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Sbatti il Guzzardi in prima pagina

di SKA su ControInformazione il 25 novembre 2009, 20:47

Il 18 Novembre scorso una commovente cronaca de Il Giornale annunciava che le Nuove Brigate Rosse sono tornate, ancora più cattive che mai e con un obiettivo ben preciso: Francesco Guzzardi. Quella “Mano incerta” quella “sintassi e punteggiatura ancora più zoppicanti.” fanno tremare le gambe a tutta la redazione, un’incolta cellula rossa nascosta tra i boschi della Val Bisagno sta tramando di colpire al cuore della democrazia italiana che si riflette nella testa pelata di Guzzardi:

Non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l’infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete

“Delirante”, scrivono. Ed è vero. Un messaggio senza capo ne coda con tanto di stella rossa al seguito. Ma Guzzardi è uomo vero e tutto d’un pezzo:

Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere sui fatti che avvengono da tempo nel Municipio Val Bisagno, è bene che se lo tolga subito dalla testa.

Il Bravo Guzzardi usa le armi della diplomazia e della rigida pacatezza per non darla vinta a quegli insultatori rossi che vogliono avvelenare il clima politico ed informativo. Dopo la tempestiva denuncia alla Digos che “arriva in un baleno” iniziano le indagini e contemporaneamente parte una lunga campagna di solidarietà nei confronti del povero Guzzardi con una “mobilitazione dei lettori” lunga pagine e pagine, tra cui anche il presidente del Municipio Valbisagno:

Ti giunga la mia più sincera solidarietà, sono solo vigliacchi coloro che si nascondono nell’oscurità. Solidarietà anche al tuo giornale.

Mi domando dove siano i presunti «paladini» della libertà di stampa, quelli che pensano che essa sia limitata solo se fa loro comodo.

Mario scrive:

Credo che il fatto grave meriti una grande attenzione da parte degli inquirenti perché chi l’ha fatto… non può che essere una persona che frequenta abitualmente le riunioni del Municipio della Val Bisagno;

Fuochino. Il Giornale si scandalizza perché partecipano alla mobilitazione nazionale soltanto i giornalisti romani con una nota ufficiale. Viene scomodato l’intero Ordine dei Giornalisti che si spertica a parlare di “un ennesimo atto intimidatorio rivolto a colleghi che adempiono puntualmente al loro lavoro al servizio del cittadino assolvendo al dovere costituzionale loro imposto di informare i lettori.. D’altronde è evidente che Quelle minacce siano i sintomi gravi di una politica malata.

E quindi anche la politica è costretta a dire la propria. Sandro Biasotti, candidato presidente della Regione Liguria ed il sindaco Marta Vincenzi si stracciano le vesti per esprimere solidarietà

Tutta questa commossa solidarietà e poi cosa succede?
Il volantino rosso con la stella a cinque punte se lo è scritto ed inviato da solo. E’ stato denunciato dalla Digos per simulazione di reato e procurato allarme grazie ad una banale prova calligrafica. Hero.

Dopo tutta la mobilitazione dei propri lettori, Il Giornale, cosa dice per spiegare la vicenda? Niente. Appunto.

Vai così Guzzardi, sei tutti noi.
Se non trovi un brigatista, crealo.

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Noi avevamo quello pendente

di SKA su La dimanche des crabes il 5 novembre 2009, 21:35

Quando eravamo al liceo il nostro Gesù voleva suicidarsi.

In questi giorni in cui si sente parlare ancora di crocifissi e feticci religiosi utili alla devozione incondizionata – è pleonastico, lo so – mi è tornato in mente un periodo del liceo classico-linguistico in cui difendevamo a spada tratta quel pezzetto di legno e plastica appeso al muro.

Non era una questione religiosa, tanto meno etica o che fosse in difesa di quella che adesso viene ostentata come “cultura” o “tradizione”. O meglio sì. Era un modo un po’ cazzone per preservare intatta la cultura e la nostra personale eco-storia creatasi all’interno delle quattro mura di un’aula fatiscente di liceo.

Ci tiravamo gli astucci. Quando sei al liceo non c’è un motivo preciso per cui si fa qualcosa, la fai e basta. Noi ci tiravamo gli astucci e spesso volavano dalla finestra, com’è ovvio. Ho fatto interi quadrimestri con matite a metà, penne a metà, evidenziatori a metà ed astucci logori. Ma non importava – non a me perlomeno – l’importante era lì, in quel momento. Successe che un lancio mal calibrato finì sul corpo già torturato del nostro Cristo in croce. Cadde e si ruppe. Nella nostra ingenua sensibilità adolescenziale decidemmo di raccoglierlo, aggiustarlo e rimetterlo lì dove stava. Niente doveva cambiare. In quegli anni ci si aggrappa a tutte quelle poche sicurezze che si hanno attorno.

Mancava un pezzo. Il gancio di supporto posteriore a quello strumento di tortura in scala ridotta era ormai irrecuperabile ed allora, pur di mantenere intanto il nostro feticcio personale, decidemmo di appoggiarlo anziché appenderlo. Appoggiare una mini-croce con Cristo annesso su un gancio ad “L” portò a quello che ribattezzammo il Cristo Pendente. Se ne stava appoggiato lì sulla parete, su quel gancio ad “L”, con una pendenza di circa 30° in avanti. Con la faccia guardava il pavimento. Non più innanzi a sé con la spavalderia con cui di solito viene raffigurato Gesù. Guardava a terra, pendendo.

Era brutto abbastanza brutto a vedersi in verità. Ma anche buffo. Ed era il nostro feticcio personale. Tutta questa serie di motivazioni erano più forti di qualsiasi altra, per cui rimase. Era lì, faceva parte dell’arredamento, del nostro piccolo mondo sicuro e quel che contava più di tutti era preservarlo il più possibile.

E vi rimase intatto ed impassibile per lungo tempo finché non arrivò Madame Beau-qualcosa – insegnante di francese – con la sua arroganza nazi-laica a toglierlo senza alcun barlume di rispetto. Né per noi né per lui. Io mi alzavo e lo rimettevo al suo posto. Lei lo toglieva, io lo rimettevo. Lei lo gettava nell’armadio, io lo rimettevo. Arrivò anche a lanciarlo fuori dal corridoio, credo per stizza, ed io senza mai addurre nessuna motivazione lo rimettevo al suo posto. Parafrasando Bill Hicks dissi a Madame Beau-qualcosa che se fossimo stati in Francia al posto della croce avremmo potuto appendere una ghigliottina.

Madame Beau-qualcosa rivendicava il diritto alla laicità in una struttura pubblica. Noi rivendicavamo il diritto a preservare la posizione di un oggetto che era parte integrante della nostra micro-cultura. Ci difendevamo dall’arroganza autoritaria impostaci, più che qualche sacra tradizione o ancora peggio le nostre radici cristiane. Molti di noi non credevano in Dio, altri sì, la maggior parte non credeva in niente. Ma non permettevamo a nessuno di imporci cosa tenere o non tenere appeso a casa nostra.

Se ce l’avesse chiesto con cortesia, spiegandoci il suo differente punto di vista, l’avremmo tolto il crocifisso.
Ed avremmo capito perché non avrebbe dovuto starci, su quella parete.

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I Diari del Cilicio

di SKA su Satira il 19 ottobre 2009, 15:12

Scaricabile 22Scritto per ScaricaBile 22 con vignetta di STE

Caro diario,
seduta sul mio letto di lana di vetro provo a scriverti con quanto sgomento e dolore io ricordi gli episodi di queste ultime settimane che in qualche modo mi hanno vista protagonista sui mezzi di comunicazione italiani.

Sto provando a liberarmi da questo fardello cercando di condividere per quanto mi è possibile le sofferenze patite da Cristo nostro Signore, mortifico me stessa per superare la mortificazione dettata dagli altri. Ma questa faccenda della sessione parlamentare sull’introduzione dell’aggravante di omofobia nel codice penale è veramente ridicola, e mi fa soffrire.
Magari sarà anche per le frustate ed il doppio cilicio, però soffro. Anche spesso.

Fortunatamente quello scempio legislativo presentato dalla Concia poi non è passato, ma abbiamo rischiato grosso. Pensa, si voleva introdurre per iscritto che pestare un gay fosse più grave che pestare uno che non fa della sodomia e della devianza una ragione di vita. Siamo all’assurdo: la discriminazione dei normali in favore degli intrinsecamente disordinati. Mi piacerebbe ricordare a questi nobili liberali senza Dio che l’omosessualità fino a qualche anno fa era classificata come patologia, poi i poteri forti comandati dai froci sono riusciti a sovvertire questa realtà oggettiva.
Dico io, non bastava trovare un vaccino?

Dai diari del cilicioE’ evidente inoltre la grave limitazione della libertà di espressione di alcuni di noi. Credo sia una forma di discriminazione bella e buona contro determinate persone che esprimono valutazioni morali nella sfera della sessualità: non avrei potuto più dire, ad esempio, che tendenze omosessuali fortemente radicate portino direttamente alla pedofilia. Per dire.

Ecco caro diario, in tutto questo mi sembra ovvia quanto evidente la minaccia alla libertà di magistero della Chiesa, da sempre impegnata nella riaffermazione di una visione antropologica dell’uomo conforme al disegno del Creatore: l’uomo sopra, la donna sotto e i froci all’inferno.

E’ un po’ come con il colore della pelle. Fino a qualche tempo fa tutti a sventolare de Gobineau per dimostrare che – cosa innegabilmente vera – noi bianchi siamo superiori, ora invece sembra essere diventata una moda, questa di essere negri. Una volta significava essere schiavi ed inferiori, ora la lobby dei negri è riuscita a far dimenticare anche questa realtà oggettiva, è inconcepibile. Se vanno tutti nelle posizioni di potere poi chi ci mandiamo a giocare a basket?

Sia chiaro comunque, non sono contraria alle persone omosessuali, ho simpatia per loro. Non sporcano, non fanno la pipì in giro e se gli lanci una palla te la riportano. Ah, e sono anche degli ottimi presentatori tv.
Se si passa sopra ai loro incontrollabili istinti sessuali magari riesci anche a farti arredare casa.

Poi, veramente, non vedo perché si debba parlare tanto di discriminazioni. Io ad esempio non ne faccio: trans e omosessuali andrebbero presi a calci nel culo nella stessa maniera.
La discriminazione sessuale ha una sua radice storica e culturale ben piantata nel substrato cattolico ed europeo e quindi mi chiedo: chi siamo noi per sentirci al di sopra della storia e della cultura? Chi siamo noi per schierarci contro le sacre scritture? E se da domani qualcuno ci dicesse che pulirsi il culo dopo aver cagato non è più necessario, noi lo faremmo?

Ora però non vorrei che qualcuno mi attaccasse sul campo delle violenze ed i pestaggi. E’ chiaro che io sono contro la violenza in genere, anche quella che si sta facendo alla mia persona. Però se un gay decidesse di punire se stesso attraverso la mortificazione corporea, chi siamo noi per vietarglielo? Come diceva un mio amico dell’Opus Dei, “l’unico omosessuale buono è l’omosessuale flagellato”. Magari potrebbe diventare un’esperienza sessualmente appagante.
Per me lo è.

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The dictatorships of our day

di SKA su Notizie Commentate il 12 ottobre 2009, 18:37

Le dittature dei nostri giorni si presentano in forme diverse, e quella dominante è un capitalismo di stato o un’oligarchia in cui il capo controlla la cosa pubblica e le sinecure che ne derivano. Non si può parlare di dittature in senso stretto. I capi tollerano le elezioni a patto che i risultati possano essere manipolati e permettono le critiche, basta che non raggiungano le masse.

E non stiamo parlando della Russia di Putin o del Venezuela di Chavez.
Ma dell’Italia di Berlusconi.

Nick Cohen, from The Observer

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Il Lodo dei Popoli

di SKA su ControInformazione il 7 ottobre 2009, 21:11

Illegittimo Lodo Alfano. Hammamet si prepara per l’accoglienza.


“La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l‘illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.”

La notizia la si può leggere ovunque ed è inutile stare qua a dire altro. La legge in esame era il cd. Lodo Alfano da queste parti analizzato in passato più volte, soprattutto in relazione alle violazioni costituzionali assolutamente evidenti, soprattutto se relazionate alla precedente sentenza che dichiarò l’illegittimità costituzionale del Lodo Schifani. Due Lodi pressoché fotocopiati, ed infatti entrambi illegittimi.

Illegittimo per violazione dell’art.3 che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, impostazione che Ghedini-Napoleon non sembrava condividere (“La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente la sua applicazione“) così come Pecorella-Clarinetto che arriva addirittura a definire il Presidente del Consiglio primus super pares come fossimo in una democrazia principesca (OH SHI-). Sull’art.138 c’è da dire soltanto che per concedere un’immunità totale di questa portata (inesistente in tutta Europa e USA) c’è bisogno (da leggersi obbligo) di una legge costituzionale e non ordinaria.

Fine della spiegazione breve. Si vedono in giro reazioni di gaudio, esultanze, cori da stadio: ma per cosa? Per una Corte di giudici che ha sancito l’illegittimità costituzionale di una legge ordinaria (vedete quanta noia c’è nelle cose testè citate?) e porta avanti il principio – che dovrebbe essere assodato – dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e le sedi penali. Compreso il Primo Ministro più potente di tutta Europa.

E si va in giro per l’internet a fotografarsi con la Costituzione in mano credendo che sia un gesto sovversivo.
Ma domani si tornerà alla solita routine. In attesa del Lodo-ter.

Addendum: non pensate che tutto questo “Andiamo avanti”, “Non ci piegano”, “Non molliamo”, “Deciso a combattere” da parte di persone elette per rappresentare il governo di uno Stato non sia un attimino eccessivo? Nessuno li obbliga a trincerarsi dietro le poltrone. Questo è un tipico atteggiamento da dittatura golpista, attenzione.

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Il Barbiere di Brianza

di SKA su Satira il 5 ottobre 2009, 17:20

Scaricabile 21Scritto per ScaricaBile 21 in collaborazione con Maurizio Boscarol (nel senso che, ovviamente, sono io a collaborare con lui), con citazione/omaggio abbastanza espliciti. A voi coglierla.

Non viviamo in una società rispettosa.
Siamo sempre lì a guardare il pelo nell’uovo sottolineando i difetti degli altri senza accorgerci di tutto ciò che di buono ed altruistico sia stato fatto nel passato. Stiamo lì a guardare la macchiolina, il pezzetto di verdura tra i denti a ridere e scherzare senza concedere il giusto rispetto a uomini che hanno reso onore alla Patria.
Prendete Vittorio Mangano, ad esempio.

Un uomo di integerrima moralità, sempre pronto a difendere e coprire gli amici e gli amici degli amici caduto nelle mani una organizzazione criminale per semplici disavventure. Un eroe, a modo suo. E noi sempre lì, dietro alla sua figura – facile adesso che è morto, eh? – a sottolineare le condanne definitive per fatti di mafia, omicidio, truffa, ricettazione, estorsione, ma non si cita mai tutto ciò che di buono ha fatto in vita per la famiglia. Quella di Berlusconi.

Lo ha detto anche il pg Nino Gatto al processo d’appello contro Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa: Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza. Ma era più che evidente! Quale stalliere? Quale fattore? Quale protettore?
In qualità di responsabile della villa a Mangano spettavano ben altri compiti.mangano_prete

Ad esempio a Mangano spettava il compito di bambinaia o tagesmutter ufficiale dei pargoli Berlusconiani educandoli al duro mondo che avrebbero dovuto affrontare nel futuro. Famoso fu il motto di quei festosi pomeriggi di gioco: “Basta un poco di tritolo e il giudice va su, il giudice va su e tutto brillerà di più”.

Anche compiti spiritualmente più elevati spettavano al boss del clan di Porta Nuova. Nella villa di Arcore era previsto un cappellano privato che celebrasse la messa giornalmente e la domenica alle 12, oltre a spiegare il catechismo dopo la funzione.mangano_mago “Credo in un solo Padrino, creatore della corruzione e del falso in bilancio, della concussione e del traffico di stupefacenti. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la prescrizione dei reati e l’amnistia che verrà. Amen.”

Sovente al Mangano factotum venivano richieste esibizioni d’intrattenimento privato durante le cene d’affari nella Villa S. Martino. Tra i numeri più in voga in quel periodo c’erano la telecinesi di stupefacenti da un albergo all’altro, divertenti ed affettuose esplosioni nei muri di cinta a base di polvere nera, occultamento di latitanti, sparizione di quadri e gioielli di famiglia. Il più richiesto in assoluto però era quello della transustanziazione di cavalli in partite di cocaina.

Anche se le cronache hanno spesso descritto Vittorio Mangano allo stesso tavolo dei Berlusconi durante le cene d’affari, non sempre era così. Talvolta si presentava la necessità di assolvere alla funzione di serveur ai tavoli. Il boss era solito accompagnare la portata con un “non si baratta la libertà con la dignità” a cui di solito seguiva un “minchia”.

Se il Presidente è operaio, Dell’Utri uno storico, Bondi un poeta e Belpietro un giornalista perché Mangano dovrebbe essere solo un mafioso?
Sdoganiamo i clichè. Mafia vuol dire fiducia.

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Concordare con Fini, Massimo

di Camerata Stizza su Notizie Commentate il 17 settembre 2009, 20:14

È inutile che in Italia si esprimano sgomento e sdegno. Siamo, con i nostri alleati, un esercito di occupazione e come tale veniamo legittimamente trattati. Forse, sgomento e sdegno, avrebbero maggiore credibilità se una lacrima, anche una sola, fosse scesa anche per le centinaia di migliaia di afghani, talebani e non, morti in questa guerra ingiusta mentre noi ci trastullavamo con i Sanremo, le Miss Italia, e le linee di beauty per cani.

Massimo Fini

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Il silenzio dei nostri amici

di SKA su Antimafia il 27 agosto 2009, 15:13

di Roberto Scarpinato
(Procuratore della Repubblica Aggiunto di Palermo)

Se provate a chiedere a un fruitore medio di fiction e di film sulla mafia che idea si sia fatto della stessa, vi sentirete sciorinare i nomi dei soliti noti: Riina, Provenzano, i casalesi e via elencando. Sentirete evocare frammenti di una storia di bassa macelleria criminale, intessuta di omicidi, cadaveri sciolti nell’acido, estorsioni, traffici di stupefacenti, di cui sono esclusivi protagonisti personaggi di questa risma: gente che viene dalla campagna o dai quartieri degradati delle città, e che si esprime in un italiano approssimativo. Una storia di brutti sporchi e cattivi, e sullo sfondo la complicità di qualche colletto bianco, di qualche pecora nera appartenente al mondo della gente “normale”. Ma, del resto, in quale famiglia non esiste qualche pecora nera? Se dunque la mafia è solo quella rappresentata (tranne qualche eccezione) da fiction e film, è evidente che il fruitore medio tragga la conclusione che la soluzione del problema consista nel mettere in carcere quanti più brutti sporchi e cattivi, e nel fare appello alla buona volontà di tutti i cittadini onesti perché collaborino con lo sforzo indefesso delle forze di polizia e della magistratura per estirpare la mala pianta. Questo, con le dovute varianti, il pastone culturale ammannito da fiction e film di conserva con la retorica ufficiale televisiva, e metabolizzato dall’immaginario collettivo. Un pastone che non fornisce le chiavi per dare risposta ad alcune domande elementari. Ad esempio come mai, tenuto conto che le cose sono così semplici, lo Stato italiano è riuscito a debellare il banditismo, il terrorismo e tante altre forme di criminalità, ma si rivela impotente dinanzi alla mafia che dall’unità d’Italia a oggi continua a imperversare in gran parte del Paese?

Come mai parlamenti, consigli regionali e comunali, organi di governo e di sottogoverno sono affollati di pregiudicati o inquisiti per mafia, tanto da insinuare il dubbio che quel che combattiamo fuori di noi sia dentro di noi? Come mai, oggi come ieri, tra i capi organici della mafia vi è uno stuolo di famosi medici, avvocati, professionisti, imprenditori, molti dei quali già condannati con sentenze definitive? Come mai commercianti e imprenditori a Palermo, a Napoli, in Calabria continuano a pagare in massa il pizzo e, a differenza del fruitore medio, non si bevono la buona novella che la mafia è alle corde? Come mai i vertici di Confindustria lanciano tuoni e fulmini contro i piccoli commercianti che non hanno il coraggio di denunciare gli estorsori, minacciandoli di espellerli dall’organizzazione, ma vengono colti da improvvisa afasia quando si chiede loro perché intanto non comincino a prendere posizione nei confronti delle centinaia di imprenditori, inquisiti o già condannati, che hanno azzerato la libera concorrenza e costruito posizioni di oligopolio utilizzando il metodo mafioso?

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