Je suis migrante

di SKA su Cose dette da altri il 13 febbraio 2015, 19:48

“È la strage peggiore dal 3 ottobre 2013,” ha twittato l’account italiano dell’Unicef in riferimento all’ennesima tragedia verificatasi al largo di Lampedusa—ed è impossibile dargli torto.

Il 9 febbraio 2015 la Guardia Costiera ha soccorso un gommone carico di migranti provenienti dalla Libia: 29 di questi sono morti assiderati, e 76 sono stati tratti in salvo. Più tardi sono stati trovati altri due gommoni con solo 9 persone a bordo, mentre il quarto è ancora disperso. Si stima che le vittime potrebbero essere più di 300.

Perché i migranti continuano a morire nel Mediterraneo? La domanda che si pone Vice in questo articolo. A questo link per continuare la lettura.

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Dove sono finite le parole?

di SKA su La dimanche des crabes il 7 febbraio 2015, 19:24

Scrivere.
Scrivere.
Quand’è che ho rinunciato a quella costante presenza nel mondo? Le parole scritte sono sempre state come ossigeno, farne a meno equivarrebbe a morire. Eppure. Eppure. Eppure ho smesso, ho lasciato scorrere via le parole in favore di qualcos’altro. Qualcosa che si chiama lavoro, responsabilità, preoccupazioni, ansie. E non è vero che esista la scrittura terapeutica: se stai male, non riesci neanche a pensare. Figuriamoci a scrivere.
Quella che credevo potesse – dovesse – restare l’unica costante, l’unico porto sicuro a cui aggrapparsi, mi è scivolato via lentamente dalle dita. Il malessere può essere – lo è sempre stato – un viatico naturale per sprofondare con penna e calamaio (virtuali) dentro l’abisso della propria coscienza. Scendere fino in fondo per risalire con quello scrigno di emergenze che lo scrittore talvolta non sapeva neanche di avere. O sì, ma non ha ancora affinato gli strumenti per farlo. Per risalire da quel baratro c’è bisogno di caparbia, di tenacia, di tremenda solitudine, di metodo, di dedizione. TEMPO.

Tutto è legato a doppio filo.

Non ho chiuso nessun capitolo dei romanzi iniziati negli anni. Non ho scritto le decine di racconti che ho abbozzato in decine di taccuini. Non ho praticamente più fatto neanche il giornalista. Neanche più il blogger. Le vette più alte arrivano dagli headline ed i body copy di quelle rarissime campagne pubblicitarie che mi passano tra le mani. Poi il nulla.

Il periodare complesso mi sembra essere diventato uno scoglio insormontabile; la punteggiatura arranca e non so più bene quando mettere virgole, punti fermi e punti e virgola. Forse dovrei finire l’ultimo di Houellebecq per re-imparare come si fa. Mi sembra di balbettare e singhiozzare tra le parole senza avere più la capacità di esprimere un concetto di senso compiuto, interrompendomi ogni volta al margine del significato.

Dove sono finite le parole?

Le ho regalate a quella parte di me stesso che ha deciso di non giocarci più, lasciandole in un angolo buio della casa a prendere polvere.
Come un giocattolo vecchio al quale siamo così tanto affezionati che non vorremmo buttare mai, ma con il quale non ci divertiamo più.

P.s. un’interessante lettura sulla solitudine come veicolo per la creatività e la produttività.
Going Solo: The Extraordinary Rise and Surprising Appeal of Living Alone

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Il rapporto 2014 sulla produzione di oppio nel sud est asiatico

di SKA su ControInformazione, Cose dette da altri il 4 febbraio 2015, 12:44

Il recente rapporto dell’Unodc, “Southeast Asia, Opium Survey 2014, sulla produzione (stimata) di oppio nel lontano sud est asiatico, può aiutare a comprendere la situazione alla fine dell’anno da poco terminato. Nell’introduzione Yuri Fedotov, direttore esecutivo già da alcuni anni dell’agenzia antidroga delle Nazioni Unite (Unodc), esprime preoccupazione per un aumento nella produzione di oppio che viene stimata in circa 762 tonnellate nel Myanmar e nella confinante Repubblica Democratica Popolare del Laos, con un accenno anche ai gruppi che trafficano in precursori e sostanze chimiche per i processi di raffinazione.

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Viaggio nel FascioFacebook

di SKA su Cose dette da altri il 2 febbraio 2015, 12:24

Poco prima di Natale, un’inchiesta della procura dell’Aquila aveva portato in carcere più di dieci persone con l’accusa di aver messo in piedi un’associazione eversiva di stampo neofascista denominata “Avanguardia Ordinovista.” Come avevo scritto dopo aver letto l’ordinanza, più che a una riedizione dello stragismo nero ci si trovava di fronte a una specie di “terrorismo in salsa facebookiana”—ossia una congrega di persone che si fomentava a vicenda sui social network e postava fotomontaggi razzisti sulla Kyenge

Un viaggio nel cosiddetto “FascioFacebook”, un “intero sottobosco che impiega le proprie giornate a rievocare i fasti perduti, combattere contro la Peste Rossa, condividere foto di sfilate al passo dell’oca e sfruttare l’immagine di Mussolini a fini pubblicitari.”

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Audi A4, la nuova all-wheel-drive e-quattro della casa degli anelli

di Camerata Stizza su Shit Propaganda il 30 gennaio 2015, 16:14

Oggi parliamo di automobili, che è un argomento solitamente non trattato sul blog. Ma ho ricevuto alcune indicazioni su alcune nuove tecnologie che verranno utilizzate sulla nuova A4 di Audi, in particolare legate all’utilizzo di motori elettrici e quindi abbattimento di consumi ed inquinamento.

La nuova A4 di Audi, che uscirà entro la fine dell’anno, sarà il primo veicolo da strada della casa automobilistica che sarà caratterizzato da un sistema all-wheel-drive basato sul segmento ibrido, denominato l’e-quattro. Il sistema di e-quattro è stato utilizzato da Audi nel suo prototipo Le Mans per un paio d’ anni, per poi approdare, solo negli ultimi mesi, al reparto produzione.

Si tratta essenzialmente di un sistema ibrido a quattro ruote motrici “through-the-road” in cui un motore a combustione interna aziona un asse, mentre il sistema di alimentazione elettrica viene utilizzato per l’altro asse, creando così un sistema a quattro ruote motrici senza la necessità di eventuali semiassi di collegamento. Diverse case automobilistiche offrono già questa tecnologia: tra queste BMW, Peugeot, Porsche e Volvo .

Secondo CAR, il sistema di e-quattro sarà implementato nella variante di A4 High. Il sistema sarà composto da due motori elettrici, uno integrato con il motore – utilizzato per far girare le ruote anteriori – e un altro utilizzato per far girare le ruote posteriori. In questo modo, la vettura avrà ancora una trazione integrale, anche in modalità completamente elettrica.

Se le fonti di energia siano o meno in grado di lavorare in modo indipendente sarà da stabilire in modalità guida. Ricordiamo che il motore classico sarà deputato alla trazione anteriore, quello elettrico potrà funzionare su due o quattro ruote motrici, mentre l’ibrido girerà sulla trazione integrale. La potenza massima arriva ai 408 CV, ma non si esclude uno sviluppo meno potente della versione e-quattro.

I motori elettrici saranno alimentati con una batteria agli ioni di litio, che i proprietari saranno in grado di caricare comodamente a casa tramite una semplice presa a muro. Audi ha pianificato un sistema di ricarica wireless realizzata tramite bobine induttive, ma questa possibilità sarà presente solamente sul nuovo crossover denominato TTQ. Le auto della casa automobilistica degli anelli sono disponibili nelle versioni precedenti sui migliori portali online di auto usate come l’Audi A4.

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La violenza contro i giornalisti (2014)

di SKA su ControInformazione il 7 gennaio 2015, 13:24

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Sessantasei giornalisti uccisi (cui devono essere aggiunti 19 citizen-journalists e 11 tra operatori e tecnici), 119 rapiti, 40 ancora in ostaggio, 853 arrestati, 178 processati e condannati, 1846 minacciati o aggrediti, 139 costretti a lasciare il loro paese. Il rapporto di Reporter senza frontiere sugli attacchi alla libertà d’informazione nel 2014 racconta un ennesimo anno nero per i giornalisti. Il totale di quelli assassinati negli ultimi 10 anni è arrivato a 720. L’organizzazione non governativa per la libertà di stampa segnala con preoccupazione i metodi barbari di uccisione (come la decapitazione di James Foley e di altri suoi colleghi, non occidentali e per questo sconosciuti), l’aumento dei rapimenti (più 17 per cento rispetto al 2013) e il raddoppio del numero dei giornalisti costretti all’esilio a causa delle ripetute minacce.

Il maggior numero di uccisioni di giornalisti è avvenuto in Siria (15, quasi un quarto del totale). Seguono Gaza (7), Ucraina (6), Iraq e Libia (4). Sei giornaliste sono state uccise in Afghanistan, Egitto, Filippine, Iraq, Messico e Repubblica Centrafricana. Tra i luoghi dove, secondo Reporter senza frontiere, è più pericoloso esercitare la professione giornalistica figurano i territori di Iraq e Siria controllati dallo Stato Islamico, la Libia orientale (da cui sono dovuti scappare 43 giornalisti), la regione del Belucistan in Pakistan, quelle di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina dell’est (215 giornalisti minacciati o aggrediti, tanto dai separatisti quanto dalle forze governative, e 47 arrestati) e il dipartimento di Antioquia in Colombia. Quanto alle minacce o alle aggressioni, ve ne sono state anche 134 in Venezuela e 117 in Turchia. La Cina continua a essere il paese col maggior numero di giornalisti in carcere (29), seguita da Eritrea (28), Iran (19), Egitto (16) e Siria (13).

(Riccardo Noury, Corriere.it )

Leggi qui il rapporto completo di Reporter Without Borders

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Aquile nere in picchiata

di SKA su Cose dette da altri il 23 dicembre 2014, 19:28

Il terrorismo neofascista degli anni di piombo richiama un periodo della storia d’Italia segnata da bombe, stragi, omicidi, apparati deviati e tentativi più o meno riusciti di rovesciare l’ordine democratico—una lunga scia di morte e impunità con cui l’Italia non ha ancora fatto completamente i conti.

È principalmente per questo che l’inchiesta ” Aquila Nera,” che ieri ha portato agli arresti 14 persone (per la maggior parte residenti in Abruzzo) e messo sotto indagine un totale di 44 persone in tutta Italia, ha avuto una risonanza del genere— qualcuno ha anche parlato di un “nucleo nero che puntava a fare davvero la guerra allo Stato,” mentre quasi tutti i giornali hanno sottolineato preoccupati il clamoroso ritorno dell’eversione nera.

Le indagini della procura dell’Aquila e dei carabinieri, infatti, hanno scoperchiatol’esistenza di un’associazione “con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico” denominata “Avaguardia Ordinovista” che si rifà esplicitamente agli “ideali” di Ordine Nuovo—uno dei movimenti neofascisti più sanguinari e cruenti degli anni Settanta—e “progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali, al fine di sovvertire l’ordine democratico dello Stato.”

di Leonardo Bianchi (La Privata Repubblica) continua su Vice

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Dal Totocalcio alle scommesse sportive online: storia breve

di SKA su ControInformazione il 27 novembre 2014, 13:09

Il mondo delle scommesse sportive è diventato una passione avvincente per milioni di italiani. Fino a dieci anni fa gli amanti del calcio si dilettavano il file settimana con il classico Totocalcio, pratica che ora è stata quasi totalmente sostituita dal successo che hanno avuto le scommesse sportive sul calcio che si possono giocare, per il sollazzo di migliaia di appassionati collegandosi direttamente ad internet tramite computer, tablet e smartphone con l’utilizzo di app sviluppate dagli stessi bookmakers.

Ma quali sono i motivi che stanno alla base del successo delle scommesse online? Il punto principale è, ovviamente, quello della comodità per gli scommettitori di non doversi recare fisicamente in un centro scommesse per effettuare le proprie puntate. Da non sottovalutare, poi, il fatto che oggi è possibile scommettere praticamente su qualsiasi sport come tennis, basket, volley, motori e anche tanti altri sport minori. A queste vanno aggiunte, per gli amanti del gossip, le cosiddette novelty bets, arrivate da pochi mesi in Italia, ma che stanno registrando numeri davvero interessanti. Un esempio interessante di novelty bets – e abbastanza comico a guardarlo dall’Italia – è stata la proposta di scommessa sul nome del primogenito della coppia reale William e Kate. Non solo sport e gossip, però, caratterizzano il palinsesto dei vari bookmakers ma anche scommesse dedicate al mondo della televisione. In questo momento, ad esempio, sul sito di una delle agenzie più importanti del panorama italiano, Paddy Power, troviamo una sezione denominata Speciale Tv in cui sono presenti quote sul talent di Sky X-Factor.

Si sta parlando comunque di un mercato, assente fino a dieci anni fa, che produce oramai un giro d’affari di svariati miliardi di euro, necessitando quindi al tempo stesso di una regolazione ma anche di una promozione, dati gli enormi introiti che potrebbe portare nelle casse degli Stati, in un periodo di recessione mondiale.

In Italia i primi operatori delle scommesse on-line si sono affacciati sul mercato “nostrano” in una situazione di totale mancanza di regolamentazione del fenomeno.
Il governo italiano e l’AAMS, infatti, non avevano ancora considerato il settore delle scommesse on-line, pertanto erano visibili a tutti, senza alcun tipo di censura o blocco, i siti aperti in ogni parte del mondo che si dedicavano a tale attività.

La situazione attuale in Italia vede un grande sviluppo di siti internet dedicati alle scommesse sportive, con una crescita esponenziale del settore.
Ciò è dovuto principalmente alla normativa introdotta dal decreto Bersani che ha contribuito ad una liberalizzazione del settore, la quale esplica effetti ancora maggiori se si limita l’analisi alle sole scommesse on-line.
Il decreto Bersani, infatti, dispone che per le scommesse on-line non serva una concessione come per l’apertura dei punti di raccolta, bastando una semplice licenza, la quale viene concessa a chiunque paghi 300 mila euro e possieda una licenza per attività connesse al gioco, rilasciata dal proprio paese di origine e verificata da un’apposita commissione nominata dall’ AAMS. La normativa Bersani, permettendo di acquisire una licenza con molta facilità, ha portato la grande maggioranza di questi operatori ad abbandonare la strada del contenzioso preferendo investire per acquisire la licenza e mettere on-line un sistema di raccolta di scommesse sportive rispettoso della normativa italiana. Allo stato attuale, infatti, quasi tutti i grandi operatori stranieri hanno inaugurato i loro siti internet di raccolta delle scommesse sportive, i quali sono fisicamente e tecnicamente diversi da quelli, sempre da loro gestiti, residenti su server stranieri e bloccati tuttora dalla normativa AAMS.

Ma quanto ha raccolto l’intero comparto? Qualche dato.

Citiamo alcuni dati disponibili per il 2008: per dare valutazione della situazione italiana basti considerare come le previsioni di crescita dell’intero settore dei giochi e delle scommesse, in base ai primi nove mesi del 2008, davano un incremento dell’ 11%, con una crescita del 54,7% del solo settore delle scommesse sportive. La sola Snai, leader del settore, nei primi nove mesi del 2008 ha raccolto oltre 2,66 miliardi di euro.

E nei primi 9 mesi di questo 2014?

Le scommesse sportive, secondo le stime degli analisti, rappresentano circa il 30% del bilancio totale del settore delle scommesse sportive, quota che sta salendo vertiginosamente ogni anno e che andrà sempre crescendo, soprattutto ora che i siti internet degli operatori stranieri che hanno acquistato una licenza italiana sono entrati a pieno regime,
Parliamo di una cifra esorbitante che si attesta quasi a 3 miliardi di euro facendo registrare un incremento del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di sicuro avrà influito in maniera positiva il Mondiale 2014 giocato in Brasile che ha di fatto permesso di registrare una raccolta interessante a tutti i bookies nei mesi di giugno e luglio, periodo che normalmente sono piuttosto avari di avvenimenti importanti. Oltre all’avvenimento calcistico più importante per le Nazionali, però, sono state introdotte anche alcune interessanti novità come le scommesse virtuali. Queste ultime si basano su incontri virtuali simulati da computer. Non solo partite di calcio ma anche corse di cani, cavalli e auto. Per questa tipologia di scommessa tutta nuova il boom si è registrato nel mese di novembre quando la maggior parte dei campionati europei più importanti erano fermi.

Il settore delle scommesse on-line sembra essere un’oasi felice all’interno del convulso mondo delle scommesse italiane, essendosi garantito equilibri e stabilità grazie ad un sistema che, da un lato, garantisce l’accesso al settore praticamente senza ostacoli e, dall’altro, offre allo scommettitore un notevole aumento dell’offerta con conseguente aumento di interesse. L’auspicio, da molti condiviso, è che l’intero settore delle scommesse sportive, e non solo, segua, al più presto, il modello introdotto dal settore on-line.

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Will you bite the hand that feeds? aka Editori vs Google

di SKA su Cose dette da altri il 10 novembre 2014, 13:06

Si torna a parlare di Editori vs. Google. L’editore – in questo caso – è quella specie protetta ed in estinzione che usufruisce a piene mani di un servizio gratuito che porta sui propri siti circa il 40% del proprio traffico totale. Costui non solo vuole che il servizio resti in piedi senza pagare una lira, ma vuole inoltre che Google paghi una tassa governativa per qualcosa di non ben definito, che potrebbe essere però assimilabile all’appropriazione indebita di contenuti web. L’ho già scritto qui sopra, credo, tempo addietro. Le soluzioni tecniche esistono già da ora per gli editori che non vogliono dare contenuti al malvagio Google e sono semplici da applicare – una stupida regola .htaccess – perché nessuno li obbliga a dare i contenuti ad un motore di ricerca. Leggetevi l’articolo di Valigia Blu comunque.

Continua la guerra delle news che vede contrapposta l’intera editoria europea da un lato e Google, come fornitore del più utilizzato motore di ricerca online, dall’altro. L’oggetto del contendere è il servizio Google News che inserisce i titoli degli articoli giornalistici con un breve estratto (2 righe) e il link al giornale online. Secondo gli editori questo modo di fare è un “furto”, Google “ruba” le news facendo “enormi” profitti, senza pagare nulla agli editori. Per questo motivo è da anni che gli editori europei provano a costringere i rispettivi governi ad introdurre una nuova norma che obblighi Google a pagare una sorta di “tassa” per ogni aggregazione, cioè per l’inserimento di un titolo con un link. Google News In realtà la questione è un po’ forzata da parte degli editori. Innanzitutto Google News non presenta alcuna pubblicità, cioè l’attività di aggregazione delle news non gli porta alcun introito diretto così sconfessando l’argomento principale degli editori. Di contro Google consente agli editori di monetizzare gli estratti tramite Google Adsense (circa 6,5 miliardi di dollari distribuiti agli editori partner nel 2011).

Continua su Valigia Blu: http://www.valigiablu.it/lincomprensibile-guerra-degli-editori-a-google-news/

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La caduta del muro

di SKA su Cose curiose successe oggi, Cose dette da altri il 9 novembre 2014, 17:31

Il giorno della caduta del Muro di Berlino http://www.ilpost.it/2014/11/09/caduta-muro-berlino/

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La percezione errata della realta’

di SKA su Cose dette da altri il 30 ottobre 2014, 15:54

La società britannica Ipsos Mori ha chiesto a un campione rappresentativo di italiani – e spagnoli, svedesi, inglesi, tedeschi, etc – un po’ di informazioni sul loro paese. Quanti sono secondo loro gli immigrati che vivono nel loro paese. Quanti sono i disoccupati del loro paese. Quante sono le persone con più di 65 anni. Quante sono le ragazze madri. Quanti sono i musulmani, quanti sono i cristiani. Eccetera. L’Italia è risultato il paese più ignorante di tutti: quello che pensa le cose più sbagliate su se stesso.

Crediamo che ogni anno ci siano in Italia un 17 per cento di ragazze madri: sono lo 0,5 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un 20 per cento di musulmani: sono il 4 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un 49 per cento di disoccupati: sono il 12 per cento. Crediamo che in Italia ci sia un lunare 30 per cento di immigrati: sono il 7 per cento. Nessuno ha percezioni fuori dalla realtà come noi.

Continua a leggere su Francesco Costa (con i link ai dati)

p.s. la font utilizzata per i titoli non supporta le accentate, quell’abominio dell’apostrofo al posto dell’accento ha motivazioni esclusivamente tecniche.

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Uomini Femministi

di SKA su La dimanche des crabes il 24 settembre 2014, 16:29

Dopo tanto tempo in cui questo blog è andato avanti quasi per forza d’inerzia mi piacerebbe tornare a quello che succedeva qua sopra qualche tempo fa. Riuscivo ad esprimere concetti più o meno articolati, con lunghezza variabile e di solito prendendo spunto dalle decine di fonti che leggevo – e leggo ancora – per poter dare una versione dei fatti, sotto una chiave per ovvi motivi soggettiva. Una soggettività relativa, o un’obiettività soggettivizzata. Sempre che esista questo termine. Mi lasciavo andare anche a lunghe premesse, che altro non erano che escamotages narrativi per darmi e darci il lancio al pezzo, il blog d’altronde – nella sua concezione originaria, non sottomessa alle logiche del nanopublishing – è fatto anche di questo, no? Possiamo perdere tempo a parlare di fuffa per una decina di righe, consapevoli che i pochi lettori che navigano a vista se ne saranno già andati, mentre gli altri rimarranno incollati nella lettura perché interessati nonostante tutto o perché incuriositi dal “dove andrà a parare?”. Soprattutto se lanci il pezzo con quel titolo e dopo quasi 200 battute sei ancora lì a cincischiare.

Si è molto parlato dell’intervento di Emma Watson alle Nazioni Unite – sì sì, lei, Hermione di Harry Potter – a supporto della campagna #HeForShe, in qualità di portavoce di UN Women, l’organizzazione che si occupa della parità di genere all’interno delle Nazioni Unite.

Mi piace essere quasi banale ed ovvio per una volta, ma il discorso tenuto dalla Watson è bellissimo e lei lo ha interpretato meravigliosamente. Non siamo però sul piano di lettura “le hanno scritto il discorso e lei essendo un’attrice è stata molto brava”, “lo fa per pubblicità”, lo sappiamo già tutti. Per ovvi motivi un discorso del genere va scritto e ragionato con molta cautela, da professionisti della comunicazione e dei diritti civili. Lei ha sposato l’idea che ne è alle spalle e si è fatta carico di esporle ad una platea il più ampia possibile, sfruttando la propria immagine e popolarità. Tutti quanti consapevoli anche del fatto che sarebbe stata lei, prima di tutto, oggetto di attenzioni, positive e negative (non sono mancate le critiche feroci e persino alcune minacce).

In coda al post c’è il video integrale con sottotitoli in italiano, inutile stare qui a fare la cronaca di “quello che ha detto Emma Watson alle nazioni unite”, là fuori è pieno di articoli-aggregatori che già lo fanno (beh sì, cari amici del Post, potevate risparmiarvi la fatica e pubblicare direttamente il video sottotitolato).
L’intenzione di mettermi qui sopra a riempire di parole questo post è per dire: finalmente. Un concetto talmente ovvio come quello di HerforShe (lui per lei) è assurdo che non fosse mai stato messo al centro di una discussione globale, perché è un’assoluta verità: la causa del femminismo non può (non deve) essere prerogativa esclusiva delle donne. C’è assoluto bisogno di uomini femministi, di uomini che capiscano che la lotta per le pari opportunità è un dovere di entrambi i sessi. Una citazione del discorso:

Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale

Sposo questa causa diventata mainstream a causa della Watson perché è giusta, perché è dagli anni del liceo che vado predicando questi stessi principi, perché è da quegli anni che mi auto considero un femminista, esattamente della tipologia che non si schiera verso una delle parti in questa strana guerra di generi che viviamo ancora oggi.
All’interno del discorso si parla anche di uomini “imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano” e mai sintesi fu più adatta a descrivere una forma di malessere vissuta in prima persona, ma mai realmente compresa dalle persone attorno, sia uomini che donne. Tutte quelle dimostrazioni di forza e supremazia territoriale e sociale al quale gli uomini si autocostringono, per abitudine, tradizione, ignoranza: l’uomo deve dimostrare comunque di avercelo più lungo.

Scardinare quest’impostazione primitiva è compito prima di tutto degli uomini: le donne lo hanno già capito da secoli, ma ci assecondano perché sanno perfettamente che – generalmente – non capiamo un cazzo.
Discorsi del genere in larghissime parti d’Italia portano a due tipi di reazione: ti danno della femmina, ti danno del frocio. Come se essere gay fosse un insulto. (Perché gli omosessuali non si offendono se gli da dell’etero?)

Cambia finalmente un paradigma inattaccabile: le donne devono combattere per i propri diritti. Giusto.
Ma la verità è che uomini e donne, insieme, devono combattere per i diritti di entrambi, in tutto il globo.

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La tubercolosi del Grillo

di SKA su Cose dette da altri il 7 settembre 2014, 11:13

LPR decide che é il caso di prendere sul serio i post sanitario-complottisti di grillocasaleggio per spiegare senza toni allarmistici e sensazionalistici che no, non c’é un ritorno della tubercolosi proveniente dagli immigrati che sbarcano in Italia (o come li chiamano loro, clandestini).
Il 2014 della politica e dell’informazione italiana é questo, bisogna prendere sul serio cose evidentemente idiote (e sul quale ci si sarebbe riso sopra) perché rivolte ad una massa cosí fragile e facilmente condizionabile da far quasi paura.

Il MoVimento 5 Stelle Si È Fermato A Ebola http://www.laprivatarepubblica.com/tubercolosi-grillo-m5s/

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Farfalle

di SKA su La dimanche des crabes il 14 luglio 2014, 11:24

Leggo le parole e le storie di alcuni ragazzi sognatori, chiusi tra le quattro mura di un’università, con le loro vite che scorrono lente e faticose tra le strade di città e di paese. Ci rileggo il mio passato. Un passato scritto tra pagine bianche sporcate dall’inchiostro e infinite parole digitali che segnano anni di sogni, aspettative, dolori e illusioni ormai mescolate alla nebbia della quotidianità. Leggo le loro parole e ci vedo la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita. Parole di chi ha il sogno di scrivere per vivere, della musica come costante di giorni che passano ogni anno sempre più veloci. Nelle loro storie presenti ci vedo la consapevolezza di un futuro nebuloso ed insicuro che non ricordo di aver avuto, forse troppo impegnato ad inseguire le farfalle dei miei sogni di vita con quel retino bucato che non ho mai ricucito.

Mi rendo conto con dolore quasi fisico che queste cose le ho parcheggiate in una scatola con il coperchio semi-aperto, per lasciarmi aperta la possibilità di dargli una sbirciata ogni tanto, ma senza troppa convinzione.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, riesco ancora a scorgere quello che sono stato tra le crepe di quello che sono, ma ad ogni giorno passato, stanco e ammantato dai problemi giornalieri, mi allontano sempre di più da quello che avrei voluto essere.
Mi scivolo dalle dita e non ho più neanche la soddisfazione di ritrovarmele sporche d’inchiostro.

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Hipsterofilia

di SKA su Cose dette da altri il 7 luglio 2014, 09:26

O anche “Berlino ha rotto il cazzo”, come da titolo originale.

Poi c’è quell’amico che un giorno, col sorrisetto beffardo di chi ha capito tutto della vita e che vuole assolutamente farti sentire una merda, confessa a te e alla comitiva il suo straordinario progetto esistenziale: “Raga, ho deciso, vado a Berlino”.

Siete nell’unico pub del paese, quello in cui avete passato innumerevoli noiosissime serate; lui sorseggia la sua bionda media (l’unica birra alla spina disponibile nel raggio di sedici chilometri), se la guarda continuando a sorridere, anzi di più, ghignando proprio. D’un tratto, quell’amico con cui sei cresciuto e che riconosci a stento dietro la sua maschera da italiano in fuga, dà voce ai luoghi comuni: “A Berlino la birra non costa un cazzo”. Hai una fitta nel costato: l’invidia, sì, l’invidia. “Beato te!” dici con l’entusiasmo di uno che è appena stato messo in regola in macelleria dallo zio a San Giovanni in Persiceto e col cazzo che si muove più.

Tu sei triste, lui è a tremila. Cristosanto, dovevi essere tu a prendere due stracci, buttarli in uno zaino e andare a Berlino. Sei tu quello con una laurea da 110 e lode in Scienze della comunicazione; lui ha fatto l’istituto tecnico e lì s’è fermato. “Ma che mondo è?” ti chiedi sbigottito.

continua su
http://libernazione.it/berlino-ha-rotto-il-cazzo/

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Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo online in Italia

di Reverendo SenzaDio su Notizie Commentate il 14 giugno 2014, 20:41

Il processo di legalizzazione del gioco d’azzardo via internet nel nostro paese è stato lungo e difficile, anche se negli ultimi hanno ha visto una grande accelerazione, anche a causa della crisi economica e della crisi del debito che ha colpito tutta la zona Euro. Il processo è iniziato nel luglio del 2011, quando ancora era in carica in governo Berlusconi, con una prima legalizzazione che ha riguardato i giochi da tavolo, i gratta e vinci, le lotterie e le scommesse sportive online. Grazie a questa prima fase della legalizzazione i casinò online hanno potuto munirsi di una regolare licenza e cominciare a operare nel nostro paese. Ma non ci si poteva limitare ai giochi da tavolo e a poco altro. Bisognava andare oltre.

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Non siete poi così interessanti come credete

di SKA su Cose dette da altri, La dimanche des crabes il 9 giugno 2014, 10:29

Una riflessione di qualche giorno che sarebbe dovuta diventare un testo scritto più approfondito, ma a tradurre quel pensiero ci ha pensato Mario Braconi su Libernazione.
Noto un movimento sempre più costante di pseudo-evangelizzazione che usa i toni messianici del “vivi!”, “guarda la realtà!” anziché “stare davanti al tuo smartphone”. La maggior parte delle volte però sono messaggi che arrivano – guarda un po’ – attraverso i canali sociali del web, da pseudo-creativi e “psicologi dell’internet”, nuova categoria di ciarlatani. Ma la verità è semplice: se la vita e la realtà che abbiamo attorno fa talmente schifo da non riuscire a coinvolgere la nostra attenzione, quest’ultima si rivolge ad altro. E fa bene.
Non siete poi così interessanti come credete.

Credevo che a preoccuparsi di “tutta questa gente che, per strada, non fa altro che guardare il display del telefonino” fosse solo la mia anziana madre (per la quale, poi, tutti i dispositivi touch sono indistintamente designati con il nome generico di “macchinette”) o qualche giornalista con tendenze luddiste. Invece un tale Gary Turk, che dimostra appena una trentina d’anni, ha realizzato una clip di cinque interminabili minuti dall’eloquente titolo “Look Up” (“Guarda in alto”), il cui obiettivo è proprio dimostrare come la generazione di “dipendenti” da smartphone e tablet stia smarrendo il senso della realtà, pronta come è a barattarla con la connessione virtuale perenne ad un mondo irreale popolato da ombre.

continua su Libernazione

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P2: gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta

di SKA su Antimafia, ControInformazione il 5 maggio 2014, 17:08

Una notizia importante da condividere.
Grazie alla Rete degli archivi per non dimenticare sono da oggi – 5 maggio 2014 – disponibili integralmente gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che possono essere visionati direttamente a questo link

La storia dell’Italia Repubblicana passa necessariamente attraverso il recupero e la valorizzazione delle fonti documentarie contemporanee soggette più di altre a rischi di dispersione e distruzione.

La Rete degli archivi per non dimenticare nasce con quest’obiettivo e riunisce oggi più di sessanta tra associazioni, centri di documentazione, fondazioni, archivi di Stato e istituti privati che conservano documentazione relativa al terrorismo, all’eversione, alla violenza politica e alla criminalità organizzata in tutti gli aspetti sociali, civili e politici. “

C’è molto da leggere e da spulciare, proveremo a farlo.

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Proibizionismo = Mafie

di SKA su Antimafia, Cose dette da altri il 23 gennaio 2014, 13:50

Roberto Saviano è un autore mainstream, assolutamente inflazionato e con una sequela di potenziali criticità che non sto neanche ad elencare, soprattutto quando viene usato – o si erge da solo – a narratore/paladino di tutte le storture italiche.
Saviano ne sa di mafie e su questo aspetto vale la pena condividerlo ed approfondirne il pensiero, soprattutto perché espone le esatte motivazioni ed obiezioni per il quale mi trovo anche io a favore dell’antiproibizionismo in tema di “droghe leggere” (per farla semplicistica). In particolare quella legata al continuo sostentamento del narcotraffico e quindi delle mafie grazie ad una bizzarra domanda di mercato, spesso proveniente da aree sedicenti liberali. (grassetti miei)

Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti. Sono quasi astemio, un occasionale bevitore di alcolici. Ma sono, invece, profondamente antiproibizionista. Indipendentemente dal mio rapporto con qualunque tipo di sostanza, dal mio stile di vita, dalle mie passioni e dalle mie repulsioni. Si ritiene, sbagliando, che essere antiproibizionisti significhi tifare per le droghe. Sottovalutarne gli effetti, incentivarne il consumo. Niente di più falso. Spesso, in Italia, le discussioni sui temi più delicati sono travolte da un furore ideologico che oscura i fatti e impedisce un dibattito sereno. È successo con l’aborto, con l’eutanasia, succede con le droghe. E non è possibile che una parte dei cittadini, che la parte maggiore delle istituzioni religiose – con il peso che la Chiesa Cattolica ha in Italia – e che la politica tutta, tranne pochissime eccezioni, si rifiutino di affrontare seriamente e con responsabilità questo tema. Non è possibile che la risposta alla tossicodipendenza sia nella maggior parte dei casi il carcere, che tracima di spacciatori e consumatori, ultimi ingranaggi di un meccanismo che irrora di danaro l’intero nostro Paese.

Proprio dalle pagine di Repubblica un grande giornalista scomparso prematuramente, Carlo Rivolta, raccontava di come la prima generazione di tossicodipendenti veri in Italia, quella degli anni Ottanta, fosse stata abbandonata a se stessa da uno Stato patrigno e non padre. Da uno Stato che preferiva considerare quei ragazzi zombie, morti viventi, tossici colpevoli. Ai quali nessuna mano andava tesa, e dei quali si aspettava solo la morte. Erano causa del loro male. Ci si domanda cosa sia cambiato a distanza di trent’anni, se nemmeno nel dibattito pubblico questi temi hanno trovato posto.

So che la legalizzazione delle droghe è un tema complicato, difficile da proporre e da affrontare. So che pone molti problemi soprattutto di carattere morale, ma un Paese come il nostro, che ha le mafie più potenti del mondo, non può eluderlo. Con tutti i problemi che ha il paese dobbiamo pensare alle canne, ai tossici e ai fattoni? Nulla di più superficiale che questo commento.

Bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti, e sono camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra. Del resto Maurizio Prestieri, boss di Secondigliano (rione Monterosa per la precisione) ora collaboratore di giustizia, mi disse una volta durante un’intervista: con tutto il fumo che i ragazzi “alternativi” napoletani compravano da noi, sostenevamo le campagne elettorali di politici di centrodestra in provincia.

Il proibizionismo (degli alcolici) ha già condotto l’uomo e lo Stato nell’abisso cento anni fa: non ha senso ripetere errori già commessi. La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo. D’altronde, è grazie ai divieti che guidano l’azienda più florida al mondo con oltre 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Più della Shell, più della Samsung. Se esiste una merce che non resta invenduta è proprio la droga. L’unica che non conosce crisi, che nonostante sia illegale ha punti vendita ovunque. È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Nonostante questo, quando in Italia si arriva finalmente a discutere di antiproibizionismo, mancando la consuetudine, mancano finanche le informazioni basilari. I nostri ministri, sul narcotraffico, si limitano a fare encomi quando ci sono sequestri di droga, a elencare latitanti finiti in manette o ancora da arrestare. Eppure l’economia della droga è la prima economia: cemento, trasporti, negozi di ogni genere, grande distribuzione, appalti, camion, banche, compro oro, campagne elettorali – e l’elenco sarebbe interminabile – vengono alimentati dalle arterie del narcotraffico.

Gran parte della politica italiana (con poche eccezioni tra cui i Radicali da decenni impegnati nella lotta al proibizionismo) ritiene la questione legata esclusivamente alla repressione o alle dipendenze. Il dibattito si riduce a un problema di “drogati” o di “mafiosi” e in definitiva – questo è lo sbaglio maggiore – non si vede in che modo possa incidere nella vita quotidiana delle persone. Nulla di più falso.

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13 gennaio 1898 – J’ACCUSE

di SKA su Cose curiose successe oggi il 13 gennaio 2014, 18:05

Il 13 gennaio 1898 è il giorno in cui uscì il famoso editoriale scritto da Émile Zola in forma di lettera aperta al Presidente della Repubblica francese Félix Faure, e pubblicato dal giornale socialista L’Aurore ed intitolato J’Accuse…! (Io accuso…!). L’editoriale fu scritto con lo scopo di denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo contro Alfred Dreyfus, al centro di uno dei più famosi affaires della storia francese.

J’ACCUSE!

Monsieur le Président, permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno mi avete fatto, di preoccuparmi per la Vostra giusta gloria e dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Avete conquistato i cuori, Voi siete uscito sano e salvo da grosse calunnie. Apparite raggiante nell’apoteosi di questa festa patriottica che l’alleanza russa ha rappresentato per la Francia e Vi preparate a presiedere al trionfo solenne della nostra esposizione universale, che coronerà il nostro grande secolo di lavoro, di libertà e di verità. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sul Vostro regno – soltanto quell’abominevole affare Dreyfus!

J’ACCUSE
AFFAIRE DREYFUS

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.