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	<title>Terzo occhio.org - fonte di domanda per informare se stessi &#187; La dimanche des crabes</title>
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	<description>fonte di domanda per informare se stessi</description>
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		<title>Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 07:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l&#8217;albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos&#8217;altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l&#8217;uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita.&#8221;</p></blockquote>
<p>Citazione usata ed abusata, me ne rendo conto dopo averla trascritta. Doveva essere un primo approccio di trivia letterario per il futuro, ma così è veramente troppo easy. Maledetto www.</p>
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		<title>Salviamo i libri</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 01:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[KulturaUrbana]]></category>

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		<description><![CDATA[Tramite Antonella e Booksblog leggo di un&#8217;iniziativa interessante della casa editrice DeriveApprodi che fa sapere in un editoriale quanto segue: Per ragioni commerciali, abbiamo dovuto togliere dal nostro catalogo quasi 100 titoli, sottraendoli al circuito di vendita e distribuzione delle librerie. Una scelta che ci impone di mandare al macero decine di migliaia di copie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tramite <a href="http://antonella.beccaria.org/">Antonella</a> e <a href="http://www.booksblog.it/post/6835/100-libri-per-100-euro-ovvero-quando-il-marketing-salva-i-libri-dalle-fiamme">Booksblog</a> leggo di un&#8217;iniziativa interessante della casa editrice <a href="http://www.deriveapprodi.org/">DeriveApprodi</a> che fa sapere in un <a href="http://www.deriveapprodi.org/editoriali.php?art=244">editoriale</a> quanto segue:</p>
<blockquote><p>Per ragioni commerciali, abbiamo dovuto togliere dal nostro catalogo quasi 100 titoli, sottraendoli al circuito di vendita e distribuzione delle librerie. Una scelta che ci impone di mandare al macero decine di migliaia di copie per evitare spese di giacenza. Buttare o distruggere libri, anche nelle forme moderne del «macero», non può non ricordare roghi o messe all’indice ben più scellerati. Vorremmo provare almeno in parte a evitarlo, proponendo ai singoli lettori della casa editrice, alle associazioni, alle piccole biblioteche, ai dipartimenti universitari e ai punti vendita alternativi alla distribuzione un’offerta semplice: 100 libri a 100 euro, spese di spedizioni incluse.</p>
<p>Dal 1 al 30 novembre chiunque potrà acquistare 100 libri a 1 euro a copia, scegliendoli dall’elenco dei titoli che trovate in allegato. Dopo questa data, quei libri non saranno più disponibili al pubblico. Per sottoscrivere quest’offerta, è sufficiente:</p>
<ul>
<li> scaricare l’<a href="http://www.deriveapprodi.org/admin/articoli/allegati/articoli/fuoricatalogo.xls">elenco allegato</a></li>
<li> compilarlo indicando le quantità per ogni singolo titolo (attenzione: ciascun ordine non può essere inferiore ai 100 titoli)</li>
<li> rispedirlo via mail all’indirizzo: <strong>acquisti[at]deriveapprodi.org</strong>, precisando i dati per la spedizione</li>
<li> dalla redazione vi indicheremo le modalità di pagamento più semplici (bollettino di conto corrente postale o bonifico bancario)</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Controllate l&#8217;elenco. Mi sembra un ottimo regalo da fare o da farsi per il prossimo Natale, anziché acquistare due libri spazzatura se ne possono salvare 100 <em>dalla</em> spazzatura.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Noi avevamo quello pendente</title>
		<link>http://www.terzoocchio.org/la-dimanche-des-crabes/noi-avevamo-quello-pendente/2009/11/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 19:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando eravamo al liceo il nostro Gesù voleva suicidarsi. In questi giorni in cui si sente parlare ancora di crocifissi e feticci religiosi utili alla devozione incondizionata &#8211; è pleonastico, lo so &#8211; mi è tornato in mente un periodo del liceo classico-linguistico in cui difendevamo a spada tratta quel pezzetto di legno e plastica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando eravamo al liceo il nostro Gesù voleva suicidarsi.</p>
<p>In questi giorni in cui si sente parlare ancora di crocifissi e feticci religiosi utili alla devozione incondizionata &#8211; è pleonastico, lo so &#8211; mi è tornato in mente un periodo del liceo classico-linguistico in cui difendevamo a spada tratta quel pezzetto di legno e plastica appeso al muro.</p>
<p>Non era una questione religiosa, tanto meno etica o che fosse in difesa di quella che adesso viene ostentata come &#8220;cultura&#8221; o &#8220;tradizione&#8221;. O meglio sì. Era un modo un po&#8217; cazzone per preservare intatta la cultura e la nostra personale eco-storia creatasi all&#8217;interno delle quattro mura di un&#8217;aula fatiscente di liceo.</p>
<p>Ci tiravamo gli astucci. Quando sei al liceo non c&#8217;è un motivo preciso per cui si fa qualcosa, la fai e basta. Noi ci tiravamo gli astucci e spesso volavano dalla finestra, com&#8217;è ovvio. Ho fatto interi quadrimestri con matite a metà, penne a metà, evidenziatori a metà ed astucci logori. Ma non importava – non a me perlomeno – l&#8217;importante era lì, in quel momento. Successe che un lancio mal calibrato finì sul corpo già torturato del nostro Cristo in croce. Cadde e si ruppe. Nella nostra ingenua sensibilità adolescenziale decidemmo di raccoglierlo, aggiustarlo e rimetterlo lì dove stava. Niente doveva cambiare. In quegli anni ci si aggrappa a tutte quelle poche sicurezze che si hanno attorno.</p>
<p>Mancava un pezzo. Il gancio di supporto posteriore a quello strumento di tortura in scala ridotta era ormai irrecuperabile ed allora, pur di mantenere intanto il nostro feticcio personale, decidemmo di appoggiarlo anziché appenderlo. Appoggiare una mini-croce con Cristo annesso su un gancio ad “L” portò a quello che ribattezzammo il Cristo Pendente. Se ne stava appoggiato lì sulla parete, su quel gancio ad “L”, con una pendenza di circa 30° in avanti. Con la faccia guardava il pavimento. Non più innanzi a sé con la spavalderia con cui di solito viene raffigurato Gesù. Guardava a terra, pendendo.</p>
<p>Era brutto abbastanza brutto a vedersi in verità. Ma anche buffo. Ed era il nostro feticcio personale. Tutta questa serie di motivazioni erano più forti di qualsiasi altra, per cui rimase. Era lì, faceva parte dell&#8217;arredamento, del nostro piccolo mondo sicuro e quel che contava più di tutti era preservarlo il più possibile.</p>
<p>E vi rimase intatto ed impassibile per lungo tempo finché non arrivò Madame Beau-qualcosa – insegnante di francese – con la sua arroganza nazi-laica a toglierlo senza alcun barlume di rispetto. Né per noi né per lui. Io mi alzavo e lo rimettevo al suo posto. Lei lo toglieva, io lo rimettevo. Lei lo gettava nell&#8217;armadio, io lo rimettevo. Arrivò anche a lanciarlo fuori dal corridoio, credo per stizza, ed io senza mai addurre nessuna motivazione lo rimettevo al suo posto. Parafrasando Bill Hicks dissi a Madame Beau-qualcosa che se fossimo stati in Francia al posto della croce avremmo potuto appendere una ghigliottina.</p>
<p>Madame Beau-qualcosa rivendicava il diritto alla laicità in una struttura pubblica. Noi rivendicavamo il diritto a preservare la posizione di un oggetto che era parte integrante della nostra micro-cultura. Ci difendevamo dall&#8217;arroganza autoritaria impostaci, più che qualche sacra tradizione  o ancora peggio le nostre radici cristiane. Molti di noi non credevano in Dio, altri sì, la maggior parte non credeva in niente. Ma non permettevamo a nessuno di imporci cosa tenere o non tenere appeso a casa nostra.</p>
<p>Se ce l&#8217;avesse chiesto con cortesia, spiegandoci il suo differente punto di vista, l&#8217;avremmo tolto il crocifisso.<br />
Ed avremmo capito perché non avrebbe dovuto starci, su quella parete.</p>
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		<title>Antipathy for the devil</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 16:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camerata Stizza</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le poche virtù che mi si possano addossare di certo non c&#8217;è quella della simpatia. Lo status da antipatico te lo guadagni sul campo sin da piccolo e ti segue come una condanna scritta in maniera invisibile sulla fronte. Inutili gli sforzi di farsi ben volere, di integrarsi, di provare in tutti i modi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le poche virtù che mi si possano addossare di certo non c&#8217;è quella della simpatia.<br />
Lo status da antipatico te lo guadagni sul campo sin da piccolo e ti segue come una condanna scritta in maniera invisibile sulla fronte. Inutili gli sforzi di farsi ben volere, di integrarsi, di provare in tutti i modi a fare il simpatico: l&#8217;antipatico che prova a fare il simpatico diventa insopportabile. Puoi andare a genio ad alcuni, che probabilmente ti rimarranno amici per la vita, ma per gli altri sarai sempre uno che sta sul cazzo. Come se essere antipatici fosse una colpa.</p>
<p>Non bisogna essere necessariamente degli stronzi per essere antipatici, anzi. Esistono quelli che tengono banco in una comitiva, che ti fanno pisciare addosso dalle risate, che riescono a conquistare facilmente una donna solo con il carisma ed il fascino della simpatia. Poi però giri l&#8217;angolo e te l&#8217;hanno già messo nel culo.</p>
<p>Così come esistono i tipi taciturni, che lanciano frecciate ciniche, che non troverai mai in mezzo alla folla della discoteca ad alzare le braccia per divertirsi. Che vedrai ai concerti, ma mai ballare. Che vedrai dire basta ad una bevuta, dire no alla canna, no ad un tiro di coca. Quelli che non salutano mai per primi, che non chiamano mai al telefono, che se li chiami rischi di sentir squillare a vita. Quelli che non sono permalosi, ma devi saper scherzare. Che la vita ha poco senso, ma va presa sul serio. Non egocentrici, vogliono solo stare per i cazzi propri. Con quelli il culo è al sicuro.</p>
<p>Poi c&#8217;è quella storia delle etichette, quelle che ti ritrovi attaccate addosso senza neanche rendertene conto. Da lì in poi non sei più una persona, ma un&#8217;etichetta.<br />
Non importa se lì sotto può esserci &#8211; anche remotamente &#8211; un qualche tipo di sentimento che pulsa, una dignità lesa o un orgoglio ferito. L&#8217;etichetta è più facile da leggere.</p>
<p>Ripeto.</p>
<p>Le etichette sono più facili da leggere.</p>
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		<title>From 2084</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 18:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camerata Stizza</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[di John Titor Provengo dal 2084 e vi porto buone notizie dal futuro: la tecnologia è morta. Nonostante quello che la maggior parte degli sceneggiatori ha provato ad ipotizzare nei 60 anni precedenti a quello in cui vivete ora, la tecnologia non solo non prenderà il sopravvento sull&#8217;uomo, ma ripartirà da zero. E questo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>John Titor</strong></p>
<p>Provengo dal 2084 e vi porto buone notizie dal futuro: la tecnologia è morta. Nonostante quello che la maggior parte degli sceneggiatori ha provato ad ipotizzare nei 60 anni precedenti a quello in cui vivete ora, la tecnologia non solo non prenderà il sopravvento sull&#8217;uomo, ma ripartirà da zero.<br />
E questo per un banalissimo motivo: non c&#8217;è più corrente elettrica.<br />
Gli scienziati si sono sbattuti per decenni nel miniaturizzare sempre di più le apparecchiature, potenziarle, renderle sempre più necessarie al nostro fabbisogno giornaliero tanto da rendere la maggior parte degli uomini completamente inutili e &#8211; come dicono dalle mie parti &#8211; &#8220;mindless&#8221;. Si sono talmente sbattuti dall&#8217;ignorare un elemento indispensabile da cui eravamo completamente dipendenti, ossia l&#8217;energia elettrica.</p>
<p>Lentamente tutte le centrali sono scomparse, causa di black-out, attentati di protesta, guerre intestine alle nazioni ed idiozia dei tecnici. Le energie alternative non hanno mai preso piede, nonostante quello che speravano gli ambientalisti. Quindi, fatevene una ragione. Neanche il nucleare ha mai preso piede, la paura di nuove Chernobyl e l&#8217;iniquità degli Stati hanno prodotto soltanto mega-centrali inservibili mai avviate, ma neanche mai spente. Da questo lato l&#8217;Italia detiene un record di centrali costruite, non avviate e lasciate morire.</p>
<p>Durante il governo Berlusconi XXII (anche qua, fatevene una ragione) avviarono l&#8217;ultima di 54 centrali nucleari installate sul territorio &#8211; la cui costruzione venne data in appalto a curiose società del nord Italia, ma con amministratori di Palermo, Reggio Calabria e Napoli &#8211; che non hanno mai prodotto neanche 1 watt di energia.</p>
<p>Le teorie di Darwin si sono dimostrate esatte anche per l&#8217;uomo, divenuto uno degli anelli deboli del ciclo naturale e completamente inadatto a vivere in un mondo senza tecnologia. L&#8217;adattamento della specie iniziò da subito a mietere le vittime. La prima a perire fu la specie del blogger tecnologico, seguito rapidamente dagli altri blogger sino ad allora confinati dietro i loro schermi LCD. Metà di loro si suicidò, senza poter condividere il loro ultimo post nei social network. Gli altri furono colpiti da schizofrenia e psicosi maniaco depressiva tanto da non riuscire a procurarsi cibo per il proprio mantenimento.</p>
<p>Le altre specie che subirono una veloce estinzione furono i politici, giornalisti, manager di aziende HTC, consulenti per i social media e presentatori TV. Calciatori ed ex-veline furono coloro che riuscirono ad adattarsi molto più velocemente di altri alla nuova vita, grazie ad una forza intellettiva sino ad allora celata e latente. I musicisti tornarono a fare i musicisti per le piazze, così come gli attori. Gli scrittori tornarono a raccontare storie e non a vendere libri. Contadini, falegnami, operai ridiventarono improvvisamente indispensabili e fondamentali all&#8217;interno delle comunità.</p>
<p>Vi scrivo dal futuro solo per dirvi che qui si sta divinamente.</p>
<p><em>P.s. no, i viaggi nel tempo non esistono.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mettete dei fiori nei vostri manganelli.</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 16:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui si viene a sapere della morte di Joerg Haider &#8211; che viva in pace nel regno dei bianchi nei cieli &#8211; mi arriva una curiosa email con oggetto &#8220;aggiornatevi&#8221;. Firmata &#8220;Fascista&#8221;. Uno che si firma &#8220;Fascista&#8221; e dice agli altri &#8220;aggiornatevi&#8221; rende vano qualsiasi tentativo di satira ulteriore. Il Camerata ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno in cui si viene a sapere della <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/esteri/haider-morto/haider-morto/haider-morto.html">morte di Joerg Haider</a> &#8211; che viva in pace nel regno dei bianchi nei cieli &#8211; mi arriva una curiosa email con oggetto &#8220;aggiornatevi&#8221;. Firmata &#8220;Fascista&#8221;.</p>
<p>Uno che si firma &#8220;Fascista&#8221; e dice agli altri &#8220;aggiornatevi&#8221; rende vano qualsiasi tentativo di satira ulteriore. Il Camerata ci rammenta di un caso trattato nel <a href="http://www.terzoocchio.org/notizie-commentate/tremate-tremate-i-fascisti-son-tornati/2007/04/">lontano aprile 2007</a>, ossia quello del tal Alberto Castagna che si sobbarcò il grave fardello di ricostituire il Partito Fascista Repubblicano con tanto di nome a dominio e tesserina da 40 euro da pagare su postepay.</p>
<p>La buona novella è presto detta: <a href="http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?S=1&#038;C=3&#038;G=9&#038;M=4&#038;E=7088">dichiararsi fascisti non è reato</a>, perdìo! Essere fascisti, finalmente, non è più reato. Scendiamo in piazza, manganelli alla mano &#8211; senza perseguire finalità antidemocratiche &#8211; proponendo l&#8217;uso civile della violenza quale metodo di lotta politica. Torniamo a sventolare fieri la nostra visione corporativista e totalitaria dello Stato, senza però propugnare in alcun modo la soppressione delle libertà garantite ne tantomeno denigrare la democrazia. </p>
<p>Razzisti noi? Ma vi siete visti allo specchio piuttosto? Noi siamo per l&#8217;accoglienza, mai ci sogneremo di svolgere propaganda razzista. Siamo fascisti, mica bestie.</p>
<p>D&#8217;altronde non è vietata la costituzione e l&#8217;attività di movimenti che facciano propria non l&#8217;intera ideologia del disciolto partito fascista, ma soltanto alcuni punti programmatici dello stesso. E nel 2008 un camerata che si dichiara fieramente fascista vuole solo poter perseguire esclusivamente finalità democratiche, mi sembra evidente.</p>
<p>Mettete dei fiori nei vostri manganelli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ringo pipol</title>
		<link>http://www.terzoocchio.org/la-dimanche-des-crabes/ringo-pipol/2008/09/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 15:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ringo. Un biscotto che è riuscito ad instillare nella nostra cultura la forza dell&#8217;integrazione mediata da una sottile crema alla vaniglia. Il ringo non divide, ma unisce. Basta guardare quante persone rinominano le loro foto col titolo &#8220;Ringo People&#8221;, uno slogan incisivo, immediato, simbolo di appartenenza. Poi quel gesto. I due ragazzi, bambini, adulti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2008/09/ringo1g.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-683" title="ringo1g" src="http://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2008/09/ringo1g.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<p>Il ringo. Un biscotto che è riuscito ad instillare nella nostra cultura la forza dell&#8217;integrazione mediata da una sottile crema alla vaniglia. Il ringo non divide, ma unisce. Basta guardare quante persone rinominano le loro foto col titolo &#8220;Ringo People&#8221;, uno slogan incisivo, immediato, simbolo di appartenenza. Poi quel gesto. I due ragazzi, bambini, adulti, con differente colore della pelle che si danno il &#8220;5&#8243;. Si danno il 5 senza cremina in mezzo, uniscono i propri la propria epidermide in un unico afflato. E vedi che alla fine è solo una questione di epidermide. La crema non c&#8217;entra niente, neanche il cacao. Neanche la vaniglia. Batti il 5 e fai parte di un&#8217;unica cosa. </p>
<p>L&#8217;assurdità dell&#8217;uomo riesce però a scavalcare completamente quelle scale valoriali che ci siamo auto-costruiti nel nostro intimo. Per noi &#8211; soprattutto noi degli anni &#8217;80 &#8211; dire Ringo significa Ringo People, Ringo People significa integrazione, integrazione significa che bianchi e neri possono battersi il 5 senza problemi o preconcetti. </p>
<p>Ora il Ringo <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_16/furto_abdoul_kinder_ringo_308675d8-83b1-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml">si trova messo in mezzo</a> ad una tragedia tra bianchi e neri. Tra bianchi e negri. Tra bianchi e non bianchi. E a questi piace solo la vaniglia, non c&#8217;è verso. Il cioccolato non lo voglio, toglimi quel cazzo di cioccolato da davanti agli occhi. Io mangio la cremina, il biscotto alla vaniglia, ma il cioccolato mi fa schifo. Lo butto. Lo frantumo.</p>
<p>Io ho un pacchetto di Ringo in mano. Ho in mano il potere della tolleranza e dell&#8217;integrazione. Battiamoci il cinque e passa tutto.<br />
Io ho una spranga.</p>
<p>Da domani i Ringo torneranno ad essere solo alla vaniglia.<br />
Agli italiani non piace il cioccolato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Co.co.co Macht Frei</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 23:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ne stava lì seduto a parlarci, con quel suo fastidioso accento alto-atesino ed un ghigno tagliato con una lama da 2 millimetri. Eravamo lì per un colloquio di lavoro, ma sembrava più la presentazione di una batteria di pentole da portarsi a casa. Avevamo risposto ad un annuncio di lavoro part-time pubblicato sul giornale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne stava lì seduto a parlarci, con quel suo fastidioso accento alto-atesino ed un ghigno tagliato con una lama da 2 millimetri. Eravamo lì per un colloquio di lavoro, ma sembrava più la presentazione di una batteria di pentole da portarsi a casa.</p>
<p>Avevamo risposto ad un annuncio di lavoro part-time pubblicato sul giornale locale, sì insomma uno di quei lavoretti che fai per pagarti l&#8217;università e poco altro.<br />
Non era ciò che ci si aspetterebbe da un colloquio di lavoro.</p>
<p>Noi gli aspiranti ed ignari lavoratori, lui il giovane selezionatore. Nel mondo del lavoro di solito un colloquio serve per venire selezionati. Lui invece voleva convincerci, con un vago retrogusto di supplica. Dopo mezza domanda rivolta a ciascuno dei presenti iniziò la sua esposizione, partendo dall&#8217;inizio. E per inizio intendo una premessa di 25 minuti. Eravamo in 4 attorno a quel tavolo, la mia Lei ed altri due esseri esseri di varia natura che sembrava uscite rispettivamente una da un centro di disintossicazione, l&#8217;altra da una discoteca.</p>
<p>Continuava con il download della tedesca presentazione societaria senza alcun accenno a ciò che dovessimo fare nel concreto. Un tedesco che fa lunghi discorsi aleatori ha solo due intenzioni: o vuole fregarti o vuole mettertelo nel culo.<br />
Ci magnificava le caratteristiche del nostro futuro lavoro dei sogni senza lasciarci la possibilità di intervenire od interrompere, pena la perdita del &#8220;filo rosso&#8221;. Le virgolette le mette lui col gesto del coniglietto, indice e medio che simulano i virgolettati nell&#8217;aria.<br />
Coglione non è la parola più appropriata, ma ci si avvicina.</p>
<p>Il filo rosso dovrebbe simboleggiare, secondo lui, la continuità del discorso. Un passo dopo l&#8217;altro. &#8220;Step by step&#8221;, dice virgolettando.<br />
&#8220;Sì, ma il pagamento?&#8221;, domando. E intanto mi chiedo cosa c&#8217;entrino Goethe<sup><a href="http://www.terzoocchio.org/la-dimanche-des-crabes/cococo-macht-frei/2008/09/#footnote_0_666" id="identifier_0_666" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Filo rosso, il filrouge, &egrave; un espressione che deve la sua fortuna al libro &amp;#8220;Le affinit&agrave; elettive&amp;#8221; di Wolfgang Goethe. Cit. &amp;#8220;Sappiamo di una certa pratica, diffusa nella marina inglese. Tutto il sartiame della flotta reale &egrave; fabbricato in modo che vi sia sempre intrecciato un filo rosso: non si pu&ograve; tirarlo fuori, altrimenti l&amp;#8217;insieme non tiene pi&ugrave;, e serve a indicare anche per i pezzi pi&ugrave; piccoli, che appartengono alla corona.&amp;#8221; &amp;#8211; &amp;#8220;In corrispondenza con questo periodo si trovano pochi avvenimenti registrati nel diario d&amp;#8217;Ottilia, e invece molte pi&ugrave; massime e sentenze riferite alla vita o ricavate da essa. Siccome per&ograve;, per la maggior parte, non possono essere il frutto di sue personali riflessioni, &egrave; probabile che qualcuno le avesse passato uno scritto, dal quale trascriveva ci&ograve; che le tornava gradito. Certi spunti pi&ugrave; suoi, e celati, si riconosceranno dal solito filo rosso.&amp;#8221;">1</a></sup>  e l&#8217;inconscio Freudiano.<sup><a href="http://www.terzoocchio.org/la-dimanche-des-crabes/cococo-macht-frei/2008/09/#footnote_1_666" id="identifier_1_666" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Freud parl&ograve; di un filo rosso simbolo dell&amp;#8217;amore inconscio provato della signorina&nbsp;Elisabeth von R., pseudonimo di Ilona Weiss, nel suo &lsquo;Studi sull&rsquo;isteria&rsquo;. Caso talmente interessante che ne fu tratto un film diretto da Robert Crible intitolato, per l&amp;#8217;appunto, &amp;#8220;Le fil rouge&amp;#8221;">2</a></sup>. Ma poi lascio correre.</p>
<p>&#8220;Eh, sì, il pagamento. Andiamo per gradi, sai il filo rosso&#8230;&#8221;<br />
&#8220;No, non so cos&#8217;è&#8221;, dico cambiando posizione. &#8220;Quand&#8217;è che si parla di soldi?&#8221;, insisto.<br />
Mi guarda con un&#8217;aria tra lo schifato e l&#8217;imbarazzato. Per lui è un aspetto secondario, per noi no.</p>
<p>Poi ci arriva, a fatica. Fa cenno al contratto di collaborazione occasionale come fosse la cosa più scontata. Come per dire, che vi aspettavate di più? E invece era anche peggio. Un contrattino di collaborazione senza alcun fisso previsto, pagamento <em>a provvigione</em>. La provvigione proviene da un vero e proprio lavoro porta a porta, alla ricerca di sostenitori per un&#8217;associazione locale. Chi non sa cosa significhi essere pagati a provvigione crede di avere davanti l&#8217;occasione della vita. &#8220;Basta lavorare un po&#8217; di più ed è fatta&#8221;, pensano molti. Invece no.</p>
<p>Veniamo rassicurati sul fatto che non c&#8217;è nessun bene da vendere porta a porta, è un&#8217;associazione benefica d&#8217;altronde. Ci da in mano un foglio con cifre scritte a caso, sono degli esempi di guadagno. Non le cifre reali, esempi. Dall&#8217;esempio e dalle parole del mezzo-crucco si evince che il pagamento avviene con le seguenti modalità: <strong>16 € lordi</strong> per ogni RID<sup><a href="http://www.terzoocchio.org/la-dimanche-des-crabes/cococo-macht-frei/2008/09/#footnote_2_666" id="identifier_2_666" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Rapporto interbancario diretto, brevi cenni qua">3</a></sup> ed  <strong>8 € lordi </strong> per ogni conto corrente fatti stipulare. Il lavoro consiste nel tampinare persone per un minimo di 4 ore al giorno e convincerle ad associarsi. Se non si associano non becchi un euro.</p>
<p>E&#8217; importante sottolineare il &#8220;lordi&#8221;. Perchè da quei 16 ed 8 euro va detratto il <strong>20%</strong>. Il pagamento avviene ogni 2 settimane, ma ti viene accreditato solo il 75% del totale in attesa che gli associati confermino il pagamento. Per chi lavora ogni persona che apre la porta è un potenziale RID, sono soldi che camminano. Qualora dicessero &#8220;no, grazie&#8221; sono soldi persi per te. E nessuno ti rimborsa quell&#8217;ora persa a girare casa per casa della gente.</p>
<p>Per i collaboratori porta-a-porta la merce sono le vecchiette. Per i capi, la merce siamo noi. E&#8217; questo il momento in cui capiamo il motivo della finta selezione: alla piccola Srl non interessa chi lavora, l&#8217;importante è che ci sia qualcuno che lo faccia.</p>
<p>E provano anche a convincerci che il contratto di collaborazione occasionale sia la migliore opzione, perchè ti rende libero da vincoli. Co.Co.Co. Macht Frei.</p>
<p>Nuovi schiavi, ma col sorriso in bocca.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_666" class="footnote">Filo rosso, il filrouge, è un espressione che deve la sua fortuna al libro &#8220;Le affinità elettive&#8221; di Wolfgang Goethe. Cit. &#8220;Sappiamo di una certa pratica, diffusa nella marina inglese. Tutto il sartiame della flotta reale è fabbricato in modo che vi sia sempre intrecciato un filo rosso: non si può tirarlo fuori, altrimenti l&#8217;insieme non tiene più, e serve a indicare anche per i pezzi più piccoli, che appartengono alla corona.&#8221; &#8211; &#8220;In corrispondenza con questo periodo si trovano pochi avvenimenti registrati nel diario d&#8217;Ottilia, e invece molte più massime e sentenze riferite alla vita o ricavate da essa. Siccome però, per la maggior parte, non possono essere il frutto di sue personali riflessioni, è probabile che qualcuno le avesse passato uno scritto, dal quale trascriveva ciò che le tornava gradito. Certi spunti più suoi, e celati, si riconosceranno dal solito filo rosso.&#8221;</li><li id="footnote_1_666" class="footnote">Freud parlò di un filo rosso simbolo dell&#8217;amore inconscio provato della signorina Elisabeth von R., pseudonimo di Ilona Weiss, nel suo ‘Studi sull’isteria’. Caso talmente interessante che ne fu tratto un film diretto da Robert Crible intitolato, per l&#8217;appunto, &#8220;Le fil rouge&#8221;</li><li id="footnote_2_666" class="footnote">Rapporto interbancario diretto, brevi cenni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_interbancario_diretto">qua</a></li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;appuntamento</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 13:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno in cui incontrai Luca per poco non venivo investito da un'auto.
Neanche con troppa sorpresa scoprii che non era cambiato affatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno in cui incontrai Luca per poco non venivo investito da un&#8217;auto.</p>
<p>Neanche con troppa sorpresa scoprii che non era cambiato affatto.</p>
<p>Non alto, non basso.<br />
Capelli castano comune.<br />
Occhi castano comune, come scrivono sulla carta d&#8217;identità.<br />
Ascolta la musica che passano Radio Deejay e RDS per risparmiare sui cd.<br />
Non fa nessuno sport, ma guarda qualsiasi programma in qualsiasi rete televisiva che parli di calcio.<br />
Ricordo che aveva come hobby gli scacchi contro il Pc.<br />
Ah, e anche grattarsi di tanto in tanto le palle.<br />
Il suo vestiario varia esclusivamente con il passare dal freddo al caldo e viceversa, per necessità.<br />
Giubbino o giacca a vento color avana.<br />
Maglione grigio topo, con zip, di quelli caldissimi del mercato.<br />
Jeans multistagionale, chiaro.<br />
Timberland castano comune. Il tocco di classe.</p>
<p>Ed eccolo lì, mentre per poco non ci lascio le penne, a farmi “ciao” con la mano.<br />
“Ciao Andrea! Allora? Tutto a posto? E&#8230;”<br />
“Sì, ok. I convenevoli un altro giorno. A che ora è la cosa?”<br />
“Sarebbe alle 15, in Piazza Garibaldi&#8230;” fa lui, rosso in faccia e un po&#8217; spiazzato.<br />
Interruzione : non so voi, ma a me le domande di circostanza mettono in crisi.<br />
“Allora?”. Allora cosa? Quando uno fa una domanda del genere, cosa si aspetta, che gli racconti la mia vita dall&#8217;ultima volta che ci siamo incontrati, riassunta in quel lasso di tempo in cui il tuo interlocutore tace prima di parlare di sé stesso?<br />
O, per l&#8217;appunto, vuole un&#8217;ulteriore risposta di circostanza che pressappoco reciti “Io bene, tu?”, e poter così parlare di sé.<br />
“Tutto bene?” “Tutto a posto?”. Tutto bene cosa? Potrebbe mai andare veramente tutto bene? E&#8217; irreale, è inverosimile. Se così fosse sarei Dio e, per inciso, neanche esisterei.<br />
Eppure continuiamo a chiedercelo a vicenda, come se prima o poi possa andare veramente, tutto bene.</p>
<p>Il giorno in cui ricevetti la telefonata di Luca ricordo, con scientifica sicurezza, che non stavo facendo un cazzo. O finta di far qualcosa.<br />
In un primo momento restai di sasso, poi andando avanti con la giornata iniziai ad abituarmi alla cosa fino ad assorbirla completamente.<br />
Per iniziare poi a provare un senso di noia e fastidio per quell&#8217;Appuntamento.</p>
<p>“Ancora sei lì?” dico a Luca accendendomi la prima sigaretta della giornata, con la chiave già infilata nella portiera.<br />
Prima si va, prima finisce questa buffonata.<br />
Tra l&#8217;altro noto, con un certo nervosismo, che in queste occasioni la macchina che si prende è sempre la mia. Che poi è quella più sfigata: zero-optional ed intossicata di sigarette.<br />
Non che la cosa mi dispiaccia, soprattutto nel pensare Luca alla guida.<br />
Ma mi fa girare comunque i coglioni.</p>
<p>Con Luca il modo migliore per evitare quegli imbarazzanti silenzi che si creano quando non si ha un bel niente da dire, è farlo parlare di donne e di calcio. E non sta più zitto.<br />
Così puoi annuire compiaciuto per le sue conquiste amorose e per il 4-0 della Juve, e nel frattempo prenderti il lusso di pensare a tutt&#8217;altro.</p>
<p>Ad esempio penso che sono in macchina con uno che si è già laureato ed ora lavora nell&#8217;ufficio commercialistico del padre. Dal momento in cui si alza, fino al momento di tornare a dormire lui sa cosa deve fare. Lui sa cosa lo aspetta durante la giornata, senza troppe seghe mentali.<br />
Ogni giorno casa-ufficio ed ufficio-casa, che poi sono 500 metri a piedi.<br />
Ma lui prende lo scooterone.<br />
Ed il fine settimana con una birra in mano nel solito baretto.<br />
Tutto uguale, ma perlomeno lui sa già cosa lo aspetta.<br />
<span id="more-653"></span><br />
E quindi penso a me.<br />
Penso che do del coglione a lui, ma a me mancano ancora 4 o 5 esami per mandare affanculo quella facoltà. Penso che ancora vivo dentro casa dei miei, senza il becco di un quattrino. Penso che, però, sto lavorando per uno studio di grafica editoriale.<br />
E così posso sentirmi in pari con la coscienza.</p>
<p>Penso che dovrei trovarmelo anche io un lavoro in ufficio e smetterla di pensare a cosa farò da grande. Con un pacco di scartoffie che sono storie di altre persone, aspetto il momento di avere l&#8217;idea che possa rendermi ricco e felice allo stesso momento.</p>
<p>Penso che ho ancora il demo del gruppo in cui suonavo e cantavo, con la speranza di sfondare nella musica. Poi tutti ti abbandonano, chi per un motivo chi per un altro, e tu rimani lì, come un cretino, a riascoltare per ore gli stessi pezzi ed immaginare di cantarli da sopra un palco.<br />
Dopo c&#8217;è la fase in cui è tutta colpa dell&#8217;industria musicale, che come tale è vessata da interessi commerciali e perciò fa passare sempre le solite facce, i raccomandati e blablabla&#8230;</p>
<p>Penso ai quattordici anni (14) quando senti già che il Piccolo Regno ti sta stretto, che la gente con cui esci non la sopporti, eppure la sopporti lo stesso. Che a casa fai di tutto per rendere contenti gli altri tralasciando te stesso. Perché in fondo c’è tutta una vita davanti per pensare a sé stessi.<br />
Poi, puntualmente, non succede.<br />
Gli amici sono tali solo se sei in linea con il gruppo ed il Piccolo Regno rimane quello sputo di terra da cui non si scappa.<br />
Così ti spieghi il perché del non capire quasi niente del mondo che ti vive attorno.</p>
<p>Penso al mio ideale, che è proprio come le mie tasche in questo momento.<br />
Scribacchio per il puro piacere di farlo, e quindi per masochismo, su una decina di siti, webzine, piccoli giornali locali pieni di pubblicità di norcinerie, su giornali un po&#8217; più grandi che invece sono pieni di pubblicità a questo o a quel partito, a questo o a quel candidato.<br />
Il frutto di tutto questo arrovellamento linguistico finisce solitamente in sigarette ed alcol.<br />
Che poi è sempre poco.</p>
<p>Arrivato alla traccia 8 di Lateralus dei Tool Luca sta ancora blaterando qualcosa su una ragazza con cui ha fatto sesso a tre in un motel. Ed io annuisco.<br />
Su come sia riuscito a passare tra le braccia di tre o quattro donne nel giro di una serata in discoteca. Ed io annuisco.<br />
Di come sia diventato il calcio attuale, incentrato sugli interessi economici e che se non la smettono non li rinnova mica gli abbonamenti allo stadio, al digitale terrestre e ai canali satellitari. Ed io annuisco.<br />
Poi si ferma per chiedere di poter cambiare musica in macchina, che quella per lui è troppo “rumorosa”. Ed io mi incazzo.<br />
Non è sceso dalla macchina solo perché in quel tratto di superstrada non v&#8217;erano aree di sosta.</p>
<p>E poi c&#8217;è Francesco ad aspettarci.</p>
<p>Francesco Maria, per la precisione, è un altro di quelli che nella vita non scegli, ti capitano.<br />
Come una martellata su un dito o una pallonata nei coglioni.<br />
L&#8217;ho conosciuto al primo anno di università, corso di Antropologia. Nelle narrative romanzesche, quelle in terza persona, lo avrebbero apostrofato con una lunga serie di aggettivi ed avverbi.<br />
Per colorare con pastelli accesi la sua personalità stravagante.<br />
Per dipingere di chiaroscuri la sua eccentricità.<br />
Per intarsiare il suo parlare morbido sul legno ambrato.<br />
Invece è gay.</p>
<p>Durante il primo semestre scoprii che gli piaceva definirsi con tutti “finocchio”.<br />
Se gli davano del frocio s&#8217;incazzava di brutto, ma finocchio no.<br />
Mi è capitato di sentirlo in mensa, in segreteria, con gli amici.<br />
Che autoironia, pensavo.<br />
L&#8217;ho anche difeso, qualche volta, usando gli argomenti del politically-correct.<br />
Gay ed omosessuale sono i termini corretti, tutti gli altri sono offensivi.</p>
<p>Poi ho scoperto che Finocchio è il suo cognome.<br />
Francesco Maria Finocchio. Non aggiungo altro.</p>
<p>Finocchio si distingue per la compostezza e la serietà.<br />
Non è di quei gay che per pura invidia del sesso femminile fanno di tutto per avvicinarvisi il più possibile, facendone il verso, caricandolo di moine, di parlate striscianti e sguardi languidi.<br />
Con lui si può parlare di omosessualità senza sentirsi in difetto. Senza stare attenti ad ogni parola fuori posto, con il rischio di passare per intolleranti o addirittura razzisti.<br />
Come io non vado in giro dicendo di essere eterosessuale, lui fa lo stesso.<br />
Come Luca, che non va mica in giro a dire di aver fatto sesso con una pecora.</p>
<p>Propone di fermarsi in un locale a bere qualcosa, prima di ripartire per il lungo viaggio.<br />
Paga lui e non posso che accettare.</p>
<p>Mi si para davanti un tizio, di cui ignoro l&#8217;identità, che millanta di conoscermi.<br />
Faccio finta di ricordare o forse qualcosa riaffiora veramente, ma lo sopprimo.<br />
Inizia a parlarmi di non so quale avventura universitaria assieme.<br />
E io annuisco, con una smorfia in bocca.<br />
Deve anche aver fatto una qualche battuta, a sua detta, perché inizia a sganasciarsi.<br />
A me vien da ridere soltanto del suo sguardo dietro le tre lenti degli occhiali.<br />
Una delle due è spaccata a metà, uno squarcio netto come il colpo di una falce da fieno.<br />
Rido e taccio.<br />
Non sono certo io a doverglielo far notare.<br />
Anche fosse per il solo gusto di continuare a ridere.<br />
Ed invece rovina tutto :”ma cazzo, non mi dici neanche che giro con gli occhiali rotti?”<br />
No che non te lo dico, dovrei rovinarmi il divertimento?<br />
E poi penso tu te ne sia già accorto da te.<br />
“Sono 2 giorni che giro con &#8216;sti occhiali spaccati, porca&#8230;”<br />
“Bel coglione” mi scappa. Anche se quella era l&#8217;opzione 2.<br />
L&#8217;opzione 1 era : finta comprensione mista ad ipocrisia.<br />
Mi accendo la seconda sigaretta.</p>
<p>Strano come le persone cerchino continuamente conferme nelle proprie insicurezze.<br />
Vogliono frammenti di verità sbattuti in faccia per potersi sentire orgogliosi nel rispondere alla banalità della vita di tutti i giorni.<br />
La verità-vera li spiazza, li rende vulnerabili.<br />
Se hai gli occhiali rotti, lo sai già da te. Non ti servono conferme.<br />
Tu ce li hai rotti da 2 giorni.</p>
<p>E&#8217; la verità che spiazza, alle bugie siamo abituati.</p>
<p>All&#8217;Appuntamento mancano 15 minuti e noi siamo in mezzo ad una strada, lanciando segnali di fumo con il radiatore.<br />
Qui viene subito da pensare alla solita gag dei tre amici cui si ferma la macchina per strada, aprono il cofano dal quale esce fumo bianco, si rimboccano le maniche e dopo pochi minuti hanno grasso di motore ovunque.<br />
Beh, non fatevi illusioni.<br />
E&#8217; andata proprio così.</p>
<p>Non sapendo minimamente dove mettere le mani, confido nella pratica meccanica di Finocchio che in gioventù ha lavorato all&#8217;interno di un&#8217;officina.</p>
<p>Sdraiandomi sul sedile posteriore della mia Punto verde bottiglia ora non faccio che pensare all&#8217;Appuntamento, una di quelle cose da cui non puoi esimerti.<br />
E&#8217; troppo importante, i ricordi sono troppo importanti.<br />
Eppure lasciano sempre qualcosa di incompiuto.<br />
I ricordi in realtà sono uno di quei processi psichici, che molti imputano ad una qualche divinità superiore e che servono esclusivamente a far soffrire.<br />
I brutti ricordi vorremmo tutti cancellarli e soppiantarli con qualcos&#8217;altro.<br />
Tutte le situazioni in cui hai commesso un errore, una scelta sbagliata. Ricordarle serve solo a far riemergere il rimpianto di avere o non aver fatto.<br />
I bei ricordi si vorrebbero cancellare perché irripetibili.<br />
Ripeterseli in testa all&#8217;infinito riesce soltanto a darti l&#8217;idea di impotenza e di quanto essi stessi, prima o poi verranno offuscati da altri.<br />
Come il ricordo di un programma televisivo o di una pubblicità di patatine che prendono il posto di una giornata al lago. Con un libro, delle sigarette ed aria. Non smog.</p>
<p>I ricordi dilaniano.<br />
Addormentarsi in macchina invece rende nervosi.</p>
<p>La Punto riparte.<br />
E dal finestrino vola via il cliché del ragazzo omosessuale incapace con gli attrezzi.</p>
<p>Luca sembra essersi tagliato con qualcosa.<br />
Non avendo in macchina del succo di pomodoro credo che quello sia sangue.<br />
I lamenti supportano la tesi.<br />
La camicia di Luca è chiazzata di rosso e Francesco Maria lo sta curando, chiedendomi aiuto.<br />
“Il taglio non sembra profondo, ma quella camicia fa veramente schifo”, poi salgo davanti.<br />
Mi accendo la terza sigaretta.</p>
<p>Durante il tratto che ci manca Francesco Maria inizia a parlare con Luca del suo amore idilliaco.<br />
Ha trovato la persona giusta, con gli interessi giusti e frequenta le persone giuste.<br />
L&#8217;ha incontrato in un Pub per single un mese prima.<br />
Quello gli ha raccontato di essere un avvocato e di aver trovato in lui l&#8217;amore mai incontrato, quello che ti fugge via come un pugno di sabbia o come un rasoio sulle vene.</p>
<p>Ma Finocchio non ha mai visto il suo studio e non è mai stato a casa sua.<br />
Non si sono passati l&#8217;un l&#8217;altro i rispettivi spazzolini.<br />
Non si sono neanche mai scambiati di mutande.<br />
Perché non è pronto.<br />
E mi accendo la quarta sigaretta.</p>
<p>Neanche Annalisa si sentiva pronta.<br />
Ha preso la mia anima e l&#8217;ha spappolata come la testa di un bue, lasciandone la carcassa.<br />
Ne ho sentito l&#8217;odore anche a distanza di mesi, l&#8217;ho perfino cercata qualche volta.<br />
Ho vagato per giorni.<br />
Passare dall&#8217;abitudine alla solitudine ti annulla.<br />
Ho provato a ritrovarla in qualche ricordo sparso, ma quando sei abituato ad avere una persona accanto non pensi mai a mettere qualcosa in un cassetto.<br />
Un feticcio.<br />
Un ricordo.<br />
Non ti viene naturale pensare di dover ricordare una persona, quando ce l&#8217;hai.<br />
E&#8217; lì, perché ricordarla.</p>
<p>Quando poi non c&#8217;è provi ad aggrapparti alla tela intricata che hai in testa.<br />
Ma neanche quella ti aiuta.<br />
Quando sei abituato ad avere accanto una persona, pensi ad altro.</p>
<p>Quel che mi rimane ora è solo la sua assenza.<br />
La solitudine cammina su di un filo che separa, tenendoli assieme, l&#8217;atteggiamento da una forma di aspirazione divina.<br />
Giocare a fare Dio per sentirsi artefici delle proprie insicurezze e magari cavalcare la morte.</p>
<p>Arriviamo in Piazza Garibaldi ed inizio a distendermi.<br />
Il vigile ci informa che avremmo dovuto parcheggiare qualche centinaio di metri prima, lì è tutto chiuso.</p>
<p>Il centinaio di metri sono in realtà 2 chilometri.<br />
Ed io mi accendo la quinta sigaretta, pensando ancora una volta alla promessa di smettere, fatta qualche decina di pacchetti fa.</p>
<p>Passiamo per vicoli e stradine in cui gli unici rumori che si sentono sono i nostri passi e le televisioni a tutto volume di qualche anziana.<br />
Riesco a distinguere programmi di cucina e di opinione. Insalata di arance con uvetta sultanina mista a consigli su come parlare con i figli. Consigli su come affrontare l&#8217;anoressia, la malattia del nostro secolo.<br />
Mamme e figli davanti allo schermo a farsi spiegare come si fa la mamma e come si fa il figlio.<br />
Modelle con taglia 36 spiegano perché è sbagliata l&#8217;anoressia, dall&#8217;alto del loro calendario di fine anno.<br />
Ascoltiamo telegiornali condotti dai politici e ci auto-convinciamo che sia informazione.<br />
Tubocatodico-dipendenti.<br />
Cervello-addormentati.<br />
Imbonitore-schiavizzati.</p>
<p>All&#8217;Appuntamento mi sarei aspettato ressa, lacrime e manipoli di gente con fiori e striscioni.<br />
Saranno state 20 persone. </p>
<p>“Siamo arrivati, che emozione..” confida Luca.<br />
Annuisco per abitudine e penso che in posti del genere dovrebbero metterci un cesso.</p>
<p>Dall&#8217;altare piovono già anatemi e fiotti d&#8217;incenso, mentre tutt&#8217;intorno il silenzio è palpabile quasi quanto l&#8217;indifferenza degli astanti.</p>
<p>L&#8217;uomo grasso e canuto appena disceso dall&#8217;altare, controlla l&#8217;ora mormorando qualche parola incomprensibile. E questa è solo una delle fortune.<br />
L&#8217;altra è che possiamo sederci dove vogliamo.<br />
Io punto l&#8217;angolo più vicino alla porta.<br />
Luca il più vicino all&#8217;altare.<br />
Francesco Maria, attacca a piangere in mezzo alla navata centrale.<br />
Gli porgo un fazzoletto di stoffa da ben 20 euro e so già che non lo rivedrò più.</p>
<p>Raggiungiamo Luca che è già in ginocchio girandosi tra le dita un rosario, improvvisamente comparso dal nulla.<br />
Io mi siedo, pensando che una sala fumatori non sarebbe una cattiva idea.</p>
<p>Francesco Maria e Luca continuano la sceneggiata ed inizia il momento del Ricordo, quello con la R maiuscola.<br />
Là davanti l&#8217;uomo grasso inizia a ripercorrere i versetti di testi sacri con l&#8217;aggiunta di uno “Stefano” di tanto in tanto, ma senza esagerare.<br />
Pur non avvezzo a cose di questo genere, credo di aver sentito le stesse menate altre 4 o 5 volte.<br />
Che poi corrispondono a tutti i miei nonni più uno zio.<br />
Stesse parole, non cambia neanche la punteggiatura.<br />
Cambiano l&#8217;uomo grasso ed il nome “Stefano”, o “Giovanni” o “Giuseppe” con cui viene condito il tutto. Per poi servirlo caldo, con una spruzzata di aromi naturali al gusto d&#8217;incenso.</p>
<p>Non cambia neanche il chiacchiericcio che proviene dai banchi.<br />
Vecchie signore vestite di nero, o blu scuro per gli eventi più mondani, che parlano di uncinetto, dei disgraziati figli altrui o dei peccati commessi dal protagonista dell&#8217;Appuntamento.<br />
Loro parlano mentre qui c&#8217;è gente che soffre.<br />
Luca e Francesco Maria si scambiano il fazzoletto, il mio, singhiozzando.<br />
Raccontandosi aneddoti. Raccontandosi di com&#8217;era bello, di come si stava bene, delle risate.<br />
Che bei momenti.<br />
Io penso a come ci sia veramente bisogno di una sala fumatori in questo posto.</p>
<p>I ricordi dilaniano.<br />
La fitta tela nella nostra testa se non riesce ad ucciderti, ti incastra nel tuo stesso passato.<br />
E vivere nel passato è come guardare uno di quei filmini 8mm, col tempo annoia e sbiadisce.<br />
Vivere nel passato serve a farti dimenticare di quanto difficile sia il presente.<br />
Per non parlare del futuro.</p>
<p>Mentre Luca e Francesco Maria sono presi dalla commemorazione e le vecchiette da tutt&#8217;altro, io ascolto l&#8217;uomo grasso.<br />
Parla di come siamo tutti peccatori, di quanto siamo piccoli davanti alla maestosa potenza divina.<br />
Di come dovremmo ogni giorno ringraziare il creatore. Che non avremo scampo.<br />
Le vecchine parlottano, Luca e Finocchio ridono.<br />
Siamo destinati alla sofferenza perché è Dio a volerlo.<br />
Destinati a soffrire perché abbiamo peccato anche senza volerlo.<br />
Le vecchine ridono, Luca e Finocchio si scambiano i numeri di cellulare.<br />
Pregate e chiedete ogni giorno perdono.<br />
Pregate e chiedete ogni giorno clemenza.<br />
Pregate o verrete abbandonati all&#8217;Inferno.<br />
Luca e Finocchio mandano un sms, le vecchine parlano di cos&#8217;è successo l&#8217;altro giorno in centro.<br />
Io ne ho abbastanza ed esco a fumare, sentendomi un peccatore.</p>
<p>Rientro, pensando di nuovo all&#8217;assenza di un cesso.<br />
Quando qualcuno o qualcosa mancano, non fai altro che pensare alla loro assenza.</p>
<p>E penso anche all&#8217;assenza del resto della classe.<br />
Di per sé non mi stupisce.<br />
Anche se Luca riesce ad arrivare ad un livello di rottura di coglioni che fa desistere anche il più inamovibile. Il che non è il mio caso, beninteso.<br />
Strano quindi non li abbia avvertiti in massa.</p>
<p>Mi siedo di nuovo.<br />
Finocchio e Luca inviano ancora sms, ridendo, mentre le vecchine parlano di un giovane settantottenne. L&#8217;uomo grasso sta ora bevendo vino dal calice, in espiazione.</p>
<p>Finocchio e Luca guardano fissi l&#8217;altare, le vecchine parlano ancora del settantottenne.<br />
Io mi chiedo se Dio scelga personalmente i portavoce della sua parola.</p>
<p>Finocchio e Luca mi chiedono che ore siano. Faccio cenno che l&#8217;unico a sapere l&#8217;ora qua dentro è l&#8217;uomo grasso, a quanto pare. Le vecchine vanno a ritroso nella vita del settantottenne. L&#8217;uomo grasso controlla l&#8217;ora, ma la tiene per sé.<br />
Io inizio a pensare che se Cristo tornasse sulla Terra, e se ne guarderebbe bene visto come l&#8217;hanno trattato l&#8217;ultima volta, prenderebbe a calci nei coglioni qualcuno dei suoi portavoce.</p>
<p>Luca e Finocchio si tengono per mano, le vecchine sputtanano il settantottenne.<br />
L&#8217;uomo grasso inizia le fasi conclusive del monologo.</p>
<p>Poi un dubbio.<br />
Distolgo Luca dalle effusioni e gli chiedo dove abbia visto l&#8217;annuncio dell&#8217;Appuntamento.<br />
“Sui necrologi”</p>
<p>Chiedo a Luca se sotto il nome nell&#8217;annuncio abbia guardato l&#8217;età del defunto.<br />
Sguardo intelligente. La messa finisce. Le vecchine se ne vanno.<br />
“No”</p>
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		<title>Blogger sodali</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 13:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SKA</dc:creator>
				<category><![CDATA[La dimanche des crabes]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è questo luogo comune per cui con internet potremo raggiungere la salvezza delle anime, la rete non è controllata ed è incontrollabile. L&#8217;unico mezzo e punto di aggregazione in cui ci si può sentire veramente liberi. La conoscenza rende liberi, la conoscenza è su internet, internet rende liberi. Minchiate. Internet, la rete e tutto ciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è questo luogo comune per cui con internet potremo raggiungere la salvezza delle anime, la rete non è controllata ed è incontrollabile. L&#8217;unico mezzo e punto di aggregazione in cui ci si può sentire veramente liberi. La conoscenza rende liberi, la conoscenza è su internet, internet rende liberi. Minchiate.</p>
<p>Internet, la rete e tutto ciò che ci ritroviamo dentro sono soltanto dei veicoli su cui vengono trasportate informazioni di vario tipo. E&#8217; l&#8217;accesso immediato a far la differenza, non il contenuto. La conoscenza utopistica di cui si blatera tanto la si può trovare ugualmente facendo uno sforzo in più su di una enciclopedia, un vocabolario, un&#8217;emeroteca, una videoteca ed &#8211; abominio &#8211; perfino in una biblioteca o libreria.</p>
<p>Su internet si condivide e ci si aggrega. Spesso si aggregano persone che già si conoscono nella vita offline (non chiamatela vita reale!) e che vanno a costituire piccole lobby a sè stanti pronte a difendersi vicendevolmente e fare guscio quando qualche fattore esterno ne mina l&#8217;unità, reputazione o l&#8217;elitarismo auto-proclamatosi. Condividiamo continuamente, facciamo i blogghi scrivendo terabyte di futilità e banalità aka monnezza e con questo però ci consideriamo sempre un filino sopra a chi non lo fa.</p>
<p>La dotazione morale di cui va più fiero l&#8217;homo-blogus è la solidarietà però. Il blogger solidale è sempre pronto a postare la propria non-indifferenza dinanzi i mali che affliggono la vita offline e sovente anche online.</p>
<p>Giri di vite e di post al fulmicotone, saltano fuori bannerini per qualsiasi cosa, articolini di protesta, invettive contro questo e quello. I sodali (ho detto sodali) blogger si uniscono in campagne sempre all&#8217;ordine del giorno, se l&#8217;argomento non tira e non crea accessi/link non è importante. It&#8217;s the biz. Nel giro di poche ore scatta la gara a chi la spara più grossa, chi è stato il blogger più solidale della giornata? Una fiera dell&#8217;autocelebrazione condita spesso di una buona dose di retorica e scarsa capacità critica. Lo faccio perchè lo fa anche quell&#8217;altro, mi associo allo sdegno, devo dimostrare che il mio impegno civile e sociale è vero e durato. Non scrivo mica fuffa, io.</p>
<p>Il blogger solidale oltre ai vasti pregi morali di cui può fregiarsi col suo avatar, ha anche qualche difetto. Soffre ad esempio di una rara forma di amnesia che colpisce la memoria a breve termine, causando il quasi completo oscuramento dei motivi che l&#8217;hanno spinto a sposare una causa così importante. D&#8217;altronde, se c&#8217;è da salvare il mondo non ci si può di certo ricordare di tutto quanto. E&#8217; umano, anzi è blogger.</p>
<p>Quando le difficoltà però diventano palpabili, vicine come non mai e che potrebbero portare di riflesso i disagi di cui sopra non si chiama più amnesia da blogger. Lì si chiama indifferenza, talvolta attenuata dalla paura, ma pur sempre indifferenza. I sodali peccatori diventano soli, i sodali con una reputazione da difendere fuggono in massa. E l&#8217;indifferenza si sa, non è una caratteristica dei soli blogger. L&#8217;indifferenza è umana.</p>
<p>E&#8217; per questo che su internet non c&#8217;è alcuna differenza con la vita fuori dallo schermo, perchè alla fine le persone sono sempre le stesse.</p>
<p><strong>Additional and free information:</strong><br />
<cite title="Cit. Inglese : Zelig, Woody Allen">On his deathbed, Morris Zelig tells his son that life is a meaningless nightmare of suffering&#8230;<br />
and the only advice he gives him is to save string.</cite></p>
<p><cite title="Cit, in Italiano : Zelig, di Woody Allen">Sul letto di morte, Morris Zelig dice al figlio che la vita è un incubo di dolore senza nessun senso, e l&#8217;unico consiglio che gli lascia è: <strong>conservare bottiglie vuote</strong>.</cite></p>
<p>(Da Zelig, di Woody Allen)</p>
<p>&#8220;Il messaggio è: conservare bottiglie vuote&#8221; (Zero, Bluvertigo).<br />
Per chi non conoscesse la citazione, ora la conosce.</p>
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