Tutta la Trattativa Stato-Mafia in un sito

di SKA su Antimafia il 7 dicembre 2012, 15:00

Breve segnalazione di un progetto fondamentale: è stato creato un sito dedicato alla Trattativa Stato-Mafia in cui si tiene puntuale controllo dei documenti, processi, indagati e storia.

L’argomento Trattativa Stato-Mafia mi sta molto a cuore e l’ho anche trattato più volte, anche se altrove.
Non si può quindi non apprezzare e ringraziare i curatori del sito.

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Dichiaro quanto segue: siete dei fessi

di SKA su ControInformazione il 20 ottobre 2012, 23:28

Avevo scritto un titolo molto più garbato inizialmente, ma alla fine non ho resistito. Non me ne vogliano coloro i quali – in maniera sincera, ma ingenua – credono un po’ a tutto ciò che gli viene proposto ed agiscono senza pensare. Nell’era dell’iper-informazione e di Facebook il classico passaparola da bar, la leggenda metropolitana che diventa realtà raccontata al liceo, vengono sostituiti dalle bacheche altrui.

Continua a circolare – da mesi ormai – un messaggio ben scritto, con una finta infarinatura normativa e fornendo una buona dose di carica emotivo-revanchista per creduloni e complottisti dell’ultimo minuto. L’avrete visto (o scritto, quindi mi rivolgo a voi) molte volte in queste ultime settimane e recita queste parole:

“Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC – 1 – 308 – 1-103. Facebook è ora un’entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l’uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.”

Ne girano alcune versioni, all’incirca con le stesse parole, anche se negli ultimi giorni alcuni utenti arrivati “in ritardo” ne stanno privilegiando quella con dei fastidiosissimi MAIUSCOLI, che dovrebbero rimarcare con ancora più forza a Facebook che NON POSSONO privarci della NOSTRA privacy. Un modo per sommare fastidio su fastidio.

Basterebbe fare un paio di ricerche in rete – quindi uscire da Facebook e godere dei miliardi di altre pagine esistenti sul web – per trovare chi ne ha già parlato, capire la bufala ed evitarvi brutte figure coi vostri amici.

Il gioco che vorrei fare però è un altro. Provare per qualche minuto a prendere sul serio il testo, analizzarlo e sbugiardarlo su basi concrete.Internet, serious business.

Partiamo dalla legge citata. La UCC – 1 – 308 – 1-103 esiste (Uniform Commercial Code), ma con la privacy o con il social networking non ha veramente nulla a che fare. Lo UCC è una delle leggi modello, nello specifico un modello di legge in materia di contratti commerciali, disciplina il contratto di vendita, della garanzia per il bene venduto, dell’agenzia e del contratto d’appalto.

In aggiunta: si tratta di una legge statunitense e – anche volendo – non può essere applicata in Italia. Volendo parlare di proprietà intellettuale, quella di una immagine o di un testo nasce con la creazione del prodotto stesso. In Italia è la Siae (fino ad oggi in esclusiva) a garantire la tutela del diritto di copia, che è, come ogni altro diritto di proprietà, cedibile: pubblicando testi, immagini o altri contenuti su Facebook, il diritto di copia viene ceduto al social network, come da contratto, diventando de facto di sua proprietà (perlomeno fino a quando non sarà il singolo utente a volerli rimuovere assieme al proprio profilo). Qualche informazione in più sul dove vanno a finire e come vengono utilizzati i nostri dati in Facebook.

Vero anche il presupposto di Facebook che è diventata una società quotata in borsa (publicly traded company), come sanno anche i sassi, ma non ci sono stati radicali cambiamenti sul come la società utilizzi o tratti i dati personali degli utenti. La società è sempre all’opera per fare dei ritocchi sulle Terms and Conditions che ogni utente accetta spontaneamente all’iscrizione e/o restando iscritti al social network, ma è anche costretta per legge ad informare ogni volta che avvengono modifiche rilevanti nella normativa generale, privacy e trattamento dei dati.

La considerazione viene da sé: può uno status scritto dentro Facebook – con nessuna natura legale – fornire un qualche tipo di immunità nei confronti della società? No. Non è un magico talismano legale o uno scudo protettivo.
Per gli amanti dell’esoterico e del fantascientifico però c’è chi vi può fornire spiegazioni alternative. Circolano queste singolari teorie ultra-complottiste che disegnano gli utenti come “cavie da laboratorio”, vittime di armi di distrazioni di massa, controllo totale da parte di super-esperti del marketing che ci usano come burattini. Questo del post in bacheca sarebbe soltanto uno degli esperimenti di cui saremmo vittime (sic). Anche qua, ognuno è libero di credere in ciò che ritiene opportuno. Il Vaticano si basa sugli stessi princìpi.

Ritornando al punto e con un Repetita iuvant: quando vi iscrivete a Facebook (o per estensione qualsiasi altro servizio web) ne accettate esplicitamente anche i termini e le condizioni, che includono anche la normativa sulla privacy e l’utilizzo dei dati. Un vostro status privato non cambia in alcun modo l’accettazione iniziale.
Se non accettate le condizioni del servizio l’unica vera azione che potete mettere in atto per la tutela dei vostri dati è andare qui.

(N.B. Ironico il fatto che Facebook in primis ha avviato un’iniziativa volta ad informare gli utenti sulle proposte di modifica della governance e al contempo farli partecipare attivamente per sottoporre o votare per accettare o meno le modifiche in atto.)

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La crisi colpisce tutti, anche lui

di SKA su Notizie Commentate il 22 giugno 2012, 18:59

Il discorso sarebbe molto semplice. Non dovrebbe avere più senso parlare di un cadavere ancora caldo – politicamente eh – come quello di Silvio Berlusconi.
Ma a quanto pare l’armata mediatica si è rimessa in moto per riportarlo il più velocemente possibile sulla bocca e sulla penna dei giornali. Il giochino funziona da un ventennio: sia che i lettori siano pro-cavaliere che contro-cavaliere il risultato è che restiamo irrimediabilmente affascinati dall’eroe anti-eroe Berlusconi.
Un cappello inutile per tornare a parlare di Spin Doctors e lo faccio citando l’articolo dell’Agi, riportato da Affaritaliani – e poi a macchia d’olio, as usual – secondo il quale il povero Silvio sarebbe costretto a fare dei tagli, dei sacrifici economici, perché spenderebbe troppo. Su nonleggerlo un riassuntino di tutte le spese. Sarebbe facile fare dell’ironia, la lasciamo però alle considerazioni dei più in favore di una breve riflessione, se possibile forse ancora più banale.

Gli Spin Doctors del cavaliere stanno lavorando alacremente dal momento in cui si è deciso che non è il caso di lasciare l’eredità del PdL in mano all’immagine sbiadita di Alfano. B. serve ancora, perché non c’è un altro leader adatto, soprattutto dopo l’avanzata di un Grillo che ha più punti in comuni con lo psiconano di quanti si possa immaginare. Ed ovviamente a B. serve ancora la politica per tenersi lontano dalle beghe giudiziare, in tutto questo tempo non hanno ancora trovato un modo alternativo per evitare le aule. Già con la faccenda del giocatore Thiago Silva se n’era avuto sentore, ma ormai la strategia mediatica sta prendendo la strada definitiva dell’uomo che si sacrifica per i cittadini e per il paese, che è sì ricco sfondato, ma anche lui ha “i nostri stessi problemi” che se posizionati su piani retorici adeguati possono sortire lo stesso effetto di un cassaintegrato che sa come pagare l’affitto. “Se deve pagare 100 milioni l’anno come farà a portare avanti le sue aziende? E il Milan? E la situazione familiare?”. L’idea che vogliono instillare nei confronti del ceto borghese moderato a cui si rivolge il PdL è questa, pulendo quanto più possibile l’immagine del leader e posizionandolo – secondo i dettami della narrativa emotiva – come martire, vittima e successivamente salvatore. Ci hanno già provato molte volte, ma l’immagine del cialtrone arricchito e volgare ha sempre prevalso e al tempo stesso vinto. Nell’era post-Monti quella vecchia immagine non potrà mai più funzionare.

Stringiamo la cinghia insieme, Silvio.

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I dati sul gioco online del 2012

di Camerata Stizza su Shit Propaganda il 31 maggio 2012, 11:52

La parola Crisi viene dal latino Crìsis e dal greco Krisis, derivazione diretta di Krino ossia “separo” ed il momento che separa una serie di fenomeni da altra differente, è il momento decisivo di un cambiamento radicale in bene o in male. La crisi – di qualsiasi specie sia – non dovrebbe quindi protrarsi per un periodo eccessivamente lungo, nel caso di quella economica il momento di rottura c’è già stato e c’è chi prova a riprendersi dalla botta subìta.

Il caso degl italiani e dell’Italia è curioso: nonostante sembri che le nostre tasche siano sempre più vuote, la spesa totale e pro capite dedicata al gioco aumenta ogni anno. I dati del 2011 parlano di 76,5 miliardi di euro complessivo, mentre i dati del 2012 denotano una tendenza ad una crescita costante.
Nei primi due mesi del 2012 sono stati raccolti 22,8 miliardi di euro, un trend positivo del 26,7% rispetto al medesimo periodo del 2011 (18 miliardi). Nel solo mese di marzo la raccolta dell’intero settore gaming è stata di 7,717 miliardi, con un incremento di circa 700 milioni rispetto al mese di febbraio.
Più della metà di questo incremento è dovuta alla risalita di NewSlot e Vlt. Viviamo in un periodo tecnologico nel quale il successo del casinò live online si è ormai affermando, lo dimostra sia il numero crescente di giocatori, che i dati sopra esposti.

Il gioco online è uno dei pochi settori che non solo non ha sofferto la crisi economica, ma che si trova in continua espansione, al punto che i migliori siti cercano sempre nuove strategie per creare divertimento e vincite online.

Una delle strategie più interessanti degli ultimi mesi riguarda il gioco a premi Affari Tuoi online curato da 888.it, il famoso gioco con i pacchi a sorpresa che da alcuni mesi è diventato online. Il vantaggio del gioco è nella sua disponibilità, si può giocare in qualsiasi momento della giornata ed il sito è attivo tutti i giorni 24 ore su 24.

Lo scorso mese 888.it ha lanciato in TV una campagna pubblicitaria che offre 5.000 Euro di bonus al mese per quattro anni. Lo spot pubblicitario (video in calce) apre le porte a tutti coloro che vogliono provare la fortuna dei pacchi online.  Per coloro che preferiscono il gioco classico ed in diretta il sito offre la possibilità di giocare direttamente al Blackjack, alla Roulette o al Baccarat con dei croupier veri.

Ovviamente il sito ha regolare licenza AAMS ed aderisce alle direttive del gioco responsabile.

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Terremoto 2.0

di SKA su Notizie Commentate il 31 maggio 2012, 11:42

Su Terremotoemiliaromagna.it creato da Simone Busoli la mappa interattiva ed aggiornata in tempo reale basata sui dati forniti da Ingv.it, con annesso grafico.

P.s. Interessante notare come ancora una volta un istituto con pochi soldi e tenuto in piedi da ricercatori precari sia il fulcro informativo dell’intera nazione.

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Facebook non è Amazon

di SKA su Notizie Commentate il 22 maggio 2012, 12:47

Continuo a leggere di paragoni tra le quotazioni in borsa di Facebook e Amazon: il parallelismo “confortante” dovrebbe essere dato dal fatto che Amazon – come FB – nelle prime settimane ha perso molto ed il valore delle sue azioni è stato per molto tempo inferiore al suo prezzo di collocamento. Poi, quasi per magia – secondo i meravigliosi cronisti dell’ultim’ora – il titolo di Amazon si è quadruplicato. L’azzardato paragone tra Facebook e Amazon è dato dal fatto che entrambi “lavorano sul web” e fanno parte del settore IT.
Ed questa è la cazzata più grossa.
Il titolo di Amazon si è quadruplicato perché Amazon produce qualcosa di tangibile: sentito mai parlare di Kindle? l’e-reader diventato leader del settore in pochi anni? Amazon ha magazzini interi pieni di roba vera e tangibile: libri, cd, materiale tecnologico, abbigliamento persino. Laddove non possiede magazzini con il materiale da spedire, ha accordi commerciali con magazzini che spediscono conto terzi e te lo spediscono direttamente a casa.
E del mastodontico mercato degli e-book venutosi a creare negli ultimi 3 anni? Investimenti reali.
Per Amazon il sito web è solo – se pur l’unico – canale di accesso per l’acquisto di merce vera, che è invece il business reale che sta alle spalle della società di Seattle.
Facebook cosa produce? Il modello di business alle spalle del più popolare social network di massa si basa su due basi fondamentali: la forza dei numeri dei propri utenti – 900 milioni – e gli introiti pubblicitari. Non produce nulla di realmente tangibile che possa funzionare da cuscino nel caso di una nuova bolla e/o fallimento della stessa FB.
A meno che non si decida che è possibile fare compravendita diretta degli utenti (già avviene in maniera indiretta con gli sponsor personalizzati) FB non è minimamente paragonabile ad Amazon. Sul come andranno le quotazioni non ne ho idea, ma se fossi un investitore dell’IT guarderei altrove.

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Carlo Ruta assolto in cassazione

di SKA su Notizie Commentate il 11 maggio 2012, 11:49

A settembre del 2008 mi trovai davanti ad una notizia della quale sembrava importare poco in giro per il web, negli anni successivi sarebbe diventato invece un argomento di dibattito attualissimo. Sto parlando della vicenda di Carlo Ruta che l’8 maggio 2008 venne condannato per il reato di stampa clandestina

previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1947 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale come previsto dall’art.5 della succitata legge. Ruta è stato condannato al pagamento di una pena pecuniaria di 150 euro (ridotta con le attenuanti generiche) più il pagamento delle spese processuali che ammontano a 5000 euro.

Ruta ha portato avanti la propria battaglia sino ad arrivare in Cassazione e la sentenza è arrivata ieri: assolto perché il fatto non susssiste.
Un precedente che conferma il fatto – è triste che ci fosse bisogno di una sentenza a sancirlo e non la semplice logica – che i blog “non rientrano nei prodotti editoriali della legge sull’editoria, non devono essere registrati e non sono stampa clandestina.”

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Piove, Google ladro

di SKA su Notizie Commentate il 6 maggio 2012, 15:35

Tramite Mantellini leggo una riflessione sui soliti discorsi dei grandi gruppi editoriali italiani. La parte che mi ha più colpito è, nel 2012, il livore opportunista contro google che non corrisponde diritti d’autore sui contenuti giornalistici prodotti. Detto dalla voce di Rcs che distingue la versione online via desktop con quella mobile, obbligando il pagamento della seconda, fa abbastanza ridere (p.s. basta cambiare user agent !!1!).
Ma la soluzione è semplice : non vuoi regalare i tuoi contenuti al cattivo google? Non farlo.
Ed il codice a cui si riferisce anche mantellini è basilare per chi lavora nel web.
User-agent: Googlebot
Disallow: /

Ed il problema è risolto. Un crawler non ruba niente, raccoglie solo ciò che trova. Mettetelo in azione da domani e poi riparliamo di raccolta pubblicitaria.

Edit: c’è chi mi ha chiesto via mail, seriamente, dove vada messo quel codice. Ho dimenticato di specificare che va messo nel robots.txt.

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WTF?

Giornalista, web designer e pubblicitario. Da blog di protesta negli anni in cui i blog andavano di moda, questo spazio è diventato col tempo uno spazio di riflessione e condivisione. Per continuare a porsi le giuste domande ed informare se stessi.