Il Certificato Camerale: cos’è, a cosa serve e quando richiederlo

di SKA su ControInformazione il 12 aprile 2017, 11:44

Certificato Camerale

Proseguo il viaggio nei meandri della burocrazia italiana scrivendo di un argomento abbastanza spinoso che mi sono ritrovato ad affrontare nei mesi passati: il certificato camerale. Un documento fondamentale per le imprese, le aziende, artigiani iscritti alla Camera di Commercio Italiana.

Mi sono dovuto districare tra informazioni frammentarie prima di raggiungere una sintesi quanto più chiara possibile, quindi cerco di mettere in ordine quello che ho appreso e lo riassumo qua per raccogliere tutte le informazioni in un unico posto e fornire qualche soluzione.

Prima di tutto:

Cos’è il Certificato Camerale?

In estrema sintesi: il Certificato Camerale raccoglie tutte le informazioni camerali dell’impresa, certificate dalla Camera di Commercio. Viene rilasciato su carta filigranata sopra il quale è applicato il bollo che attesta l’autenticità del documento e ne assolve i diritti di segreteria.

Il certificato attesta, quindi, l’iscrizione dell’impresa all’interno del Registro delle Imprese tenuto dalla Camera di Commercio e fornisce tutte le informazioni economico/giuridiche sull’impresa; ha valore legale ed ha validità sei mesi dalla data del rilascio.

Esistono vari tipi di Certificato Camerale: Ordinario, Storico, Artigiano e di Vigenza

– Il Certificato Camerale Ordinario/d’iscrizione attesta l’iscrizione dell’azienda o impresa presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio Italiana e non è altro che la visura camerale certificata in cui vengono riportati tutti i dati dell’impresa e quelli correlati.

– Il Certificato Camerale Storico contiene le informazioni di un’impresa, ma partendo dalla data della prima costituzione con l’inserimento storico di tutte le modifiche subìte nel corso degli anni (non si riferisce solo all’anno fiscale in corso).

– Il Certificato Camerale Artigiano si spiega da sé: contiene tutte le informazioni di un’impresa artigiana, con riferimenti d’iscrizione, n. albo, attività e titolari.
– Il Certificato di Vigenza attesta e certifica che l’azienda non è soggetta a procedure concorsuali di fallimento, liquidazione amministrativa coatta o amministrazione controllata/straordinaria. Di solito è necessario e richiesto per partecipare a gare di appalto, per rimborsi delle tasse, per la concedere mutui e finanziamenti ecc… ed in generale per valutare la solidità dell’azienda (o della ditta).

La differenza fondamentale tra il Certificato Camerale e la Visura Camerale è che la seconda – pur contenendo tutte le informazioni economiche e giuridiche sull’impresa – viene rilasciata in carta semplice può essere richiesta praticamente da tutti, ma non ha valore legale. Il certificato camerale invece ha valore legale.

I dati contenuti nel documento sono solitamente:
Il numero di iscrizione al registro imprese o al R.E.A.
La denominazione
Il codice fiscale
La sede
La data di costituzione
il capitale sociale
L’oggetto sociale
La descrizione dell’attività
I dati anagrafici dei titolari di cariche

A cosa serve il Certificato Camerale?

Come detto sopra, a differenza della semplice Visura Camerale il Certificato Camerale può essere utilizzato per attestare l’iscrizione alla CCIAA con valore legale.
Esistenza procedure concorsuali per richieste di finanziamento, fusioni societarie, richieste specifiche e varie ed eventuali. Per procedure concorsuali si intendono: se l’impresa commerciale è insolvente (non è più in grado di pagare); se è in stato di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa, in situazione di amministrazione straordinaria.
Tutte caratteristiche che servono a definire quanto e se l’impresa commerciale è sana, fondamentalmente. Con il certificato è possibile attestare la situazione dell’impresa, a livello legale.

Per contro l’impresa può anche richiedere, in casi specifici, certificato di “Assenza procedure concorsuali”.

Come richiedere il Certificato Camerale

Ci sono diversi modi per richiedere i certificati camerali:
in primis c’è chiaramente la possibilità di recarsi fisicamente alla propria Camera di Commercio d’appartenenza e rivolgersi agli sportelli dedicati – nelle sedi ed agli orari dedicati – munendosi di tanta pazienza e relativo numeretto.

Si possono chiedere le informazioni via telefono, sempre alla propria camera di commercio d’appartenenza, per poter effettuare una richiesta tramite posta ordinaria.

Un’alternativa per chi ha poco tempo è quella di richiedere il Certificato Camerale (o la Visura) direttamente online, tramite portali specializzati come ad esempio
Visureinrete.it. Lo riceverete in pochi minuti direttamente in mail e con tutti i diritti già assolti. Molto comodo.

Alla prossima puntata.

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Il Certificato Stato di Famiglia: cos’è e quando richiederlo

di SKA su ControInformazione il 6 aprile 2017, 23:22

In questo periodo particolarmente caotico e denso sotto il profilo familiare e personale, mi sono ritrovato a dover affrontare in più battute alcune questioni burocratiche particolarmente spinose (e noiose, ad onor del vero; altrimenti non sarebbe burocrazia).
Tra le tante questioni che ci si ritrova ad affrontare nella convivenza, nel matrimonio, alla nascita di un figlio c’è quella di dover quasi sempre avere a portata di mano il famigerato Certificato Stato di Famiglia, che viene richiesto in più battute per motivazioni di vario tipo. Ma andiamo per gradi, innanzitutto:

Cos’è il Certificato Stato di Famiglia

Il Certificato Stato di Famiglia riporta la composizione della famiglia anagrafica: un insieme di persone che vivono e coabitano all’interno di una stesso appartamento. Tutte le persone risultanti ad uno stesso indirizzo, in una medesima unità immobiliare, risulteranno in un unico stato di famiglia. In tale documento vengono quindi elencati i componenti del nucleo familiare che vivono allo stesso indirizzo, residenti nella medesima unità abitativa e ne specifica le informazioni relative (nome, cognome, data e comune di nascita, comune e indirizzo di residenza). Ha validità di 6 mesi dal rilascio.

Nonostante il termine “famiglia” possa portare a pensare alla classica composizione con genitori e figli, non è necessario essere legati da vincoli di parentela o essere coniugati. In un’unica famiglia anagrafica possono trovarsi più nuclei famigliari (chiamati infatti famiglia nucleare).

La legge recita così “agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”: quindi, per intenderci, vi rientrano a pieno titolo anche coppie conviventi (etero ed omosessuali).

Ma a cosa serve il Certificato Stato di Famiglia?

Può essere richiesto per motivi ed adempimenti di vario tipo come ad esempio per la richiesta degli assegni famigliari ed è necessario sia nei rapporti con la Pubblica Amministrazione che tra privati. In questo caso il nucleo familiare diviene rilevante al fine di ottenere dei benefici economici o fiscali legati alla composizione del nucleo, come per l’appunto gli assegni di maternità.

L’esempio più concreto e diffuso di utilizzo è la compilazione del modello ISEE per quanto concerne i redditi dei componenti il nucleo famigliare, ma qui sotto elenco alcuni dei principali motivi per cui bisogna – o può essere necessario – produrre il certificato di stato di famiglia:

– per consegnarlo al datore di lavoro al fine dell’ottenimento degli assegni famigliari, se richiesto;
– al datore di lavoro in caso di assunzione;
– per la compilazione del modello ISEE;
– per la documentazione da allegare alla richiesta di un mutuo (serve a verificare se vi sono persone a carico e per avere un quadro del contesto familiare.);
– per l’ottenimento di una serie di benefici economici e/o fiscali (riduzioni nella tassazione, bollette ecc…)

Esiste e può essere richiesto con le medesime modalità anche un Certificato Stato di Famiglia originario (anche chiamato Certificato storico di Stato di famiglia) che fotografa una situazione una passata, ossia quella del nucleo familiare originario: cioè la composizione di una famiglia prima che i figli si sposassero o, comunque, andassero a vivere fuori di casa.

Il certificato di famiglia originario in questo caso diventa necessario – ad esempio – quando ci si trova nella necessità di dimostrare chi sono gli eredi di un defunto; in questa maniera è quindi possibile risalire a tutti i discendenti che concorreranno alla divisione dell’eredità (qualora ci sia).

Quando richiedere il Certificato Stato di Famiglia

Nonostante il certificato di stato di famiglia sia, ad oggi, uno dei documenti più richiesti dai cittadini, non tutti i comuni hanno le medesime procedure per quanto concerne il rilascio. La prima cosa da fare è armarsi di santa pazienza ed informarsi presso l’ufficio anagrafe del vostro comune di residenza. La maggior parte dei comuni necessita di una richiesta ufficiale e non in carta semplice.

La richiesta del certificato di stato di famiglia può comunque essere richiesta da chiunque, su se stesso o su qualsiasi altra persona. E’ sufficiente essere in possesso dei dati anagrafici del soggetto (nome, cognome e data di nascita). Fondamentale ed obbligatorio è indicare il luogo di residenza (comune e provincia): soltanto il Comune presso il quale il soggetto è anagraficamente residente può rilasciare lo stato di famiglia.

Il Certificato Stato di Famiglia viene rilasciato dal Comune presso il quale il soggetto risulta anagraficamente residente e per ottenerlo si può:

  • – recarsi all’ufficio anagrafe del Comune di residenza;
  • – richiederlo per posta elettronica certificata (PEC) inviata al proprio Comune di residenza all’indirizzo indicato sul sito dell’amministrazione;
  • -richiederlo online attraverso portali specializzati come ad esempio Evisura.it senza doversi recare agli sportelli: valido su qualsiasi Comune italiano ed inviato per e-mail

Spero di essere stato d’aiuto a tutti coloro che si trovano e si troveranno nella mia stessa situazione di panico da burocrazia.

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La responsabilità sui commenti degli utenti, cosa dice la sentenza

di SKA su Cose dette da altri, Notizie Commentate il 8 gennaio 2017, 12:20

Nella sentenza, infatti, non si afferma che il gestore del sito internet sia responsabile, automaticamente, sempre e comunque dei commenti diffamatori pubblicati dagli utenti attraverso le pagine del medesimo sito internet (come, peraltro, si legge nella sentenza n. 116/13 del GIP di Varese secondo cui “la disponibilità dell’amministrazione del sito Internet rende l’imputata responsabile di tutti i contenuti di esso accessibili dalla Rete, sia quelli inseriti da lei stessa, sia quelli inseriti da utenti; è indifferente sotto questo profilo sia l’esistenza di una forma di filtro (poiché in tal caso i contenuti lesivi dell’altrui onorabilità devono ritenersi specificamente approvati dal dominus), sia l’inesistenza di filtri (poiché in tal caso i contenuti lesivi dell’altrui onorabilità devono ritenersi genericamente e incondizionatamente approvati dal dominus)”).

I gestori dei siti sono sempre responsabili dei commenti? No, ecco cosa dice la nuova sentenza della Cassazione http://www.valigiablu.it/siti-commenti-diffamazione/

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Tutto quello che devi sapere sul referendum costituzionale | VICE News

di SKA su Cose dette da altri il 8 ottobre 2016, 15:37

Secondo le ultime rilevazioni, solo un cittadino su dieci dichiara di conoscere nel dettaglio i contenuti della riforma costituzionale, sulla quale gli italiani saranno chiamati a decidere il prossimo 4 dicembre. Tutti gli altri – nonostante se ne parli praticamente ogni giorno – la conoscerebbero a grandi linee, o non ne sarebbero nemmeno al corrente.

Se da un lato l’aver personalizzato il voto da parte del Governo ha certamente contribuito alla polarizzazione delle opinioni – facendo scivolare in secondo piano la sostanza della riforma -, dall’altro la materia su cui siamo chiamati a votare è davvero complicata.

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Maledetta Comfort Zone

di SKA su Cose dette da altri il 11 luglio 2016, 10:03

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Vivere, crescere, diventare dei cittadini come gli altri può diventare spesso una gabbia sempre più piccola e stretta, del quale dopo un po’ di tempo impariamo ad abituarci. Vedete come suona assurda questa frase? Abituarsi ad una gabbia significa aver perso tutta la nostra voglia di vivere esperienze nuove, di conoscere tutto ciò che di meraviglioso può esserci fuori da quelle sbarre.

In psicologia viene definita “Comfort Zone”, una coppia di anglicismi – forse anche ridondanti – che non significano altro che: abitudine e paura. Una zona di conforto in cui siamo convinti di sentirci tranquilli, sereni ed al riparo da eventuali rischi e pericoli. Una zona piena di oggetti, esperienze, persone e routine che fondamentalmente ci rassicurano, tenendoci al riparo da situazioni difficili e spaventose, che preferiremmo non affrontare.

Vivere nella propria Comfort zone significa accettazione di quei confini quotidiani autoimposti, da un’idea di sicurezza falsata dal ripetere le stesse azioni, frequentare gli stessi spazi, parlare solo con le stesse persone.

Ma come abbiamo iniziato? Spesso e volentieri questa zona di conforto rischia di diventare una gabbia piena di panico, che ci immobilizza e ci manda in panico nell’affrontare – per esigenza o piacere – nuove esperienze o persone.

Presa di coscienza

Primo passo per uscirne: consapevolezza. Osservare in maniera analitica ai mesi passati ci può fornire dei dettagli importanti. La scontentezza e la routine hanno fatto parte della maggior parte della nostra vita? Se si sente la necessità di oltrepassare i confini della nostra gabbia significa che ci siamo dentro con tutte le scarpe: abbiamo bisogno di novità e stimoli.

Cambio di rotta

Il passo più importante per sfuggire al nostro essere pigri e statici, per scoprire mondi che non conoscevamo, e che possono regalarci altre sensazioni. L’ultima goccia al momento di ciò che può essere definito lo “scavalcare” il recinto che divide il vecchio dal nuovo, lo statico dal dinamico, l’aridità dalla fantasia.

Cosa fare?

Appena fuori la nostra area di conforto c’è la zona in cui “accade la magia”. Non stiamo parlando di fantasia, ma di scienza. La comfort zone si manifesta quando abbiamo un basso livello di ansia, il che potrebbe sembrare positivo, ma non lo è.

Fare cose nuove stimola la dopamina nel cervello e l’adrenalina nel corpo, alzando il livello di ansia generale e rendendoci più vivi e produttivi.

Per stimolare l’adrenalina possiamo fare diverse attività che magari non abbiamo mai preso in considerazione per avere una scarica improvvisa di adrenalina:

Se vuoi iniziare da casa tua puoi guardare un film o un telefilm dell’orrore;  prova un videogioco avvincente e pieno di azione.

Ma soprattutto: Rischia. Non fare niente di pericoloso per la tua salute, ma puoi fare dalle cose più semplici come chiedere un appuntamento ad una ragazza o un ragazzo che ti interessano; salire su un palco del karaoke e cantare a squarciagola; iniziare un corso di ballo; scommettere su un match o giocare a un casino online per mettere in gioco te stesso e le tue abilità.

Fino ad arrivare ad esempio al paracadutismo o al bungee jumping in strutture controllate e con istruttori esperti. La scarica di adrenalina in questi casi è garantita.

Fare sempre nuove attività, scoprire cose nuove, spingersi sempre verso nuovi confini e limiti ci aiuta a mantenere il livello di ansia e di dopamina/adrenalina alti. Riusciamo ad restare fuori la nostra comfort zone, ma soprattutto: ci stiamo godendo tutto quello che ci mette a disposizione il mondo esterno.

Non bisogna cercare riparo nella monotonia e nella sicurezza apparente, ma uscire allo scoperto per entrare in contatto con la vita. Quella vera.

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Impasse – Diario di un venditore di niente #1

di SKA su Il Terzo Occhio il 24 giugno 2016, 23:49

“Difficoltà che non permette soluzioni o vie d’uscita.”
Pensieri notturni che si affastellano nella mente e decine di cose che succedono continuamente intorno, sempre difficili da sostenere, sempre difficili da controllare. Tra le centinaia di micro-riflessioni mi fermo alla parola ‘impasse’, che il fedele amico dizionario mi aiuta a definire in maniera chiara e lineare. Senza via d’uscita, per l’appunto. “Senza via d’uscita” è lo stato d’animo con il quale mi trovo a combattere la maggior parte delle volte; lo stato d’animo che si genera autonomamente quando la mente non ce la fa più a razionalizzare ogni singola fottutissima azione, reazione, movimento. Mi fermo e non so più dove andare.
Si perdono pezzi e lascio le macerie dietro di me, simulando un finto distacco che è invece un peso sul petto insostenibile la maggior parte delle volte. Vorrei, veramente vorrei, riuscire a riprendere in mano quella voglia di scrivere che si è nascosta in qualche anfratto tra le pieghe delle inutili idiozie che chiamo lavoro. È fuffa, è vacuità, sono un venditore di niente. E niente è quello che mi rimane in mano, in testa, sulla penna.
Le lunghe digressioni solipsistiche sono forse l’ultima meta al quale posso approdare per lasciarvi in consegna le migliaia di pensieri che mi attanagliano lo sterno e la gola, perché non ho altro argomento all’infuori di me. Sono imploso all’interno di un corpo che non sento più mio, perché è stato abbandonato dalla mente, giornalmente occupata ad elaborare metodi migliori e nuovi per vendere il niente che mi viene richiesto. Decine e decine di termini anglofoni, tecnici, economici per raccontarsi la stessa storia : tutto è merce, tutto è vendibile, compreso il nulla. E lo vogliono tutti, perché siamo tutti complici consapevoli.
Attorno sembrano succedere ogni giorno centinaia di accadimenti, ma la maggior parte di essi sono mediati da strumenti virtuali, digitali: vuoti. Il nulla di cui sopra. Si perdono amicizie attraverso il nulla, ci si scambiano migliaia di messaggi e sentimenti, si rompono rapporti. Ma non ‘sentiamo’ più veramente niente. Il nulla, il nulla, siamo noi.

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A Roma hanno privatizzato la democrazia – LIBERNAZIONE

di SKA su Cose dette da altri il 21 giugno 2016, 16:29

Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresìl’impegno etico di dimettersiqualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S, con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online.

http://libernazione.it/a-roma-hanno-privatizzato-la-democrazia/

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Davigo oltre il chiacchiericcio politico

di SKA su Antimafia, Cose dette da altri il 30 aprile 2016, 00:09

Nelle due interviste al Corriere e al Fatto Davigo ha parlato di questioni ben più importanti delle due frasi da chiacchiericcio da Bar dello Sport che hanno alimentato il dibattito – più giornalistico che politico – negli ultimi giorni. Valigia Blu le ha messe in fila, benissimo come sempre, sotto la giusta prospettiva.

Lotta alla corruzione: cosa fa il governo, cosa chiedono i magistrati http://www.valigiablu.it/magistratura-politica-corruzione/

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.