riduzione sempre più drastica del tempo a disposizione per la lettura. Il tempo c’è, ma l’abbiamo regalato ad altri supporti.
Non è la fine, ma un riassestamento.

Le vendite dei libri sono in grande crisi, in Occidente e in Italia. Tutti i maggiori editori italiani hanno perdite più o meno cospicue e grafici in discesa: una cappa di desolazione rassegnata incombe su ogni loro riunione o incontro occasionale. Il dato insomma c’è: ma la questione è culturale, non commerciale. E sono due questioni, dicevo.
Una è che leggiamo meno libri, per due grandi fattori legati entrambi a internet. Il primo è che la Rete ha accelerato la nostra disabitudine alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al regalare un tempo quieto a occupazioni come queste. È una considerazione ormai condivisa e assodata: la specie umana sta diventando inadatta alla lettura lunga.
Il secondo fattore è che gli spazi e i tempi un tempo dedicati alla lettura di libri stanno venendo occupati in gran parte da altro, e subiscono la competizione di videogiochi, social network, video online, e mille altre opportunità a portata di mano sempre e ovunque. Quelli che leggevano libri sui tram o nelle sale d’aspetto o sui treni oggi stanno sui loro smartphone, e non a leggere ebooks. Ormai stanno sui loro smartphone anche prima di addormentarsi, molti. Tutto quel tempo, non è più a disposizione delle lentezze dei libri: è preso.

Leggi l’articolo completo su Wittgenstein

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Mappa delle mafie vs. stato

di SKA su Antimafia il 5 settembre 2013, 01:11

Interessante mappa creata da Laura Canali e pubblicata su Limes

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Blog come fossero caramelle

di SKA su Cose dette da altri il 11 giugno 2013, 18:34

C’era una riflessione giornalistico/editoriale che mi ruzzolava in testa un po’ di tempo fa, ma era uno di quei pensieri che se ne stanno lì per settimane senza prendere mai veramente corpo. A volte il corpo glielo danno altri, quindi tanto vale citarli e linkarli.
La riflessione verte sull’editoria online e su questa strana tendenza che hanno preso i quotidiani online di affidare rubriche – spesso a-tematiche – a persone e chiamarle blog: a volte famose, ma senza talento per la scrittura. A volte sconosciute e con un grande talento per la scrittura. A volte con entrambe le qualità, a volte senza entrambe. Insomma, avete capito. L’unico comune denominatore è che, di solito, scrivono gratis. Una rincorsa a copiare il modello Huffington Post, ma in salsa italiana.
Ecco, quella roba lì, i blog di centinaia di autori come succede al Fatto Quotidiano (ma anche a l’Unità, al Post, a Linkiesta ecc…) molto semplicemente non sono blog.

Però lo spiega meglio Leonardo nell’articolo “I blog del Fatto non esistono”. E spoilero pure la chiusa (però leggete pure il resto).

Non esistono blog del Fatto, o blog dell’Unità, o blog di altre testate giornalistiche. Esistono pagine web del Fatto, articoli del Fatto. I lettori non notano la differenza, e fanno benissimo a non notarla. L’unica differenza importante è tra fatto vero e cazzata. Un quotidiano che lascia libero accesso a collaboratori, e che non controlla le potenziali cazzate, ha evidentemente deciso di privilegiare un certo tipo di quantità su un certo tipo di qualità. Magari per ora ha ragione. Io spero che il tempo gli darà torto.

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Il Movimento 5 Stelle primo partito d’Italia?

di SKA su ControInformazione, Notizie Commentate il 21 marzo 2013, 14:08

Risposta breve: no.

Giuseppe Piero Grillo e la Pravda del Movimento 5 Stelle stanno spingendo questa panzana:

Il M5S è stato il primo per numero di voti alle ultime elezioni. Per questo chiede ufficialmente un incarico di governo per realizzare il suo programma

L’hanno diffusa immediatamente dopo le consultazioni con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – a cui ha partecipato il non-candidato e non-eletto Giuseppe Piero Grillo – anche tramite un comunicato ufficiale impaginato con word.

Andiamo a controllare perché si tratta di una di quelle panzane in stile Berlusconi.
Per semplicità – ed anche per doppia funzione di segnalazione – riportiamo i dati scritti dal blog satirico/informativo “Cronache dal Libero Stato di Grillonia“, mettendo a confronto soltanto i voti dei singoli partiti (non coalizioni quindi) che hanno preso più voti alle scorse elezioni.

I voti presi dai singoli partiti, non coalizioni, giusto per seguire la logica grillina.

Camera+Estero

Partito Democratico: 8.932.615

Movimento 5 Stelle: 8.784.499

Senato+Estero

Partito Democratico: 8.674.893

Movimento 5 Stelle: 7.375.412

Totale Camera+Senato+Estero Partito Democratico: 17.607.508

Totale Camera+Senato+Estero Movimento 5 Stelle : 16.159.911

Su cosa si basa quindi questo accanimento? Ci sarà pure un motivo se cercano di cavalcare strumentalmente un dato non vero.
C’è infatti un dato – parziale – legato alla sola circoscrizione Italia che ha questi dati:

Movimento 5 Stelle 8.689.458

Partito Democratico 8.644.523
Una differenza di 44.935 voti in favore del Movimento 5 Stelle.

Ovviamente la fonte è, molto semplicemente, quella ufficiale del Ministero degli Interni.

Si tratta quindi – nella migliore delle ipotesi – di un cavallo che cavalca un dato parziale, alla stregua di un PDL che si dicesse di essere il primo partito per aver preso la maggioranza dei voti nella circoscrizione Lombardia.
I voti si calcolano nel complessivo, altrimenti tanto valeva non far votare gli italiani all’estero, no? Oppure uno vale uno solo se si è sul suolo italiano?

Piccolo addendum: la somma dei voti a Camera e Senato non sarebbe neanche necessaria, ma rende il quadro della situazione. Ed ancora: non ha comunque alcun senso parlare dei voti ai singoli partiti, lo ha solo in senso politico eventualmente, ma a livello numerico esiste la possibilità di coalizioni anche per questo. E se dobbiamo quindi fare un’analisi di coalizione, il Movimento 5 Stelle diventa terzo soggetto politico, anche dopo la seppur larghissima coalizione PDL.
Prendendo il PD: chi ha votato SEL o Tabacci ha votato implicamente il candidato capolista Bersani. E tutti quei voti di coalizione sono funzionali alla composizione dell’arco parlamentare.

Spiegare l’ovvio è quasi estenuante.

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Sui primi due giorni del M5S in Parlamento

di SKA su Cose dette da altri il 17 marzo 2013, 16:02

http://ilnichilista.com/2013/03/17/sui-primi-due-giorni-del-m5s-in-parlamento/

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Lo scotto della democrazia autoritaria

di SKA su Il Terzo Occhio il 28 febbraio 2013, 16:04

Sempre più strano questo paese.
Nonostante siamo uno paese a prevalenza cattolica, nonché ospitanti lo Stato Vaticano, tutto sommato esiste la possibilità di criticare, ironizzare o fare satira sulla Chiesa e le sue storture. Ed è stato fatto.

Siamo passati da un dominio della Democrazia Cristiana, poi sbriciolatosi in favore dei socialisti, di Craxi. Hanno – tutti – rubato e se n’è lungamente discusso durante Tangentopoli/Mani pulite. C’era molta – moltissima – censura, ma tutto sommato lo scontro critico/satirico è stato possibile.

Siamo passati per brevissimi governi post-tangentopoli e con l’avanzata di un personaggio come Berlusconi, che nel 1994 non era ancora il Berlusconi che sarebbe stato. Abbiamo visto nascere un movimento strano ed irruento come la Lega Nord, che passa da essere di estrema sinistra a centro destra, che passa da far cadere il primo governo B. per accuse di mafia ad accordi pochissimo tempo dopo. Qui la critica e la satira sono state spietate, ed è stato possibile.

La svendita e privatizzazioni di società controllate dallo Stato. Poi i governi tecnici di Dini, i governi ballerini di D’Alema e Prodi, le porcate sulla par condicio, le porcate sul conflitto d’interessi, la nascita del termine “inciucio”, l’instabilità di governo, un passaggio irruento e mal controllato – anche se doveroso – all’euro. Tutte responsabilità della sinistra. Ma è stato possibile criticare e fare satira su tutto.

Poi è arrivato il vero Berlusconi con tutta la cricca di minus habens che si è trascinata dietro e non c’è veramente più bisogno di aggiungere altro su tutto quel che è stato fatto durante quei governi. La censura ha colpito duramente alcuni, è verissimo, ma al tempo stesso la critica e la satira durante il periodo Berlusconiano hanno trovato uno dei maggiori terreni fertili della storia d’Italia. Mi fermo ad un breve cenno di autoreferenzialità: è dal 2001 che ne scrivo, ne ho scritto – so fare solo quello e neanche troppo bene – e nonostante tutto anche i più feroci critici (persone normali) hanno sempre compreso che non c’erano interessi “di parte”, ma che soprattutto fa parte della democrazia. Mi ricordo un divertito e collaborativo Casini che rispose pubblicamente a delle obiezioni sul famigerato Fondo di Solidarietà (i Pacs in pratica) di cui soltanto i parlamentari possono usufruire.

Persino sulla mafia e su rapporti in odore di mafia.

Ma oggi è arrivato Grillo – e non parlo degli onesti ragazzi di M5S che ci hanno messo e ci mettono la faccia – ma proprio di Grillo. Di Grillo, di Casaleggio e di un terzo degli elettori italiani convinti e fomentati dalla rabbia.
Ecco, con Grillo e grillini la critica e la satira non sono più possibili. Si ricevono minacce, insulti (d’altronde si basa tutto su quello, no?), accuse di difendere alternativamente o I COMUNISTI o LO PSICONANO. Come se criticare un movimento (ormai partito) che è ormai a tutti gli effetti in parlamento significhi automaticamente essere al soldo di PD o PDMENOELLE. (Tra l’altro si può anche smettere coi nomignoli ormai, no?).
E stavolta non parlo del vertice, ma della base, che va avanti a testa bassa e diffida da ogni possibilità di messa in discussione dell’operato dei capi.
Parlo in prima persona perché sono io a scriverne e perché ho subìto alcune delle cose sopra descritte, ma in realtà da quanto posso osservare si tratta di un discorso dentro il quale si sono trovate e si trovano ancora persone libere di pensiero e di penna.
Spero che con un po’ di maturita politica e civile questo atteggiamento squadrista vada a mitigarsi, altrimenti c’è da preoccuparsi per davvero.

Che mattone.

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About Oscar

di SKA su Notizie Commentate il 20 febbraio 2013, 17:11

Della questione “master e lauree millantate da Oscar Giannino” si sta discutendo molto, sia in rete che negli altri media. Inutile fare riassunti, fate una veloce ricerca.
Non è neanche interessante sapere o cercare di capire perché Zingales abbia deciso di fare una sceneggiata pubblica a pochi giorni dal voto. Un atto doveroso, ma credo che esista pur sempre una responsabilità civile nei confronti dei militanti e dei possibili elettori raccolti in così poco tempo attorno al progetto Fare per Fermare il Declino. C’è “qualcosa dietro”? Cercare dietrologie è sempre una speculazione divertente, ma assolutamente insignificante dal punto di vista politico e giornalistico.

Una volta scoperchiata la pentola e dipanata un po’ di nebbia rimane solo una cosa: le balle.
Non stiamo parlando di credibilità politica = titolo accademico e viceversa, altrimenti staremmo parlando di aristocrazie e non più di un – almeno potenziale – governo del popolo. La credibilità politica e quindi elettorale si conquista sulla propria pelle e sulla propria persona, anche al netto di titoli. Giannino l’avrebbe potuta conquistare anche senza millantare lauree e master altisonanti. Purtroppo però la propria credibilità si basa e si è basata quasi esclusivamente su di una sua competenza in materia economica, sicuramente molto più fine ed articolata di molti colleghi e potenziali eletti, ma basata e costantemente supportata da richiami continui a titoli accademici.

L’impianto di FARE si è basato interamente su una persona che ha detto balle o che – alla meglio – ha continuato a prestare il fianco alle balle su se stesso.
Se non si è disposti a credere alle palesi balle di un Berlusconi, un Casini, un Fini, un Vendola o un Grillo (Bersani di solito evita di dire balle, al massimo non dice) non si possono accettare quelle di un Giannino, pur essendo necessario riconoscergli stima.

Nota in aggiunta: millantato credito e dichiarazione mendace sono reati punibili penalmente. Ma sarebbe un antipatico giochino giustizialista dilungarsi in tal senso.

Update 20 febbraio 2012, 16.50: Oscar Giannino si dimette irrevocabilmente da Presidente di FARE. Ha raccontato balle, è stato scoperto, si è dimesso. Giusto e doveroso. In Italia è una meritevole eccezione, anche se dovrebbe essere una regola implicita.

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Discorso agli Ateniesi – Pericle, 461 a.c.

di SKA su Satira il 19 febbraio 2013, 18:07

Mi è stato chiesto via mail di recuperare un testo che parlava della democrazia ad Atene quasi un secolo prima della nascita di Cristo.
Il testo in questione è famoso e lo ripubblico volentieri. Si tratta del “Discorso agli Ateniesi” di Pericle, 461 a.c., scritto da Tucidide

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al
nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Nota a margine: questo testo scritto da Tucidide è diventanto famoso in Italia per essere stato ripreso da Paolo Rossi, ma censurato in RAI. Leggi qui.

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Borsellini elettorali

di SKA su Cose dette da altri il 30 gennaio 2013, 17:48

Lei ha mai parlato con suo fratello della Boccassini?
«A volte è difficile interpretare cose dette in contesti colloquiali. La verità è che Paolo è morto. In teoria io potrei dire qualsiasi cosa senza essere smentito. Per questo non si dovrebbe parlarne. Per questo avevo raccomandato a Ingroia di non tirare fuori il nome di mio fratello in questa campagna elettorale. Perché mio fratello non è mai entrato nelle campagne elettorali, non c’è mai voluto entrare e non ci vorrebbe certo entrare da morto»

Intervista completa qua

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La scorta del pm antimafia Vella

di SKA su Antimafia, Cose dette da altri il 20 gennaio 2013, 14:56

E così, senza clamore, seppellita dalla campagna elettorale e dalla spolverata berlusconiana alla sedia di Marco Travaglio, la notizia che un magistrato antimafia rimanga, da un giorno all’altro, senza lo straccio di una protezione, viene dimenticata in lavastoviglie, chiusa al sicuro tra i piatti sporchi.
Il pm Salvatore Vella è l’uomo dello Stato che negli ultimi anni ha spalancato le finestre nella provincia di Agrigento, riuscendo a decapitare i mandamenti provinciali e facendo irrompere, in una parte di Sicilia soffocata da cosa nostra, un freschissimo profumo di libertà. Dall’8 gennaio scorso a Vella è stato revocato ogni tipo di protezione, dall’auto blindata ai carabinieri che lo proteggevano h24. Per il ministero dell’Interno e per la Prefettura il rischio per lui è cessato.
E allora voglio spiegarvi di chi stiamo parlando.

Continua su Benny Calasanzio Borsellino

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Su Aaron Swartz

di SKA su Cose dette da altri il 17 gennaio 2013, 10:19

di Eva Milan

La storia di Aaron Swartz, della sua persecuzione giudiziaria culminata con il suicidio, è LA NOSTRA STORIA. Un giovane talento informatico che ha dedicato, realizzato, infine sacrificato, la sua vita alla cultura libera, alla rete, alla filosofia dei Commons; allievo di Lessig e co-ideatore del Creative Commons oltre a moltissime altre piattaforme open, un hacker, un hacktivist, un fuorilegge secondo l’ordine costituito, una personalità riconosciuta nell’ambiente della programmazione Open e delle avanguardie intellettuali della rete.

”Uno di noi” per coloro che nella rete hanno trovato forme di lotta e comunicazione alternative, per i reduci di Seattle e Genova, per i blogger delle rivoluzioni arabe, per i giovani “Occupy”, per gli appassionati dell’open source, di Linux, del Copyleft, per gli artisti del Creative Commons.

”Uno di noi” per chi pensa che oggi la ribellione contro l’ordine costituito passa obbligatoriamente attraverso le lotte contro tutte le forme di egemonia culturale del Dio mercato e il suo dogma proprietario, repressivo e colonizzatore di territori, di corpi, di menti e luoghi della comunicazione. Luoghi reali e virtuali che hanno assunto un ruolo determinante come strumento di difesa e riproduzione del pensiero unico e della sua macchina del profitto, tanto da trasformare la rete in quel campo di battaglia profetizzato da Marshall McLuhan, l’Information Guerrilla, in cui tutti concorrono più o meno consapevolmente al sostegno di quella fortezza sociale, o “trappola”, come l’ha definita Richard Stallman, alle cui maglie si può sfuggire soltanto con la diserzione del conosciuto e la contemporanea creazione dell’”Altrove”, che è sinonimo di autogestione, di autogoverno, di biocentrismo. 

E’ così che oggi il potere giudiziario, insieme a quello della repressione poliziesca, è lo strumento di difesa dei poteri che governano il turbocapitalismo tanto nel reale che nel virtuale, fino a perseguire un attivista dei diritti digitali come un criminale, ed equiparare la sottrazione di informazioni a scopo divulgativo a una frode con scopo di lucro, poiché soltanto questo è LO scopo contemplato dalla gestione mercantile del mondo, e quindi della Rete.     

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L’apertura delle sale poker in Italia

di Camerata Stizza su Shit Propaganda il 7 gennaio 2013, 16:29

Uno dei punti della legge di stabilità firmata dall’ormai ex (per poco) Presidente del Consiglio Monti che sembra essere passato un po’ in sordina è quello che regolamenta e dà il via libera all’apertura di circa 1000 nuove sale da poker sul territorio nazionale.

L’apertura era già prevista, ma tramite proroga la tempistica per l’apertura delle nuove sale sarebbe slittato almeno al 2014. Un subemendamento presentato dal Pdl cancella invece lo slittamento iniziale previsto dai relatori e consente l’apertura delle sale già da gennaio 2013.

La questione è questa: in Italia, fino ad ora, non esistono sale da poker in cui è legale il gioco “dal vivo”, cioè uno o più giocatori contro gli altri attorno allo stesso tavolo. I giocatori del paese per giocare liberamente devono interfacciarsi con uno dei tanti casino online italiani oppure dirigersi verso casinò o circoli privati in cui il gioco è consentito.

Chi si è espresso negativamente sulla questione è il – anch’esso ormai ex – Ministro della Salute Renato Balduzzi che si è detto “molto preoccupato per questi emendamenti notturni sul gioco d’azzardo, che ha un impatto sanitario oltre che un impatto sulla vita delle persone drammatico. “

Anche il ministro per la Cooperazione e per l’Integrazione Andea Riccardi ha espresso il proprio parere negativo “Mi sembra incredibile che in un momento di difficoltà economica del Paese, in cui tante famiglie in difficoltà si rovinano nella speranza di una vincita miracolosa, si approvino emendamenti in Commissione per anticipare l’apertura di nuove sale da poker, come se già non bastasse la sterminata offerta di giochi a premi.“

Una nota dell’AAMS ha chiarificato però il punto della situazione: l’apertura delle mille sale da poker non sarebbe “imminente” – sarebbe effettivamente un’invasione – ma esiste tuttavia la possibilità, dal primo gennaio 2013, di indire gare d’appalto. Per tali gare c’è comunque bisogno di un regolamento attuativo che disciplini con precisione il gioco e fissi le imposte dovute allo Stato.

Al momento questo regolamento non esiste, ma siamo abbastanza sicuri che ad elezioni fatte ci ritroveremo di nuovo con qualche subemendamento notturno che ne darà un’accelerata.

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Instagram (e Facebook) venderanno le vostre foto

di SKA su Notizie Commentate il 18 dicembre 2012, 15:49

Cito direttamente la fonte, che è Paolo Attivissimo, per far notare una nuova norma di Instagram (proprietà di Facebook Inc.) che recita testualmente:

you agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you.

Che tradotto significa – per semplicità utilizzo sempre la traduzione di Attivissimo:

per mostrare il vostro nome utente, la vostra immagine, le vostre foto (insieme ad eventuali metadati associati) e/o le azioni che effettuate, in relazione a promozioni o contenuti pagati o sponsorizzati, senza alcun compenso a voi.

Potenzialmente quindi, tutte le foto scattate a parenti, amici, piatti del giorno – a giudicare dalla mole di foto a piatti viene da pensare che Instagram sia nato per questo – e paesaggi potranno essere utilizzati a scopi commerciali. Il Paolo Antibufala dice “in pratica li avete venduti. In realtà non è così, in pratica li avete regalati ad una società quotata in borsa che può farne ciò che vuole a fini commerciali.

Se pur con moltissime criticità di ragionamento, il discorso che fece Wu Ming 1 in questo articolo – almeno nella parte in cui si parla del lavoro invisibile degli utenti dei social network – non è così difforme dalla realtà.
Senza andare a scomodare Marx, stiamo realmente parlando di sfruttamento – nel senso più etimologicamente stretto – di una manovalanza digitale che produce contenuti gratuiti in favore di società quotate in borsa e quindi per natura intrinseca rivolte al capitale.

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Tutta la Trattativa Stato-Mafia in un sito

di SKA su Antimafia il 7 dicembre 2012, 15:00

Breve segnalazione di un progetto fondamentale: è stato creato un sito dedicato alla Trattativa Stato-Mafia in cui si tiene puntuale controllo dei documenti, processi, indagati e storia.

L’argomento Trattativa Stato-Mafia mi sta molto a cuore e l’ho anche trattato più volte, anche se altrove.
Non si può quindi non apprezzare e ringraziare i curatori del sito.

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Dichiaro quanto segue: siete dei fessi

di SKA su ControInformazione il 20 ottobre 2012, 23:28

Avevo scritto un titolo molto più garbato inizialmente, ma alla fine non ho resistito. Non me ne vogliano coloro i quali – in maniera sincera, ma ingenua – credono un po’ a tutto ciò che gli viene proposto ed agiscono senza pensare. Nell’era dell’iper-informazione e di Facebook il classico passaparola da bar, la leggenda metropolitana che diventa realtà raccontata al liceo, vengono sostituiti dalle bacheche altrui.

Continua a circolare – da mesi ormai – un messaggio ben scritto, con una finta infarinatura normativa e fornendo una buona dose di carica emotivo-revanchista per creduloni e complottisti dell’ultimo minuto. L’avrete visto (o scritto, quindi mi rivolgo a voi) molte volte in queste ultime settimane e recita queste parole:

“Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC – 1 – 308 – 1-103. Facebook è ora un’entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l’uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.”

Ne girano alcune versioni, all’incirca con le stesse parole, anche se negli ultimi giorni alcuni utenti arrivati “in ritardo” ne stanno privilegiando quella con dei fastidiosissimi MAIUSCOLI, che dovrebbero rimarcare con ancora più forza a Facebook che NON POSSONO privarci della NOSTRA privacy. Un modo per sommare fastidio su fastidio.

Basterebbe fare un paio di ricerche in rete – quindi uscire da Facebook e godere dei miliardi di altre pagine esistenti sul web – per trovare chi ne ha già parlato, capire la bufala ed evitarvi brutte figure coi vostri amici.

Il gioco che vorrei fare però è un altro. Provare per qualche minuto a prendere sul serio il testo, analizzarlo e sbugiardarlo su basi concrete.Internet, serious business.

Partiamo dalla legge citata. La UCC – 1 – 308 – 1-103 esiste (Uniform Commercial Code), ma con la privacy o con il social networking non ha veramente nulla a che fare. Lo UCC è una delle leggi modello, nello specifico un modello di legge in materia di contratti commerciali, disciplina il contratto di vendita, della garanzia per il bene venduto, dell’agenzia e del contratto d’appalto.

In aggiunta: si tratta di una legge statunitense e – anche volendo – non può essere applicata in Italia. Volendo parlare di proprietà intellettuale, quella di una immagine o di un testo nasce con la creazione del prodotto stesso. In Italia è la Siae (fino ad oggi in esclusiva) a garantire la tutela del diritto di copia, che è, come ogni altro diritto di proprietà, cedibile: pubblicando testi, immagini o altri contenuti su Facebook, il diritto di copia viene ceduto al social network, come da contratto, diventando de facto di sua proprietà (perlomeno fino a quando non sarà il singolo utente a volerli rimuovere assieme al proprio profilo). Qualche informazione in più sul dove vanno a finire e come vengono utilizzati i nostri dati in Facebook.

Vero anche il presupposto di Facebook che è diventata una società quotata in borsa (publicly traded company), come sanno anche i sassi, ma non ci sono stati radicali cambiamenti sul come la società utilizzi o tratti i dati personali degli utenti. La società è sempre all’opera per fare dei ritocchi sulle Terms and Conditions che ogni utente accetta spontaneamente all’iscrizione e/o restando iscritti al social network, ma è anche costretta per legge ad informare ogni volta che avvengono modifiche rilevanti nella normativa generale, privacy e trattamento dei dati.

La considerazione viene da sé: può uno status scritto dentro Facebook – con nessuna natura legale – fornire un qualche tipo di immunità nei confronti della società? No. Non è un magico talismano legale o uno scudo protettivo.
Per gli amanti dell’esoterico e del fantascientifico però c’è chi vi può fornire spiegazioni alternative. Circolano queste singolari teorie ultra-complottiste che disegnano gli utenti come “cavie da laboratorio”, vittime di armi di distrazioni di massa, controllo totale da parte di super-esperti del marketing che ci usano come burattini. Questo del post in bacheca sarebbe soltanto uno degli esperimenti di cui saremmo vittime (sic). Anche qua, ognuno è libero di credere in ciò che ritiene opportuno. Il Vaticano si basa sugli stessi princìpi.

Ritornando al punto e con un Repetita iuvant: quando vi iscrivete a Facebook (o per estensione qualsiasi altro servizio web) ne accettate esplicitamente anche i termini e le condizioni, che includono anche la normativa sulla privacy e l’utilizzo dei dati. Un vostro status privato non cambia in alcun modo l’accettazione iniziale.
Se non accettate le condizioni del servizio l’unica vera azione che potete mettere in atto per la tutela dei vostri dati è andare qui.

(N.B. Ironico il fatto che Facebook in primis ha avviato un’iniziativa volta ad informare gli utenti sulle proposte di modifica della governance e al contempo farli partecipare attivamente per sottoporre o votare per accettare o meno le modifiche in atto.)

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.